Il decreto lavoro all’italiana.

E arrivò il giorno del Decreto Lavoro.

Dopo tanto democristiano rimandare: Imu, Iva, F35, finalmente si cominciano ad affrontare le questioni più spinose. Lavoro!

Ecco dunque che il Governo vara un provvedimento che consentirà a 200.000 giovani di trovare un posto di lavoro stabile e sicuro. Un bonus di 650 euro mensili alle aziende che assumeranno. Beh ma se la coperta è corta, bisogna definire i criteri. Giusto.

Allora abbiamo detto giovani. Ok. Sotto i 29 anni va bene? Sì: per lavorare, sopra i trent’anni si è troppo vecchi. Per fare politica no, si è troppo giovani, ma che c’entra.

“Quanti sono i disoccupati sotto i 29 anni?” “Una milionata dottò” Troppi, maledizione. Allora individuiamo un altro criterio: disoccupati, sotto i 29 anni, indipendenti e/o con figli a carico. Ci dovremmo essere. “Ce siamo quasi dottò, ma quarcuno sempre c’è! Se famo male. Che i soldi mica ce li avemo pe davero!”

Giusto. Giusto. Allora facciamo così: disoccupati, sotto i 29 anni, indipendenti, e … con al massimo la terza media. “Bingo dottò! Lo diceva Bilden Berg che ravate un genio! Si ce li chiedino in trenta le pago ‘na pizza!”

Perfetto. Scrivi allora: <<Comunicato stampa. A tutte le agenzie. Il Governo, preso atto della grave crisi economica, vara il Decreto Lavoro, per sollevare i giovani italiani dal fardello della disoccupazione…>>

Quando si dice provvedimenti a costo zero.

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2 pensieri su “Il decreto lavoro all’italiana.

    1. N.C. Autore articolo

      Ciao grazie, il post in effetti era stato scritto sulle prime notizie. In ogni caso lo lascio perchè la logica non cambia: si destinano risorse ad cazzum senza affrontare (e come potrebbe una maggioranza siffatta?) il vero problema della crisi italiana: una visione nuova del sistema, del tessuto industriale, delle relazioni sociali, un nuovo patto generazionale, un nuovo stato sociale, la definizione del nostro ruolo in Europa e nel sistema globalizzato. Temi difficili, certo, ma che non si sono nemmeno incominciati a discutere. E comunque gli over trenta sono tagliati fuori dalle misure intraprese. Sarebbe stato troppo dispendioso? I trentenni, magari laureati e disoccupati, non “c’hanno famiglia”? Che speranza avranno di trovare lavoro domani con una domanda a zero e la concorrenza di duecentomila giovani col bonus? Siamo condannati e rassegnati a scannarci tra poveri come i capponi del Manzoni senza capire che andando avanti così finiremo tutti ugualmente arrostiti.

      Rispondi

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