Dateci l’alternativa. PD+M5S

Il Governo Letta ha visto velocemente sbriciolare le ragioni politiche che ne giustificavano l’esistenza, i pilastri ideali che lo tenevano in piedi, anche se in verità a molti è apparso subito una costruzione piuttosto traballante e raffazzonata.

Raccontavano che era un governo “necessario” perché occorreva metter mano alle urgenze del Paese. L’urgenza era tale che dopo due mesi persi a girare a vuoto, finalmente si arriva a formare un Governo; che ne perde tre rimandando tutto il rimandabile, e limitando la sua (poco) incisiva azione all’ordinaria amministrazione, gestendo anche male alcuni nodi spinosi che incontra sul cammino (vedi caso Kazaco). E via il pilastro numero 1.

Raccontavano che era un governo “di pacificazione” e di cambiamento; tanto che, per dare il segno del nuovo corso, si costringeva la ministra Josefa Idem a dimettersi dal suo incarico in virtù di una presunta evasione fiscale; presunta, perché nel merito la Cassazione non si è ancora pronunciata. Ma, si sa, il garantismo per alcuni è un lusso, per altri vige anche post-cassazionem. Pilastro n 2 crollato, quindi, con la condanna a Berlusconi di ieri e le dichiarazioni della parte della maggioranza a lui vicina (che non coincide con il PDL, ma ad occhio pare essersi ambiguamente allargata).

Raccontavano che a questa maggioranza non c’è alternativa. E questo è l’unico pilastro che per ora regge. Se il Movimento 5 stelle fosse intelligente, lungimirante, lo farebbe miseramente crollare. Spaccherebbe il PD, direte, ma il PD è già spaccato. Una frattura tra elettori ed eletti, e tra gli stessi elettori: di ala moderata e progressista, tra fedeli alla linea, qualunque essa sia, e “dissidenti”; che sembra mantenere una certa integrità solo tra gli eletti, ma forse più per spirito di corporazione e di sopravvivenza che altro. E comunque il Movimento dovrebbe fare il suo lavoro, che non è certo aiutare il PD. Il suo lavoro dovrebbe invece essere quello di dare corpo alle idee che ha espresso, e in base alle quali ha raccolto e costruito il consenso. Altrimenti è aria fritta, e come un soufflé infornato male, rapidamente si sgonfierebbe.

Lungi da me dire cosa dovrebbe fare un avversario, che pure sento molto più vicino di altri. Allora invertiamo i ruoli.

Se il PD fosse intelligente, saluterebbe questa maggioranza, dicendo chiaramente che alla prima occasione (persa quella di ieri) un’alleanza con il partito di un condannato per un grave reato contro la collettività, non potrà essere portata avanti.

Se il PD fosse intelligente, metterebbe il Movimento con le spalle al muro. Dicendo: ragazzi, o troviamo un accordo noi, o si va tutti a casa. Proponendo un tavolo per discutere di riforme possibili, di azioni di governo condivise, di uomini che garantiscano per tutti (e ve ne sono). Che non sia solo quindi solo l’irricevibile proposta bersaniana, fatta apposta per farsi sbattere la porta in faccia e chiedere il soccorso dall’amico-nemico storico. Che quella porta, certamente chiusa, non la si sia voluta spingere fino in fondo, per timore – non sia mai – che si potesse aprire all’improvviso, è idea che non mi abbandonerà mai, e che trova peraltro in continuazione nuove conferme (#sonmicamatto).

Se il PD fosse intelligente, approfitterebbe di questa occasione di debolezza per battere Berlusconi politicamente, come da secoli e fino a ieri pomeriggio va dicendo di voler fare. E quale migliore strumento di battaglia politica che un patto di legislatura, difficile e tortuoso ma non per questo meno affascinante? Di un governo del Fare che faccia davvero?

Se il PD fosse intelligente, prenderebbe per primo l’iniziativa. Non starebbe stancamente ad aspettare. Di fronte alla sua totale apertura e disponibilità al dialogo, cristallina e vera più di una diretta streaming, un rifiuto del Movimento 5 Stelle a qualunque tipo di collaborazione, come qualche guru sostiene, indebolirebbe anche l’altro avversario. Consentendo ad un PD rinnovato dal Congresso, di stravincere le prossime elezioni, dovendosi scontrare con avversari deboli, non ultimo perché sarebbero sempre gli stessi: Grillo da una parte, Berlusconi dall’altra; mentre noi avremo proposte e uomini nuovi.

Se si vuole dare un senso alla parola Cambiamento, questa è (di nuovo) l’occasione giusta. Potrebbe non essercene un’altra. Non lasciatevela scappare.

Se il problema è solo di chi fa la prima mossa, fanculo, la faccio io. #perquelchevale

 

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