Amministrative 2013: poteva andare peggio?

Sì, poteva andare peggio. Non mi riferisco solo al PD, che pure ha tenuto, nonostante il PD. E per alcune semplici ragioni:
1) si trattava di un turno amministrativo; ora, non fatemi snocciolare numeri, se leggete questo articolo avete una connessione internet e in rete potete facilmente recuperarli; ma è storia nota che le amministrative siano sempre state più premianti per il PD rispetto ai risultati delle elezioni nazionali ed europee. Lungo da spiegare, ma in due battute possiamo certamente dire che il PD non è solo Bersani, mentre PDL e Grillo sono solo Berlusconi e Grillo, appunto. Il PD ha la “panchina lunga”, fatta di bravi amministratori locali, che vengono premiati indipendentemente dalla loro appartenenza politica, proprio in quanto bravi amministratori. La palestra di Barca, se pur fatiscente e bisognosa di profonda ristrutturazione, con l’apertura di nuovi ingressi, nella sostanza già c’è.
2) Gli altri han fatto peggio, rispetto alle ultime elezioni. La debacle di Grillo è la più evidente, ma anche la più prevedibile: i candidati sono stati celti con primarie digitali che hanno coinvolto un numero di attivisti presumibilmente inferiore al numero di persone che nel buio delle sedi centrali del PD e PDL scelgono i candidati da inserire in lista nel porcellum. Quindi risultano misconosciuti alla cittadinanza e impossibilitati a farsi conoscere per la tendenza ad evitare i nuovi luoghi della campagna elettorale (giornali e tv); senza il megafono di Grillo, stentano a catturare il voto di protesta che è stata la vera conquista del Movimento 5 Stelle. Anche perché gli eletti non diventano poi anonimi Parlamentari, ma sindaci della propria città, potendo decidere su questioni di immediato impatto sulla vita dei loro elettori.

Dicevo: poteva andare peggio. Lo avevo spiegato già qua.. Era il 24/03: poteva accadere ad esempio che alle ultime politiche Grillo prendesse un onesto 15%. Sarebbe stato all’opposizione da subito. Avrebbe potuto urlare più coerentemente contro il Sistema. Il suo messaggio propagandistico sarebbe stato più “integro” (perdonate il tecnicismo, gli esperti di marketing mi capiranno). Invece è stato schiacciato dal peso delle responsabilità inaspettatamente cadutegli addosso. Hanno avuto nell’immaginario del loro elettorato, specie di quello di derivazione piddina, la cloche di comando; ma si sono rifiutati di partire per volare in alto, contestando la carta di identità di alcuni dei passeggeri, quando la cosa più importante era la destinazione, e che l’aereo non finisse per atterrare, come sempre, ad Arcore.

Ma il calo notevole del m5s offre forse platealmente il segno tangibile di quanto abbia inciso il voto dei delusi di centrosinistra alle politiche. Che adesso non se la sono probabilmente sentiti di ridare fiducia a chi, pure loro, li ha traditi.

E’ a loro che il PD, o la “cosa” che nascerà dopo il Congresso se questo non sarà occasione di un totale e profondo rinnovamento (sulla natura del quale è bene cominciare ad interrogarsi, per non arrivare impreparati all’appuntamento), deve rivolgersi. Recuperare il loro voto è fondamentale per vincere le sfide delle politiche e delle europee. E la ricetta è sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla legge elettorale (doppio turno, premio di maggioranza non legittimato da un zero virgola in più dell’avversario, ma da un regolare ballottaggio e quindi dalla maggioranza degli elettori se pur al secondo turno); per finire al messaggio che i candidati sindaci portano con loro: ascoltare i cittadini, interagire con loro sul territorio, parlando dei loro problemi e non di quelli di Berlusconi (processi, ineleggibilità, Imu, … ), dimostrarsi preparati e capaci di guidare la complessa macchina pubblica, esprimendo idee nuove, semplici, efficaci.

Perché la politica torni ad essere strumento per migliorare tangibilmente la vita delle persone, che formano questa bistrattata comunità che chiamiamo Italia.

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