Perchè Governo @enricoletta rischia di far bene. Suo malgrado.

Beh, far meglio di quanto fatto negli ultimi dieci anni non è impresa ardua.

Ma i problemi italiani sono di difficile soluzione, anche per il Governo migliore del mondo, e certamente questo non lo è. Da una parte siamo un satellite della Sole occidentale, e subiamo quasi impotenti gli influssi, positivi e negativi, che la globalizzazione e le vicende internazionali ci inviano. Dall’altra parte i nostri problemi vengono da lontano: spesa pubblica enorme ed improduttiva, figlia di logiche clientelari e non di sviluppo o assistenza; una cultura diffusa che vede lo Stato come un limone da spremere, o come un nemico da combattere; anni di austerity insensata e suicida che hanno infilato il morale del popolo sotto il tacco, e fiaccato le residue capacità di iniziativa.

Tuttavia alcuni fattori potranno giocare a favore del Governo che oggi si insedia:

1) c’è una bassissima aspettativa nell’opinione pubblica, e far meglio di quanto ci si aspetti è più agevole. Il Governo nasce dal compromesso (inevitabile, ad un certo punto, ma si poteva non arrivare a quel punto) e dall’alleanza con la destra berlusconiana. Questo impedirà ovviamente di affrontare alcuni nodi, e sarà da verificare la tenuta della maggioranza su temi socialmente sensibili: spesa pubblica, tassazione, redistribuzione, concorrenza. Tuttavia questi nodi sono noti, e come tali potranno essere affrontati con un atteggiamento di compromesso e di responsabilità.

2) il clima europeo è favorevole ad un allentamento dell’austerity; questo permetterebbe di liberare risorse insperate per effettuare investimenti e ridare fiato all’economia. L’Italia ha da recuperare un enorme ritardo infrastrutturale: il lavoro quindi c’è, il bisogno da soddisfare pure, bisogna solo trovare i soldi e avere una logica di investimento a lungo termine.

3) il ciclo economico avverso potrebbe essere vicino alla fine, o ad un rallentamento della propria morsa strangolatrice; una ripresa delle esportazioni, un abbassamento del costo delle materie prime, potrebbe dare fiato all’economia, portando alla diminuzione della disoccupazione, un aumento del gettito fiscale, il riequilibrio della bilancia dei pagamenti, l’assestamento del rapporto debito/pil.

4) la presenza dei grillini potrebbe essere stimolo ulteriore a far bene. Da questo punto di vista, come si è visto già oggi, con l’annunciata eliminazione a sorpresa dell’indennità supplementare prevista per i ministri impegnati già come parlamentari, il confronto con l’esempio moralizzatrice dei cittadini pentastellati, potrebbe servire da termine di paragone vivente per un’azione politica trasparente ed efficace. Più di quanto, probabilmente, i grillini stessi potrebbero ottenere da soli, dato il loro bagaglio di impreparazione e settarismo, uscito in tutta la sua drammatica evidenza negli ultimi due mesi.

5) Letta ha tutto da perdere da un governo poco incisivo e che tiri a campare con il solo intento di allontanare il fantasma del voto. In Parlamento oggi ha annunciato che tra diciotto mesi (arrivarci!) verificherà lo stato delle riforme costituzionali e se impantanate rimetterà il mandato. Vedremo, ma un governo che esordisce con questa forza fa capire la volontà del Presidente di far bene.

Mi rendo conto di andare controcorrente ed offrire un punto di vista che non segue il trend principale.

Tuttavia come si vede, nessuno di questi punti sopra esposti è influenzabile direttamente dal governo. Sono stimoli esterni, se pur potenti, che possono solo influenzare l’azione di Letta & C.

Dipenderà in concreto dalla sua azione pratica, al di là delle pur condivisibili intenzioni, della capacità di sintesi e di dialogo, della quale un ex democristiano dovrebbe comunque essere naturalmente dotato, a decretare il successo o il naufragio del suo Governo.

Peraltro l’Italia è quel Paese dove tutti sanno e dicono quel che è necessario fare.

Si aspetta ancora che qualcuno lo faccia.

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