Il canto del Grillo

grillusconi
Precedenti penali. Disprezzo dell’avversario. Assenza di senso dello Stato. Partito-padrone. Assenza di democrazia interna. Dire una cosa, poi smentirla. Attaccare i giornalisti che riportano frasi estrapolate dal contesto. Programma politico fumoso o inesistente. Vittimismo. Manie di onnipotenza. Accuse di complotti per far fuori l’avversario politico.

Grillo si sta impegnando davvero tanto per somigliare nei fatti a quello che, a parole, dice di disprezzare e combattere: Silvio Berlusconi.

Conoscendo l’intelligenza di Grillo e Casaleggio, pensare che tutto sia frutto del caso, o dell’irresponsabilità, o dell’inesperienza, o anche soltanto della paura di perdere quello che in pochi anni sono riusciti a costruire, è riduttivo, e probabilmente non risponde al vero.

La premiata ditta Casaleggio&Grillo, negando la fiducia ad un governo Bersani, andando contro il mandato dei loro stessi elettori, che li hanno incaricati del Cambiamento fornendo loro anche i numeri per attuarlo (sebbene in simbiosi con altre forze politiche e soggetti quindi all’inevitabile fardello del compromesso), non stanno lasciando: raddoppiano.

Sul tavolo ci sono dieci milioni di voti potenziali. Quelli di Silvio Berlusconi. Un leader stanco e in caduta libera, circondato da inaffidabili ed impresentabili compagni di merende, che lascierà, più presto che tardi, un vuoto nella rappresentanza politica di questo Paese.

Pensare che i voti dello zoccolo duro del PDL passeranno anche solo in parte al centrosinistra è pura utopia: non è accaduto nemmeno di fronte all’insuccesso conclamato dell’ultimo governo della Destra, le figuracce internazionali, la crisi prima negata e poi snobbata; l’esperimento Monti di resuscitare la Democrazia Cristiana è esploso prima di nascere; e all’orizzonte non si vedono eredi di pari carisma.

Ecco quindi che un governo di cambiamento con il PD sarebbe d’ostacolo al disegno politico di raccogliere l’eredità berlusconiana. Certo, così facendo, qualche consenso per strada si perderebbe. Ma a Grillo non interessa governare adesso. Non dividendo la casa con quel volpone di Bersani. Non con questa truppa di parlamentari, armati forse di buona volontà ma privi di esperienza e di pelo sullo stomaco.

Grillo può aspettare ancora una, due legislature. Nel frattempo poteva fare la sua beata opposizione, pulpito privilegiato dal quale distribuire i suoi improperi.

Se gli italiani non gli avessero fatto lo scherzo di consegnargli più responsabilità di quelle necessarie, il disegno sarebbe filato via liscio. Ora l’intoppo si chiama credibilità. Ma a questa gli elettori di centrodestra non hanno mai dato troppa importanza.

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2 pensieri su “Il canto del Grillo

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