Ricostruire dalle macerie

La parte più esaltante della Storia Repubblicana il nostro Paese l’ha vissuta dopo l’esperienza della dittatura e della Guerra. Con pochi mezzi si è ricostruito un Paese ridotto alla fame e letteralmente in macerie. Si sono gettate le basi per l’avvio di un percorso di partecipazione democratica e di unità nazionale, entrambi obiettivi tutt’altro che scontati, guardando al temperamento degli italiani e alla lunga storia della Nazione, segnata da divisioni e protezionismi. Percorso che, tra alti e bassi, è passato indenne nonostante i pesanti attacchi subiti nel corso del tempo da parte di forze populiste, demagogiche, o addirittura terroristiche o mafiose, che miravano a smembrare il tessuto connettivo dello Stato per insediare una forma diversa, e pseudodittatoriale, di controllo e di governo.

Penso che gli attacchi subiti, specie negli ultimi venti anni, abbiano ridotto il nostro Paese in macerie, come avessimo vissuto il bombardamento di una silenziosa Grande Guerra. E’ vero, le strade delle nostre città ostentano ancora edifici eleganti, cavalchiamo auto opulente e sovradimensionate, esibiamo orpelli tecnologici di ultima generazione. Ma le macerie non sono nelle strade. Non sono visibili ad occhio nudo. Le macerie sono nei nostri cuori, nei nostri pensieri, e nelle nostre certezze.

Siamo allo sbando, senza un obiettivo guida che non sia dettato dalle logiche del mercato commerciale e dalla pubblicità.

Non abbiamo fame, ma siamo voraci di consumo, sempre, comunque, a tutti i costi.

Siamo divisi su tutto, capaci solo di insultarci reciprocamente senza capire che al di là del fumo rabbioso, in fondo vogliamo tutti le stesse cose, le stesse Riforme, le stesse tutele.

Abbiamo perso la nostra vera forza. Una qualità ridicolizzata da un potere ottuso e machista come fosse un’inammissibile ammissione di debolezza: la solidarietà tra le persone. Il potere ci vuole divisi, perchè divisi ci controlla meglio, e con meno fatica.

Quando hai paura, quando vedi diminuire giorno dopo giorno quel che è tuo, i tuoi diritti, i tuoi averi, diventi senza quasi rendertene conto, cattivo e insensibile. Ti ritrovi a urlare, e l’urlo del singolo diventa un’urlo di massa. Si diventa sospettosi e guardinghi. Non si apre più la porta nemmeno al postino. Si cerca il Colpevole, e i suoi collusi, che ci hanno tolto tanto, per fermarli prima che ci tolgano tutto.

Forse il senso di difesa, di protezione di sè stessi e di tutela della propria famiglia è un riflesso dell’istinto di sopravvivenza. Non saprei; ma è una furia cieca che non ci permette di capire che insieme, tutti insieme, e solo insieme, il nord con il sud, l’imprenditore e l’operaio, il politico e il disoccupato, gli uomini con le donne, possiamo di nuovo ricostruire il nostro Paese, e il nostro futuro, dalle macerie che abbiamo nell’anima e camminare insieme, ciascuno per la sua strada, verso il nostro comune futuro.

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