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Argomento spinoso. Ma tanto sarà sulle nostre bocche subito dopo l’estate quindi tanto vale affrontarlo subito. Ci togliamo il dente e via spediti.

Matteo Renzi è una grande risorsa per il PD. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma il problema è capire in che termini. Anche la ruota di scorta di un’auto è una risorsa importante; te ne accorgi quando fori: se la ruota di scorta è sgonfia, parti di bestemmie. E credo che tanti nel PD lo considerino una ruota di scorta: mi riferisco a tanti attuali dirigenti, quelli che hanno guidato il partito finora, magari da postazioni di regia piuttosto che di palcoscenico. Una risorsa, dunque, ma da tirar fuori quando serve. Quando il PD forerà. Il problema è che ha già forato, molto prima di quanto i registi manovratori potessero pensare qualche mese fa.

Il limite di Renzi, invece, è che piace a destra. E invece tanti a sinistra, compreso il sottoscritto, nutrono dubbi su dubbi. Ho provato dunque a cercare di spiegarmi la ragione di questi dubbi. In sintesi penso che Renzi sia nella sinistra più di quanto la sinistra sia in Renzi. Nel senso che sono felice della sua scelta di campo, meglio avere una risorsa nella mia auto che in quella di qualcun altro, non si sa mai capiti di forare. Ma se Renzi anziché in Toscana fosse nato in Veneto o in Lombardia, siamo proprio sicuri che avrebbe militato nel centrosinistra? Con i se non si fa la storia, ma credo che sarebbe stato anche un ottimo sindaco di Milano se candidato al posto di Letizia Moratti.

Non conosco le convinzioni personali di Renzi, anche perchè ha sempre avuto la premura di non raccontarcele mai. Renzi parla infatti sempre degli altri: i suoi avversari, i suoi colleghi di partito (in alcuni casi le due categorie coincidono, peraltro), gli italiani. Parla di sè unicamente per raccontare aneddoti riferiti alla sua carriera di amministratore pubblico (da sindaco ho fatto questo, ho pensato quest’altro, mi sono opposto a quest’altro ancora…). Sono esclusi a priori discorsi valoriali, bollati come troppo noiosi e inconcludenti, sostanzialmente inutili.

Quali siano quindi i valori e i principi in cui crede Renzi, e che dovrebbero fare da discrimine sulla sua appartenenza ad uno schieramento piuttosto che un altro, non è dato sapere. Lui si riferisce unicamente a “idee” piuttosto che a “valori”. Ma le idee sono un gradino sotto. E si possono sempre cambiare in fretta e furia se non sono dichiarati e noti i Valori da cui discendono. Cambiare idea si può, si deve in alcuni casi contingenti, ma coerentemente con il proprio sistema valoriale di riferimento; cambiare un’idea con un’altra sottostante un valore del tutto opposto rasenta la schizofrenia; o la malafede e la disonestà. [Esempio a caso, per capirsi: se dichiari come tuo valore di riferimento l’antiberlusconismo – summa di una serie di valori ben chiari, pur se enunciati in termini negativi – e poi fai un governo con Berlusconi, o sei schizofrenico, o sei disonesto].

L’essere di sinistra di Matteo Renzi si deve dunque desumere unicamente dalla sua scelta di campo, e dall’azione amministrativa esercitata nei posti di responsabilità coperti (così se ristrutturi un parco o una scuola piuttosto che una caserma, sei di sinistra). Si dirà che i fatti contano più delle chiacchiere, è giusto. Ma tra la scelta di un Sindaco e quella di un Capo di Governo sono in campo anche aspetti valoriali, componenti d’opinione in cui identificarsi e su cui convergere non indifferenti; spiegazione questa a mio avviso del buon risultato del PD alle ultime amministrative – dove conta il fare più del dire – e della debacle pentastellata (che non mi meraviglierei veder invece crescere alle prossime europee, quando il voto d’opinione tornerà in campo).

Renzi è…
Renzi è dunque un buon amministratore.
Renzi è un intrattenitore, un imbonitore, un grande comunicatore.
Renzi è un esuberante personaggio che ama vincere.
In questo sfocato ritratto somiglia molto al Cavaliere. Ecco spiegata la natura della simpatia a destra!

Basta questo per farne un buon Presidente del Consiglio? Forse sì.
Basta questo per farne un buon Segretario del mio partito? No.

Spiego. In un momento in cui la base si mobilita per cercare di ottenere un Cambiamento vero nelle regole e nei comportamenti del loro Partito, che assicurino in tutti i territori la partecipazione concreta degli iscritti alle decisioni (posti di responsabilità interni, candidature, programmi di governo, indirizzo politico locale e nazionale), che riportino le azioni concrete nel solco della moralità, della trasparenza e della correttezza, non vedo la necessità di un comunicatore. Al contrario, ne segnalo il pericolo.

Il pericolo che il Partito diventi ancora di più un comitato elettorale “pro domo sua”; che si avviti sempre più in un leaderismo forte, ma sterile per quanto riguarda la soluzione ai problemi sollevati dai vari movimenti spontanei sorti negli ultimi mesi (#occupypd su tutti).

La partita per presiedere il Governo è un’altra. Renzi non deve intendere il Congresso come i preliminari per giocarsi la Champion’s League. Intanto perché in Champion’s ci è già di diritto; e poi perché il torneo preliminare rischia di essere molto più logorante di quanto creda: gli iscritti che lo eleggeranno potrebbero diventare i suoi più accesi avversari se non darà o non vorrà dare le risposte che chiedono: maggiore partecipazione della base, maggiore vitalità dei circoli, maggiore trasparenza dei meccanismi di democrazia interna, superamento del tesseramento come strumento di controllo e di incidenza nelle decisioni, nuove piattaforme anche online per il confronto delle idee.

Se Renzi deciderà di correre, sappia che dovrà affrontare queste questioni urgentissime: noi non staremo a guardare. Abbiamo già avuto segretari di partito “distratti” perché guardavano e puntavano altrove. Se si rivelerà o pensa di essere un Segretario dello stesso tenore, si sarà costretti a guardare altrove anche noi. La musica deve cambiare. “Adesso!”

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