Civati e Renzi alleati contro Mister X

misterx

Mentre mancano (sembrerebbe) ormai pochi mesi al Congresso del Partito Democratico, si cominciano a delineare i possibili candidati. Al momento registriamo tre candidati ufficiali, uno in pectore e uno fantasma (lo chiameremo Mister X). I tre candidati ufficiali sono Cuperlo, Pittella e Civati, salvo se altri; quello in pectore è Matteo Renzi, che pur non avendo ufficialmente sciolto la riserva, sta preparando il terreno per la sua (nuova) discesa in campo; Mister X è il candidato dell’Apparato (che probabilmente sta dilungando i tempi di un Congresso che si dovrebbe celebrare ieri, che oggi è già tardi, forse proprio nel tentativo di dare un’identità al misterioso candidato).

Tra i tre ufficiali il più accreditato, lo dico senza partigianeria, è Pippo Civati. Gli altri due soffrono di un peccato originale che, non me no vogliano i loro sostenitori, me li rende invisi perché poco credibili rispetto all’obiettivo che si sono posti e che intendono perseguire: il rinnovamento della forma partito, degli uomini al comando, la democratizzazione vera del processo decisionale interno, una definizione più puntuale dell’identità e dei valori di riferimento di un Partito che non può (soltanto) ambire ad essere maggioritario, qualunque cosa questa espressione significhi.

Il campo si riduce dunque, a mio avviso, ad una sfida a tre: Civati vs Renzi vs Mister X. Non essendo un fumetto, ma una realissima corsa verso la segreteria, condotta con i mezzi e presentando i limiti che tutti sanno, con un po’ di pragmatismo occorre registrare che Mister X rimane il nemico (comune) da combattere.

Certo, tra Renzi e Civati ciascuno di noi potrà avere la sua preferenza, la sua collocazione, le sue legittime aspettative; ma che entrambi incarnino il desiderio di Cambiamento è innegabile. Desiderio che verrebbe strozzato se, persi nelle beghe tra renziani e civatiani, dovessimo alla fine favorire se non la vittoria, il rafforzamento interno di Mister X, rendendo più lento, se non più improbabile, il Cambiamento auspicato.

Di campagne elettorali perse, o non vinte, ne abbiamo subite parecchie. E’ forse il caso di farne tesoro. Registro per dovere di cronaca le aperture di Civati a Renzi: sulla corsa alla segreteria, con l’accenno ad una proposta di un possibile ticket segreteria/premiership; su un fronte comune per contrastare il subdolo tentativo di Restaurazione epifanica di questi giorni (come si sa, l’Epifania tutte le speranze porta via). Non mi pare che a questi appelli siano arrivate risposte (se sono distratto io, appuntatemelo).

Non di meno, quando ci sarà finalmente certezza su date, tempi e modi di questo benedetto Congresso, auspico che i due Innovatori trovino il coraggio, la forza e la capacità di gettare il cuore oltre la diffidenza per allearsi nel modo più efficace possibile contro Mister X. Il Partito è una grande organizzazione, che richiede competenze e capacità diverse a seconda dei ruoli che si ricoprono; è finita la stagione dell’uomo buono per tutti i tempi e tutte le poltrone. Come in una grande azienda, si producono risultati migliori se ciascuno ricopre al meglio il proprio ruolo, assegnato secondo le capacità dimostrate.

In conclusione, il finale di questa bella storia che stiamo scrivendo, vorrei che si concludesse con la certezza della vittoria del bene contro il male.

Senza perdersi a discutere su quale sia il bene migliore; il male è comunque, sempre, incontrovertibilmente, ben peggiore.

Non diamogli occasioni.

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