I had a dream

Lo ammetto, ho sognato. Non si dovrebbe, ma l’ho fatto.

Ho sognato ad occhi aperti, uno di quei sogni in cui l’impossibile diventa possibile, la realtà aumenta come se la guardassi attraverso dei Google Glass.

Il mio sogno era questo: in un modo o nell’altro, di riffa o di raffa, si sarebbe messo su un bel governo PD-M5S. Nulla di straordinario, per carità. Pochi punti da realizzare subito, giusto per raddrizzare appena appena la rotta di questa goffa nave Italia che punta dritta verso gli scogli mentre, insolente e incauta, si inchina all’Europa mostrando ai suoi passeggeri solo il lato frivolo di una inutile e improduttiva crociera senza meta.

Che si sarebbe poi tornati presto alle urne, tra un anno o poco più, soddisfatti del lavoro svolto insieme, godendosi i risultati realizzati, brindando alla nascita della terza Repubblica, ma ciascuno proponendo il proprio, diverso, modello di sviluppo e sottoponendolo al vaglio degli italiani.

Ma così non sarà. I risultati elettorali, figli di una legge pensata apposta per lasciare brandelli di potere anche a chi, a destra, avesse sciaguratamente perso le elezioni, e che nessuna forza politica ha mai potuto o voluto cambiare davvero, consegnano una realtà che sveglia a suon di schiaffi gli italiani dai loro sonni e dai loro sogni.

Il M5S, impreparato e inadatto nella sua forma attuale ad assumere alcun incarico di Governo, chiede infatti l’unica cosa che sa di non poter ottenere: un Governo monocolore grillino. Indicando generici e, tutto sommato, condivisibili punti programmatici; ma senza promuovere un nome, senza spiegare quale forza politica appoggerebbe il progetto. Quindi il nulla.

Dall’altra parte, tralasciando chi a destra scalcia per rientrare dalla porta di servizio dopo essere volato dalla finestra ma miracolosamente atterrato senza fracassarsi le ossa, il PD propone un governo Bersani che per nascere dovrà necessariamente avere il placet di altre forze, che glielo negheranno. Così, la correzione di rotta necessaria per riassestare la nave Italia, dovrebbe tramutarsi in una navigazione a vista, in base alla quale di volta in volta individuare ed evitare gli scogli più pericolosi. Ma la crociera non scorre tranquilla: il mare è a forza sette e i venti soffiano impetuosi lì fuori.

A questo punto non rimane che una soluzione: tornare alle urne il prima possibile. Chiedendo agli italiani un voto di coscienza, dopo aver mostrato al Paese l’inaffidabilità del Movimento che voleva piratescamente assaltare la nave per prenderne il comando, e che invece si sistemò comodamente in plancia pretendendo di indicare la rotta che altri, però, avrebbero dovuto tenere.

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