Dopo il Congresso, comunque vada, la sinistra non sarà più la stessa. Per fortuna.

Mi collego al blog di @civati sul quale è apparso stamane questo articolo. Sì, il clima di Svolta lo avverto anch’io. Tuonava dentro di me da qualche mese; era talmente impetuoso che si è fatto via via accecare da chiunque rappresentasse il nuovo. Pure Monti, dopo gli anni bui berlusconiani, sembrava un extraterrestre venuto a salvarmi da questo Paese, ex salotto buono diventato uno scantinato che comincia anche a puzzare di stantio. E i tuoni sono aumentati di intensità ad ogni delusione: Renzi, Bersani, Rodotà, Prodi…

Con gli #occupy mi sto impegnando per dare voce a quel bisogno e voglia di cambiamento che avverto nei social, per le strade, nelle piazze da chiunque organizzate. #occupy è un movimento spontaneo, disomogeneo e volutamente disorganizzato. Non chiede potere, non vuole offrire ricette e risposte, non vuole mettere i suoi uomini al comando. Chiede che sia quel che il PD dovrebbe essere: un partito nelle mani dei suoi elettori, che siano chiamati regolarmente a dettare la linea politica, a scegliere gli uomini migliori, a sostenerli e criticarli se necessario. Pare poco? Per chi conosce il PD dall’interno, sa che sarebbe una Rivoluzione epocale.

La critica più frequente che mi viene mossa è: ma chi te lo fa fare? Pur diversamente sfumata, l’obiezione recita pressappoco così: il PD è morto, seppellitelo, e fate un altro partito con SEL, pezzi di PD, pezzi di M5S.

Faccio fatica a rispondere, perché in fondo al cuore la penso anch’io così. Com’è possibile, dopo mille tradimenti, tentennamenti, inciuci, pensare di salvare questo treno in corsa diretto stoltamente verso il precipizio?

In ogni caso, il disperato tentativo di spazzare via l’attuale classe dirigente PD per restituirlo nelle mani dei suoi elettori, non è un colpo di Stato. Anche se faranno di tutto per farlo creder tale. E’ lotta di Resistenza. Sono loro che hanno attaccato i nostri valori. Sono loro che hanno svenduto l’anima del partito per trenta sporchi denari. E questa battaglia vogliamo condurla, anche se sappiamo che sarà uno scontro impari.

Ma sarà l’ultima che faremo. Perchè se il partito non cambia, si getteranno già le basi per “la cosa” di cui parla Civati.

Non so come finirà, ma di una cosa sono convinto: comunque vada il Congresso, che lo si vinca o lo si perda, dal giorno dopo la sinistra italiana non sarà più la stessa. Per fortuna.

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