Il Bivio. It’s the italian way!

Al di là della retorica, del populismo, della demagogia e dei falsi dogmi, e forse anche al di là della paura, è evidente – o forse non lo è abbastanza – come oggi ci si trovi di fronte ad un bivio; un bivio della storia, di quelli senza cartello che indichino la destinazione, ma che ci mette di fronte a due scelte, anzi tre: imboccare la prima strada, imboccare la seconda o stare fermi e non fare nulla.

Il bivio è dato dalla Crisi Finanziaria Internazionale (CFI, così sembra meno formale). Le strade che possiamo intraprendere sono due: onorare il nostro debito pubblico, oppure decidere di non avallare le scelte sbagliate del passato, che di quel debito sono la causa, e non pagare.

Se la scelta fosse così semplice, ci sarebbero pochi dubbi. Ma i dubbi ci sono, anche in chi vi scrive. Perchè la prima deviazione scelta condizionerà le prossime: ci metterà di fronte ad una nuova serie di bivi, di scelte, oppure porterà a strada impervie, o più lunghe. E mai si potrà avere la prova che la scelta fatta sia stata effettivamente la migliore possibile.

Scegliere di non onorare anche solo una parte del debito pubblico (magari quella in mano alle banche, che della CFI sono la causa primaria: nessuno le ha obbligate a riempirsi i portafogli di crediti divenuti poi inesigibili) porterebbe ad una serie di conseguenze automatiche o quasi: fallimenti, uscita dall’Euro, contagio della crisi ad altre economie, le quali a loro volta potrebbero decidere di non onorare parte del loro debito, amplificando così la reazione a catena che per il momento ci ha portato qui.

Ma potrebbe essere anche  un’opportunità: una forma di redistribuzione che nemmeno Marx sarebbe riuscito a concepire. Togliere dal mercato istituzioni pubbliche e private inefficienti e parassitarie. Uscire dall’euro e rientrarci quando avremo sanato i bilanci, risolto i problemi e ritrovato credibilità, anziché continuare a restare in un’Unione Europea debole perchè zavorrata da Paesi come il nostro, e quindi di fatto inadatta ad affrontare le sfide competitive di domani.

Decidere quale sia la scelta migliore da fare oggi, comunque,  è un calcolo difficile, se non impossibile.

Per questo si sente il bisogno di una guida forte, che veda al di là del proprio naso, e sappia condurre fuori dalle sabbie mobili questo Paese. Non è tempo di calcoli, di tatticismi, di conti della serva. Serve una visione politica, nuova.

Ecco perchè gli italiani, che di fronte al quel bivio ci stanno da moltissimi anni, hanno votato in massa un sognatore, un utopista. Non perchè hanno voglia di sognare, come sostiene qualcuno, o di farsi prendere in giro, come sostengono altri. Ma perchè hanno capito che per guidare il Paese occorre una figura così. Se poi si rivela inadeguata, falsa, poco o nulla ispirata, la colpa non è loro.

Di fatto questo Paese ha scelto la terza strada: non fare assolutamente nulla. Non cambiare un sistema pubblico inefficiente per convertirsi al privato regolamentato. Non cambiare logiche di amministrazione della cosa pubblica che privilegiano le clientele in luogo dei meriti e dei legittimi diritti. Non investire sulle infrastrutture, rispetto alle realizzazione delle quali una larga parte del Paese è fortemente in ritardo. Non fare nulla, nulla di nulla. Che alla prima occasione, qualcosa ci si inventerà. It’ the italian way.

Annunci

La tua opinione mi interessa:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...