Aboliamo per sempre primarie e quote rosa?

Parafrasando Brecht: “Beato quel partito che non ha bisogno di primarie” per giustificare la parola “democratico” nel suo nome.

Le primarie sono uno straordinario momento di apertura e condivisione di alcuni momenti della vita di un partito, che si protrae in questo modo verso la società realizzando nel contempo anche un immenso e gratuito spot elettorale.

Tuttavia in questi giorni si invocano a gran voce primarie per qualunque cosa: la scelta del candidato Premier, la scelta del segretario nazionale, dei segretari regionali, oltre che dei candidati sindaci, dei parlamentari ecc. ecc. Un’overdose di primarie come se non ce ne fosse mai abbastanza, tanto da spingere alcuni a cominciare a considerare anche la creazione di “doparie” cioè meccanismi di consultazione della base su temi anziché su candidati a questo o a quello.

All’appello alla necessità di primarie aperte per il prossimo Congresso mi rifaccio anch’io, ci mancherebbe. Ma riflettevo sul fatto che le primarie sono, di fatto, la risposta ad un problema. Il problema è quello della trasparenza (in alcuni casi anche dell’efficacia) della scelta dei candidati da parte dei gruppi dirigenti (in caso di elezioni) o da parte della base di iscritti attivi (in caso di ruoli interni al partito). Senza farla troppo lunga, spesso e volentieri queste scelte sono dettate più (solo) da logiche di spartizione correntizia che di ponderata scelta delle competenze e capacità adatte ad un determinato ruolo, interno o esterno che sia.

Quello delle primarie è un meccanismo che trova una ratio comune a quella delle “quote rosa”. Dal momento che, per ragioni culturali ancestrali, la società prevalentemente maschilista non considera le donne in grado di assicurare lo stesso apporto di competenze di un uomo, esse si ritrovano ad avere pregiudizialmente sbarrate le vie di accesso a determinati ruoli pubblici; quindi, per legge o per convenzione, si impone che una predeterminata percentuale di posti sia loro riservata. E’ una consuetudine abnorme, ma che trova giustificazione unicamente nell’impossibilità di pervenire ad una rapida soluzione del problema: se si lasciasse che la cosa si risolva da sè, infatti, si dovrebbero attendere molti anni, forse alcune generazioni, prima di vederlo efficacemente superato e risolto. Sicché…

Allo stesso modo le primarie non dovrebbero essere il palliativo ad un problema di scarsa democrazia interna. Perché, se così è, passate le primarie, per tutti quei momenti decisionali per i quali non sono impiegate (es: elezione segretari cittadini, decisione della linea politica nazionale e locale, organizzazione stessa delle primarie o dei congressi ecc.), dobbiamo implicitamente ammettere che questi rimangano viziati dal problema che le primarie stesse puntavano momentaneamente a superare.

Dovremmo quindi lavorare e batterci per costruire regole che consentano un partito realmente partecipativo e inclusivo. E non credere a chi ribatte che un partito di massa siffatto sarebbe solo d’impiccio alla classe dirigente impegnata nelle Istituzioni. Partito ed istituzioni dovrebbero essere nettamente separati. La flessibilità richiesta da chi predica un partito di plastica, il partito “degli eletti”, il partito che coltiva unicamente una classe manageriale destinata alla gestione della cosa pubblica, va naturalmente a fare il gioco di chi c’è già; e non intende mollare.

Le Primarie dunque (così come le doparie) dovrebbero essere soltanto una volontaria e generosa apertura alla società, una condivisione di un momento di confronto dell’interno con l’esterno, che favorisca l’avvicinamento di nuove forze al Partito, al gioco democratico, alla legittimazione popolare di decisioni e candidature.

Se invece continuiamo a sostenere la necessità di fornire la medicina al paziente, e anzi di estendere ed intensificare le cure, non facciamo altro che ammettere che il paziente è malato, si sta anzi aggravando, senza far nulla per capire e debellare la malattia, che può avvenire solo con una inevitabile e dolorosa operazione chirurgica di trapianto: sostituire gli inservibili organi incancreniti con nuove iniezioni di vita.

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2 pensieri su “Aboliamo per sempre primarie e quote rosa?

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  2. silvia manganelli

    Ho letto il tuo e-book tutto di un fiato e sono d’accordo su tutto, ma proprio tutto quello che dici, sul passato, sul presente e sul futuro. Io sono un’ex-elettrice che all’ultima tornata ha abbandonato il PD per SEL stanca dell’inerzia, della nebulosità e della dirigenza fiacca e ibrida del partito, per non parlare delle porcate fatte qua e là che l’hanno spesso assimilato al PDL (tanto per fare un esempio io sono di Siena e nell’affare MPS il PD ha le mani in pasta, eccome!). Ti dico che seguo te, OccupyPD e Civati con grandissimo interesse e una certa speranza, non dico molta perché ho paura, per i dubbi che tu stesso esprimi pure nel libro: il mio timore è che non si riesca a “quagliare”, che tutta questa energia non si possa convogliare nella maniera giusta per arrivare finalmente a prendere a calci nelle chiappe questo elefantone che il PD è diventato. Per questo motivo ho deciso di iscrivermi prossimamente perché alle elezioni del segretario voglio votare Civati e vedere che succede, perché nel mio piccolissimo voglio dare un contributo e la decisione l’ho presa con difficoltà perché l’idea di iscrivermi al PD di ora, ti dirò, mi schifa, lo faccio però augurando a me, a tutti noi e all’Italia che possa diventare il partito che anche tu auspichi e in cui credevamo al momento in cui si è costituito. Per male che vada la tessera la butterò nel gabinetto (scusa la finezza) perché, davvero, se non ci si riesce neanche questa volta allora quella è l’unica fine che la tessera (e il PD con lei) si merita.

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