Il senso dello Stato

Abbiamo vissuto il peggio della politica italiana degli ultimi trent’anni condensati in un solo mese e mezzo. Un concentrato di immondizia che rischia di soffocare il già flebile anelito di democrazia che ancora ci assiste.

Pensavamo che il peggio fosse Berlusconi. Il senso dello Stato, quella cosa che ti fa anteporre gli interessi dei cittadini, del Pubblico, ai tuoi personali e alle tue private ambizioni, o ce l’hai o non ce l’hai. E lui non ce l’ha. Amen, ce ne siamo fatta una ragione.

Ma evidentemente questi figli minori della prima Repubblica tutto hanno ereditato dai loro padri meno che il senso dello Stato; dal giorno dopo le elezioni non un solo attore della vita politica italiana si è dimostrato portatore sano di rispetto delle regole.

Non lo è stato Napolitano. Per congelare Bersani e regalargli qualche chances di convincere il Movimento a non impedire un suo governo, ha messo nel freezer l’intera Costituzione e sessantamilioni di cittadini. Le regole vorrebbero che cippato il primo mandato esplorativo, se ne affidasse un altro. Sulla carta, e stando alle dichiarazioni dei partiti, un tentativo del Movimento, sulla base di un programma condiviso e con la proposta di nomi non compromessi e di alto profilo istituzionale, poteva avere successo. Abbiamo visto come dalle #Quirinarie la lista dei candidati sia rappresentata da 9/10 di eletti in area di centro sinistra e da un incandidabile, secondo i principi del Movimento (fedina penale affatto immacolata).
Il senso dello Stato di Napolitano è andato in pensione prima di lui.

Bersani, dal canto suo, sta anteponendo la sua comprensibile ambizione al bene della Nazione. Non mi risulta infatti che nei dialoghi con il Movimento si sia mai esplorata la possibilità di un Governo non guidato dal segretario. Se, per comprensibili ragioni dal punto di vista degli eletti pentastellati, il vulnus della questione era proprio il Segretario, senso dello Stato avrebbe voluto che si facesse da parte, cedendo il testimone ad altri. Invece siamo ancora impantanati qui a cercare una via d’uscita da questo buio vicolo cieco.

E veniamo al nuovo che avanza. Matteo Renzi; dopo aver perso le primarie, deve aver perso anche la bussola. Perchè nonostante le promesse di ritirarsi a fare il sindaco, contribuendo ove possibile a rendere il PD più forte, dal giorno della Direzione Nazionale in poi ha cominciato a lanciare missili terra aria con il poco nascosto obiettivo di far saltare il tentativo bersaniano di accordarsi in qualche modo con i parlamentari grillini. Arrivando addirittura a urlare quel che non si può nemmeno sussurrare: un accordo con il centrodestra di Berlusconi. Anche Renzi è mosso da ambizione e non da senso dello Stato: essendo evidente che le primarie non le ha vinte e non le vincerà mai, accusato di essere poco di sinistra e troppo vicino a Berlusconi, ha messo nel cassetto la pur brillante campagna impostata, ha gettato alle ortiche tre anni di lenta costruzione della sua credibilità, e in due settimane si è inimicato tutta la sinistra italiana, elettori compresi. Ma per la sua strategia, ammesso che ne abbia una, ormai gli elettori non contano nulla: una volta accertata la morte clinica del tentativo Bersani, si proporrà come trait d’union tra PD e PDL. Autostrada per Palazzo Chigi, ma addio senso dello Stato.

Di Grillo è invece anche superfluo parlare. Il santone che chiede a tutti il rispetto delle regole essendo il primo a fregarsene è un clichet ormai polveroso. Con l’aggravante che, all’interno del suo Partito, le regole se le è dettate da solo.

Ma il senso dello Stato lo abbiamo perso tutti noi. Non un commentatore, non un giornalista, non un cittadino ha alzato la mano per dire: ma in tutto sto casino, c’è almeno uno che sta giocando secondo le regole, dimostrando equilibrio e senso dello Stato, dote che ogni statista dovrebbe avere come bagaglio minimo per ambire a governare in democrazia?

No. Ci siamo limitati, come da abitudine, a fare il tifo per l’uno o per l’altro. Come in un incontro di wrestling, dove vince chi picchia più duro, ad ogni cazzotto parte l’applauso; ad ogni calcio in faccia ci si alza in piedi estasiati.

Ma quegli incontri sono truccati. Gli atleti non si picchiano davvero. L’incasso della serata viene diviso equamente. Le mosse spettacolari e i muscoli servono solo a far divertire il pubblico.

Ma il fatto è che io non mi diverto affatto. E voi?

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