Il Vito nella piaga

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C’è un personaggio che, più e meglio di qualunque altro, dà la dimensione di quello che è il Movimento 5 Stelle – questo sconosciuto – oggi.

E’ Vito Crimi, la faccia rassicurante del Movimento, il più vicino (finora) a quello che siamo abituati ad immaginare quando pensiamo ad un politico. Un panciuto e brizzolato ragazzone, che pare addirittura pensare prima di parlare, che sembra avere rispetto per le Istituzioni e consapevolezza del proprio ruolo, che pesa le parole, già edotto circa il fatto che ogni frase, ogni inflessione della voce, ogni aggettivo verrà analizzato, sezionato ed eventualmente usato contro di lui.

Guardo con simpatia a questo Movimento; io stesso sono stato incerto se affidargli il mio voto alle ultime elezioni, con l’intenzione di dare una scossa al sistema politico. E come me, ne sono convinto, tanti altri elettori che non se la sono poi sentita di fare un salto nel buio.

Ma continuo a credere che il Movimento sia qualcosa di positivo per il Paese. Le conseguenze della sua presenza sono evidenti e mi auguro che questa rincorsa verso l’innovazione e la trasparenza non perda slancio e continui a lungo.

L’idea alla base del Movimento, che certamente ha mosso persone come Crimi ad avvicinarsi ad esso, cioè che i cittadini possano prestare temporaneamente la propria passione e professionalità all’interno delle istituzioni, mi commuove.

Ma il Movimento si è mostrato troppo presto (probabilmente schiacciato dal peso di un risultato elettorale straordinariamente al di là delle aspettative) per quello che, attualmente è: una macchina imperfetta guidata dal suo padre-padrone verso obiettivi ignoti e per non meglio specificate ragioni, ma certamente lontane, queste ultime, da un disinteressato interesse per il bene e il giusto di questo Paese.

Il mio appello, a Crimi e a chi come lui nel Movimento ha creduto nella favola dei cittadini al potere, della politica attiva, della necessità del fare più che del dire, è di avere un colpo di reni, di prendere in mano la loro vita, la loro passione, il loro Movimento. Di liberarlo dall’abbraccio mortale del loro farneticante padrone (al quale certamente dovranno riconoscere eterna gratitudine per aver portato in pochi anni una ventata di novità nella stantìa e velenosa politica italiana) e diventare finalmente quello che sognavano di essere e che milioni di elettori vogliono che essi siano: liberi cittadini nelle Istituzioni.

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