Le nostre domande a Epifani. #mobbasta #occupypd

protesta occupypd

Ieri è andata in onda l’ennesima puntata della saga “Desperate Houseparty”.

Il riassunto delle precedenti puntate. Ci hanno fatto discutere per due mesi su un nodo: cambiare lo Statuto del PD nel punto in cui la norma prevede che il segretario sia automaticamente anche il candidato premier. Una norma, evidentemente, superata dai fatti, anacronistica, anche un po’ spocchiosa, oltre che politicamente debole. Quindi, era pacifico che si potesse, si dovesse, cambiare.

La puntata di oggi. Colpo di scena! Quella norma era soltanto il cavallo di Troia. Una volta accettato l’equino all’interno delle nostre mura cerebrali, il passo ulteriore è stato: se allora il segretario non è più candidato premier, la sua base di legittimazione non può essere la stessa del passato: il primo dovrà continuare ad essere scelto con le primarie, quando verrà il tempo della scelta (cioè al momento dello scioglimento delle Camere); il secondo, logicamente, dovrà essere scelto dagli iscritti del partito che ci si candida a guidare.

In teoria non fa una piega. In teoria. In pratica fa delle grinze alte un dito.

Lo Statuto del Partito Democratico, al primo articolo (non uno a caso, dunque), recita: “Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità”; il successivo comma si spinge ancora oltre e “affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.”

Dunque il Partito, oggi, questo è (sulla carta). Quel che chiediamo è una riforma dei fatti, non delle intenzioni. Nelle intenzioni il PD è esattamente quel che noi vorremmo fosse da domani mattina. Il codice etico, lo Statuto, la linea politica votata nelle direzioni, disegnano un percorso puntualmente tradito da un gruppo dirigente teso soltanto a fare del mestiere più precario del mondo, perché sottoposto alle volubili valutazioni degli elettori, una rendita a vita: un tesseramento fuori da qualunque controllo; circoli in larga parte del territorio svuotati di iniziative e contenuti, divenuti soltanto fortini nei quali inscenare faide interne e accordi di spartizione di poteri e prebende; dirigenti eletti da una manciata di tessere che non rispondono a nessuno di eventuali (e ce ne sono) incompatibilità, o cambiamenti di linea politica. Non è questo il PD che avevamo in mente, che abbiamo sempre votato e sostenuto, e che è descritto nelle carte e nelle dichiarazioni pubbliche; non è questo il PD che vogliamo costruire.

Mi pare dunque evidente che se la vostra intenzione è quella di disegnare un partito diverso (e comunque quello attuale, nei fatti ripeto, non è mai stato realizzato), devono esserci ragioni politiche evidenti, che ci devono essere spiegate. La cosa va discussa in tutte le sedi. Non è una variazione da poco. Passare da un Partito federato di iscritti, eletti ed elettori al partito degli iscritti ed eletti, potrebbe pure avere una logica che ai più sfugge; attendiamo quindi che questa Rivoluzione necessaria ci venga perlomeno illustrata; siamo menti fresche, non abbiamo la Vostra esperienza e forse nemmeno le vostre capacità; spiegatecelo come se avessimo sei anni; siamo i vostri iscritti, siamo i vostri elettori.

Lasciamo quindi stare le ragioni di opportunità (se una siffatta Rivoluzione può essere compiuta dalla classe dirigente più contestata della storia, con il partito ai minimi termini di consenso, da un’Assemblea eletta quattro anni prima del tradimento dei 101…); lasciamo stare le ragioni di strategia politica (per non saper né leggere né scrivere, se l’obiettivo è recuperare consensi, si dovrebbero spalancare porte e finestre, non murarvisi dentro…); chiediamo solo risposte. Le domande sono queste:

1) perché Bersani, pur con mandato pieno di ricerca di una maggioranza diversa da quella che avrebbe sostenuto il governissimo, e con continue dichiarazioni pubbliche in tal senso, non è mai andato oltre la proposta “date i voti ad un mio governo, che sarà un governo di Cambiamento”?

2) perché quando, fallito il suo tentativo di formazione di un governo, con la (ovvia, scusate) contestazione grillina “tu che stai nei Palazzi da quarant’anni non sei credibile quando parli di Cambiamento”, salito al Quirinale, non ha chiesto al Capo dello Stato che il mandato venisse affidato a personalità diversa dalla sua?

3) perché il Capo dello Stato, congelando la Costituzione e senza alcun precedente nella storia Repubblicana, non ha di sua sponte ricercato una personalità terza che potesse mettere d’accordo PD e SEL (che si erano pubblicamente dichiarati disponibili in tal senso) e M5S (che non aveva possibilità di alleanze alternative, se il PD è maggioranza assoluta alla Camera)?

4) perché, se l’obiettivo fosse stato quello di condividere con una platea parlamentare la più ampia possibile l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, di punto in bianco la “bellissima sorpresa” è stata l’accordo sul nome di Marini con il PDL, con tutti gli altri partiti tagliati fuori dalle trattative per loro stessa ammissione?

5) Perché se compito del Segretario Epifani è di organizzare il prossimo Congresso che dovrebbe per statuto tenersi entro 4 mesi dalle dimissioni (quindi entro il 23 agosto, art. 5 comma 1 e 2) o al più tardi entro il 7 novembre, alla data del 27 luglio dell’anno del Signore 2013 le procedure congressuali non sono state neppure avviate e stiamo qui a discutere di incomprensibili Rivoluzioni statutarie?

A queste domande avrebbe dovuto rispendere qualcuno, almeno ieri. Se non rispondi, caro Epy, se scappi dalle tue responsabilità e ferisci il nostro desiderio che venga fatta chiarezza, in nome di una politica semplice e pulita, come dovrebbe essere sempre, è normale che qualcuno ti contesti. Ma forse non sei stato messo lì a caso, e il pelo sullo stomaco cresciuto in decenni di militanza sindacale servono da scudo alle manovre di qualcuno.

Attendiamo fiduciosi. Domani è un altro giorno. Chissà che puntata andrà in onda. Noi siamo qua, spettatori sempre più tentati di cambiare canale.

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2 pensieri su “Le nostre domande a Epifani. #mobbasta #occupypd

  1. luigi

    scusa ma l’art. 9 dello statuto non lo prendiamo in considerazione ? O chissenefrega dello statuto?

    Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

    Rispondi

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