Il mio intervento a #adessoriprendiamociilpd

Mi sono chiesto perché da troppo tempo in qua ci si lamenta della bassa partecipazione delle persone alla vita di partito, dello scarso interesse verso la politica e della progressiva distanza dei cittadini dalle Istituzioni. Perché gradualmente anche gente appassionata e capace ha preferito dedicarsi ad altro, o ad altri. Riporto quindi la mia personale esperienza: chi conosco ha abbandonato il partito quando ha capito che la sua partecipazione e il suo impegno non contavano ormai più nulla. Che era insomma tagliato di fatto fuori dalle decisioni sulla linea politica, sulla scelta dei dirigenti locali e nazionali, o dei candidati alle elezioni amministrative e politiche se si esprimeva una posizione indipendente, non incanalata in logiche correntizie, ma rispondente soltanto alla propria morale, e ai propri valori e principi.
Eppure sulla carta Circoli e Sezioni hanno insieme migliaia e migliaia di tesserati. Qualcosa non torna: il dubbio, qualcosa più di un dubbio in verità, è che siano frutto di un tesseramento incontrollato, gonfiato, specie in alcune aree del Paese, in quanto mirato e funzionale solo ad una sterile conta interna, a confronti tra circoli o aree geografiche, o a corrompere la corretta rappresentanza negli organi nazionali delle realtà territoriali. Dovremo quindi chiedere che i meccanismi di democrazia interna, da rivedere e da ricostruire, si basino su altri dati, più trasparenti e verificabili.

Ma non so se il Partito possa cambiare davvero, e se noi possiamo davvero riuscirci. La Restaurazione soffia contro impetuosa. Mi chiedo infatti se il Cambiamento che auspichiamo, il cambiamento che ci chiedono di compiere gli amici, i compagni, gli elettori, gli ex elettori e i futuri ex elettori pur predicato da tutti, lo vogliano poi tutti davvero: vedo sfumare le date del Congresso, glissare sulle sue regole, dividerci in candidature che pur sostenendo apparentemente posizioni simili, tentano solo di piazzare la propria bandierina di conquista, o di sostituirne una vecchia con la propria, magari con il consenso interessato di chi la bandierina l’aveva piazzata lì prima di lui.
Ma anche se questo è vero, non dobbiamo lasciare che la propaganda capovolga il senso di quello che sta accadendo: siamo un gruppo, numeroso e compatto di persone che sta conducendo la propria battaglia di Resistenza. Siamo infatti noi che dobbiamo resistere, perché sono loro che stanno portando un attacco: un attacco al nostro sistema di valori, al nostro sentirci fieramente “diversi” da quel che il Partito è diventato. Il Partito Democratico, in definitiva, è la nostra casa, e noi la difenderemo con tutte le forze. Questo è a mio avviso anche il senso di occupyPD, ed è una risposta a quanti due mesi fa ironizzavano sui giornali che questo movimento occupasse di fatto la propria stessa abitazione.

Il Cambiamento dunque è necessario, e dovrà essere vero e profondo; lo dico infatti chiaramente; chiunque vinca il Congresso, se non cambiamo prima di tutto le logiche e il senso di appartenenza di ciascuno a questa comunità di persone, che alla base sono molto più coese tra loro di quanto vogliano farci credere, avremo solo interrato il seme della prossima resa dei conti, e della prossima sconfitta elettorale o politica.

Non si sta in definitiva nel Partito Democratico CON qualcuno. Si sta nel Partito Democratico PER qualcosa. E se questo qualcosa non è chiaro, se non è volutamente ambiguo quel che siamo, quel che vogliamo essere, quel che pensiamo del futuro di questo Paese, forse è più facile buttarlo a terra e rifare tutto da capo, con chi ci starà, con chi vorrà. La scelta di cambiamento è quindi tra ristrutturare e ricostruire da zero. Ma in un caso o nell’altro serviranno uomini nuovi, perché non si può incaricare della ricostruzione o della ristrutturazione chi non ha saputo o voluto finora garantire nemmeno l’ordinaria manutenzione.

Penseremo dunque a una nuova casa solo dopo aver tentato, con tutti i mezzi a disposizione, di riportare concretamente sui corretti binari questo Partito, che rappresenta la nostra storia, e mi auguro continuerà a rappresentare anche il nostro futuro.

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