Matteo Renzi for Dummies

Come ho già avuto modo di esporre la Sinistra Italiana non vincerà mai le elezioni, autoavvitandosi in un loop cerebrale dal quale non c’è via d’uscita: per vincere bisogno aprire, ma se si apre si perde l’identità, quindi chiudiamo. E puntualmente ci ritroviamo ad esaminare le ragioni della sconfitta (o non vittoria, nuovo splendido eufemismo), più o meno bruciante, promettendo che alla prossima occasione, apriremo.

Ora, ci sono aperture e aperture. Le aperture dalemiane degli anni 90 hanno sì portato la sinistra al Governo, ma a quale costo? Coalizioni eterogenee così vaste che si è dovuto ristampare di corsa un’edizione aggiornata del manuale Cencelli, tanto le quadrature del cerchio erano difficili e squilibrate. Governi, che pure qualcosa hanno combinato, e che forse col senno di poi oggi rimpiangiamo, che vivevano giorno per giorno, senza possibilità di un’azione politica ad ampio raggio e di largo respiro, minacciata di rimanere infilzati con lo stesso ago di bilancia che ciascun partito della coalizione rappresentava.

La figuraccia, più nella forma che nella sostanza, che le aperture dalemiane hanno generato, è rimasta nell’immaginario collettivo molto più che le pur buone leggi emanate a suo tempo ad esempio proprio dal Ministro Bersani.

In questi giorni, Matteo Renzi è all’improvviso (beh, non proprio) uscito fuori allo scoperto con dichiarazioni ambigue che hanno gettato nello sconforto migliaia di elettori e fatto urlare di gioia le sirene della destra al canto unisono “è uno di noi”.

Proverò a spiegare il mio pensiero, premettendo che non ho esitato ad esprimere riserve sui tempi e modi scelti da Matteo per la discesa in campo 2.0.

Mi sembra evidente che Matteo abbia legittime ambizioni di dare il suo massimo contributo per far uscire il Paese dal pantanto nel quale è. E sa anche che i treni, quando partono, difficilmente passano due volte. Gli scenari possibili per il futuro politico sono decisamente confusi, è quindi difficile capire oggi la scelta che si rivelerebbe maggiormente vantaggiosa.

Ma ragioniamo con ordine. E’ pacifico che se si andasse a votare oggi, presumibilmente il PD con Renzi (che dovrebbe comunque passare le primarie, cosa tutt’altro che scontata) vincerebbe le elezioni. Ma il voto oggi è sogno impossibile: l’attuale capo dello Stato non può sciogliere le Camere, il futuro potrebbe indirle al più presto entro il prossimo autunno. Nel frattempo i partiti potrebbero trovare, e troveranno, un’intesa per un governo che affronti almeno alcuni dei temi più urgenti, dando maggiore rappresentanza ai cittadini italiani anche anche nei confronti dell’UE e dell’Estero. C’è da scommettere infatti che centinaia di neoeletti non abbiano nessuna voglia di scendere dalla giostra così presto (lo so, è triste, ma è così).

Quindi un governo, se pur a termine, alla fine si farà. Il problema è: con chi? Le alternative, non potendo prescindere dal PD che ha la maggioranza assoluta alla Camera, e tralasciando ipotesi di rotture interne ai gruppi e quindi intese trasversali, ad oggi inimmaginabili ma pure possibili, sono due: governo PD-PDL o governo PD-M5S.

Renzi ha volutamente omesso tra le alternative possibili quest’ultima soluzione. E questo per convenienza personale (lo so, è triste ma è così). Sorvolando sull’illegittimità del congelamento della Costituzione da parte di Napolitano, sul quale ho già detto, un governo PD-M5S, esperienza e spinta innovativa insieme, nato su una comune base di trasparenza e di propositività, potrebbe davvero far vedere la luce in fondo al tunnel.

E a quel punto, le possibilità di Renzi di riprendere quel treno si farebbero più scarse.

Quindi, dice, o si trova un accordo con il PDL (per il bene della Nazione, sulla scia degli esempi tedesco e greco , ecc.), o si va al voto. Sapendo che un accordo con il PDL è impossibile. Ma che, anche quando si realizzasse, lascerebbe comunque Matteo libero di fare campagna elettorale contro l’attuale dirigenza PD che lo avesse voluto. Perché è facile immaginare che da una siffatta coalizione non potrebbe produrre nulla di buono.

La dichiarazione è quindi da leggere come se dicesse: si vada al voto. Ma per non apparire come chi chiede il voto per ambizione personale (No, Matteo, non ti preoccupare: nessuno lo pensa!) ecco spuntare l’improbabile proposta di accordo con il PDL, e il maldestro tentativo di mascherare l’ambizione con una dichiarazione da Statista.

Che poi le teste vuote del PDL si agitino felici, non deve scandalizzare: o si festeggia un insperato rientro in gioco, o si neutralizza l’avversario più accreditato, tirandolo per la giacchetta nel campo avversario.

Annunci

La tua opinione mi interessa:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...