Il cappotto.

articolounita

“Disfatta” della destra alle amministrative. Del 1995. L’inizio del ventennio Berlusconiano. Per dire.

16-0. Cappotto.

Qualche anno fa (parecchi anni fa) un risultato del genere per un partito di governo avrebbe portato inevitabilmente alla crisi. Ma stavolta non succederà.

Strano, davvero. Come se il governo fosse un monocolore piddino. Come se il risultato amministrativo non riguardasse una componente essenziale di questo neonato ma già stanco governo. Come se il test fosse verificare soltanto se agli elettori di centrosinistra l’alleanza con Berlusconi fosse gradita. Dovrebbero esserne entusiasti, visto com’è andata.

Ma utilizzando lo stesso criterio di lettura, si dovrebbe allora concludere che agli elettori di centrodestra vedano questa alleanza con noi – in un governo che peraltro ha sospeso l’Imu, rispolverato il semipresidenzialismo, e … (che altro ha fatto? Aiutatemi, non mi viene altro in mente!) – debba invece fare proprio schifo. Nessun commentatore entusiasta lo fa presente?

Sono solidale con i miei connazionali di centrodestra. Lo schifo è ricambiato.

E sui grillini, che realizzano risultati paragonabili quelli di una discreta lista civica, non diciamo niente? Ah già: sarebbero delusi dell’occasione sprecata.

Suvvia, siamo seri. Le amministrative hanno sempre premiato il centrosinistra. Che riesce ad esprimere una classe dirigente diffusa al di là dei leader nazionali. Proprio quella classe dirigente nascosta, apprezzata e premiata che ci auguriamo di portare alla ribalta nazionale, con gli strumenti giusti di democrazia interna e di naturale selezione dei più capaci e meritevoli. Gli altri partiti padronali hanno il vuoto dietro il loro padrone. Il PD è diverso. Per questo vogliamo salvarlo. Prima che un nome e un cognome, di chiunque sia, occupino anche questo simbolo.

E leggere i risultati elettorali in maniera distorta, solo per portare sterilmente un po’ d’acqua al proprio mulino, aggiungere un po’ di vento alla propria corrente, dare un po’ di sostanza alle proprie deboli tesi, è proprio quel tipo di politica terraterra di cui vorremmo finalmente liberarci per poter volare alto.

Dobbiamo lavorare per recuperare il non voto, non per ottenere un voto in più dell’avversario da meno della metà degli aventi diritto; farlo significa ridare speranza agli italiani e riportarli a credere nella politica e nella democrazia.

P.s.: se invece non lo faremo, cullandoci per un risultato premiante per motivi evidentemente diversi da quanto le allodole alludano, alle prossime elezioni europee, dove torna a giocare un ruolo forte il voto d’opinione, i risultati potrebbero essere notevolmente diversi. Chissà se magari a quel punto #potrebbecadereilgoverno.

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