L’Italia di Berlusconi. W l’Italia.

Ma che bella giornata! Riprendendo il titolo di un film, ieri abbiamo vissuto una giornata densa di fatti politicamente rilevanti:

  1. Il pasticciaccio di Ragusa, in cui il candidato del centrosinistra si è scoperto essere in realtà un uomo di Cuffaro, molto più a destra di Renzi (per dire), denunciato dalla coraggiosa Valentina Spata che ha dovuto per questo subire l’onta dell’espulsione (dal PD eh, non dal movimento 5 stelle o dal PCUS); ebbene gli elettori hanno nettamente sfanculato (ops) i cartelli divenuti ormai palesi tra riformisti e conservatori (con tutto il rispetto per chi riformista o conservatore lo è davvero) e premiato il candidato del Movimento 5 Stelle. Auguri al neosindaco, che sappia non far rimpiangere i professionisti della politica, portando aria nuova e capacità di governo in quella bella città (peraltro anche a Messina vince un uomo che la politica la fa per strada e nelle piazze e non nei palazzi; auguri anche a lui)
  2. Il caso Roma Capitale: il neosindaco Marino, che ha i suoi bei problemi a contenere le pressioni e le pretese dei partiti, ansiosi di entrare in giunta per dare il loro “contributo” alla rinascita della città dopo il quinquennio di Alemanno, apre inaspettatamente al Movimento 5 Stelle offrendo un posto in giunta ad una persona loro gradita; un esperimento e prove di dialogo (vedi, Grillo, come si fa, la politica?) che sono un bel segnale per chi come me ritiene che il Paese potrà uscire dal pantano solo guardando alle forze civili che vogliono impegnarsi direttamente, stanche di delegare gente che appena ritirata la delega l’archivia nel cassetto facendosi bellamente i fatti suoi;
  3. Il Pres. Cav. On. S.B. condannato per una vicenda se vogliamo “minore” nella sua bella collezione di reati più o meno conclamati, stile Al Capone;

E’ di tutta evidenza come in un Paese normale il punto sub 3 sarebbe politicamente il meno rilevante, pur considerato che coinvolge il personaggio più in vista della Nazione. Voglio dire: le larghe intese vengono bocciate dall’elettorato lì dove un esperimento simile viene riproposto, un sindaco indipendente di una grande città tenta di aprire una breccia nel granitico fortino pentastellato, in questo turno di amministrative quasi ovunque vincono politici “nuovi” e non grigi uomini d’apparato, eppure la solidità dell’esecutivo pare venga minacciata da una condanna ad un uomo, se pur potente e venerato.

Prova ne è che prontamente i teorizzatori della “pacificazione nazionale” (che stranamente dovrebbe passare per l’amnistia totale e tombale a Silvio Berlusconi, e non ad esempio da un nuovo patto generazionale tra vecchia e nuova politica, oppure da un nuovo patto sociale tra ricchi e – sempre più – poveri, per ripartire e pianificare una nuova visione di futuro) hanno tirato fuori editoriali già pronti da mesi con i quali affermano che Berlusconi non si batte giudiziariamente ma politicamente. Come se l’essere processato e condannato dipendesse da un disegno politico della sinistra (quale sinistra? quella che non ha regolato il conflitto d’interessi? quella che non l’ha mai dichiarato ineleggibile ai sensi di legge? oppure quella che ci sta governando assieme?) e non piuttosto dal suo sentirsi un superuomo di fatto superiore anche alla legge. Condannato per e dai suoi vizi e dalle sue malefatte e non dal mandato sovversivo dei suoi avversari (ahah scusate, qui mi viene sempre da ridere, da tre mesi a questa parte!) politici

Ho già scritto che a mio avviso i processi di Berlusconi riguardano solo Berlusconi. Al massimo i suoi avvocati e i giudici chiamati a verificare e sindacare i fatti delittuosi sottoposti al loro giudizio. Tutt’al più interessa i suoi elettori, che dovranno giudicare anche da questi fatti, oltre che dai sorrisi e dalle promesse, se un uomo del genere è o meno degno di rappresentarli.

Concordo che Berlusconi si batte politicamente: ad esempio rifiutando di governarci insieme, se un’alternativa, pur difficile e piena di incognite, ce l’hai. E non tenendo il Paese allacciato al palo potenzialmente per cinque lunghi anni, durante la crisi più profonda che il Paese abbia mai conosciuto dal dopoguerra: impedendo, di fatto, in un tira e molla infinito e logorante, quelle riforme necessarie per adeguare il nostro sistema, economico, sociale e politico, alle sfide del terzo millennio, per dare la possibilità anche agli italiani di cogliere le opportunità della globalizzazione, invece che subirne soltanto le distorsioni.

Berlusconi si batte politicamente denunciando la sua incapacità e inadeguatezza a governare il Paese: l’Italia non è una azienda, non ha bisogno di manager. Ha bisogno di politici e di  politica. Politici e politica che non guardino i loro grevi interessi, non mettano in piedi un “postificio” per dar lavoro a parenti, amici  e anche nemici; che non si preoccupino solo di vincere delle elezioni, ma di come governare i processi e la macchina amministrativa dal giorno dopo la vittoria elettorale, essendo eletti da una parte ma rappresentanti di tutti.

Questa è l’Italia che voglio, l’Italia che sogno. Un’Italia dove Berlusconi magari non è in galera (fatti suoi) ma dove gli italiani lo possano guardare in faccia e riconoscerlo per quel che è: un vecchietto vizioso e incapace, che ha saputo raccogliere più di quel che ha seminato (perchè magari ha rubato dal campo del vicino), bravo solo ad usare soldi e potere per comprare il consenso di mercenari e mercenarie, incapace invece di tener su una famiglia, un’impresa, una Nazione.

W l’Italia.

Annunci

La tua opinione mi interessa:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...