Ho visto nascere una bolla. O un’opera d’arte?

La febbre dei bitcoin sale. Le quotazioni schizzano alle stelle. La rete ne parla. Ne parlano i giornali. I toni sono entusiastici, “la valuta del futuro”, “guadagni pazzeschi”. Tutti li vogliono. Tutti li cercano. Ma cosa sono?

Niente.

Moneta virtuale in cambio di denaro reale. Da convertire quando si vuole, ovviamente; finchè il sistema tiene e ci saranno persone disposte allo scambio.

Riflettevo sul fatto che questa nuova moda è il paradigma della nostra realtà. Praticamente uno studio, forse uno scherzo, di studenti e informatici pare giapponesi, non si sa. Che hanno creato il niente e lo stanno vendendo a peso d’oro.

La creazione di valore dal nulla non è in verità una novità. Solo che finora era stato appannaggio di Stato e artisti. Lo Stato stampa cartaccia che chiama moneta, con la quale pretende di essere pagata per i servizi che offre e le tasse che impone. E tanto basta perchè quella cartaccia venga accettata da tutti come mezzo di pagamento. Anzi sognata, bramata, desiderata.

Gli artisti creano valore spingendo il pennello sulla tela diversamente intinto in soluzioni colorate. Con abili operazioni di marketing riescono a far salire vertiginosamente le quotazioni di quel che producono. Tanto che Manzoni inscatolò provocatoriamente i propri escrementi. Prodotto d’artista=valore; se cacca=prodotto d’artista allora cacca=valore. Non fa una piega. Beh, insomma…

Oggi assistiamo alla nascita di una nuova forma d’arte. O, molto più praticamente, una nuova bolla speculativa. Della quale non aver paura, credo, perchè i numeri coinvolti non sono per ora significativi nell’economia mondiale: quanto basta forse per arricchire a sbafo una decina di brufolosi e furbi informatici asiatici, ma non sufficienti a scatenare una nuova crisi mondiale. Almeno spero.

Perchè la crisi che oggi ci attanaglia può pure essere spiegata usando i bitcoin come riferimento. La storia è questa.

Un giorno ci si convinse che i bitcoin erano una cosa seria. Pian pianino tutti comprarono quella moneta virtuale, che cresceva rapidamente di valore, quotidianamente. Con un euro compro un bitcoin oggi, domani vale due euro, fra una settimana dieci. E ne compro altri, coinvolgendo altre persone nella corsa avida all’arricchimento facile e moltiplicandone il valore alle stelle.

In pochissimo tempo tante multinazionali, le nuove istituzioni di mercato, accettano i bitcoin come mezzo di pagamento. Così con un bitcoin oggi puoi sperare di comprare un libro domani, una chitarra tra una settimana, un’automobile tra un mese, una casa tra un anno.

E tutti a comprare bitcoin. L’economia reale non sta a guardare: i soldi facili così guadagnati vengono subito spesi: ci si compra la macchinona, la seconda o terza casa, lo yacht. Beni che non possono essere prodotti in tempi brevi per rispondere alla domanda, così aumentano di prezzo. E più aumentano, più la corsa all’acquisto si fa affannosa, se non compri oggi domani li pagherai di più. Ci si indebita con le banche, tanto tutto va bene, felicità!

Poi un giorno i bitcoin perdono valore. Forse Amazon smette di accettarlo come pagamento, forse qualcuno comincia ad avere dubbi, il bimbo dice che il re è nudo, insomma si vendono bitcoin per recuperare euro, e le quotazioni precipitano. E più precipitano più aumentano le vendite. Qualcuno resiste, anzi compra, ingolosito, pensando che gli altri siano dei poveri imbecilli impauriti e lui il furbone. Poi le perdite si accumulano, le quotazioni non risalgono, e alla fine vende pure lui, rimettendoci tutto.

Alla fine si rimane con la seconda o terza casa, con lo yacht e la macchinona. Che però non valgono il prezzo che si pagò. Si vendono i beni superflui per rientrare dei debiti con le banche. I valori calano rapidamente perchè in tanti vendono, in pochi comprano. Qualcuno fallisce. Qualcuno non ce la fa a sopportare il peso del fallimento.

La bolla dei bitcoin, una volta scoppiata, ha fatto saltare tutte le altre.

E chi rimane, rimane solo, con niente in mano, se non un gruzzoletto di bitcoin.

Con i quali, essendo virtuali, a ben vedere, non ci si può nemmeno pulire il .

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