Il tafazzismo sinistro.

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Le utopie non sono finite. E non parlo delle vecchie, dello scontro tra i due blocchi ideali del liberismo e del socialismo, che pure hanno strascichi pesanti nella cultura del XXI secolo; parlo di nuove utopie, contemporanee, e proprie della politica italiana. Sono lì, non le vede nessuno, si fa fatica a definirle, ma ci sono.

Il risultato elettorale ci consegna un Parlamento diviso in terzi, salvi gli altri partiti, sono di corollario e, comunque, non rilevanti o determinanti. A seconda di come la si vuol vedere, la realtà appare contrapporre:

– un blocco di partiti storici (PDL+PD), che hanno dimostrato soprattutto negli ultimi 20 anni un’incapacità di azione che, non affrontando o risolvendo i nodi cruciali dei mali italiani, ha reso ancor più pesante le conseguenze della Grande Crisi; contrapposto ad un blocco (M5S) di giovani leve, politicamente vergini, con un bagaglio di idee nuove e nuovi occhi per guardare il mondo, l’Italia, e le soluzioni ai suoi problemi ed eccessi, che accusa l’altro blocco di essere una casta che non si interessa dei problemi reali degli italiani, mirando esclusivamente all’autoconservazione e al mantenimento di potere e carriere.

– in alternativa, lo stesso schieramento globale può essere visto come diviso in un blocco (PDL) di conservatori, tenuti insieme dalla difesa degli interessi politici, economici e giudiziari del loro leader, che ha la maggiore responsabilità del ritardo italiano fin qui accumulato sul fronte delle riforme avendo governato in condizioni favorevoli a poter incidere per larga parte degli ultimi venti anni; contrapposto ad un blocco (M5S+PD) di riformisti, con tutti i limiti possibili alla loro azione (il PD per essere un partito con al suo interno un gruppo dirigente “conservatore”, il M5S per essere un movimento giovane ed indefinito e succube degli umori e dei fini dei suoi due creatori), ma portatori di una tensione ideale che, se debitamente concretizzata, può dare frutti e creare le condizioni per un nuovo ciclo politico che, fallito il precedente, renda il Paese finalmente moderno ed europeo.

Chi mi legge lo sa, io la vedo nel secondo modo; nondimeno riconosco che in tanti guardano alla situazione politica italiana dalla prima prospettiva. E, coerentemente, ritengono che la migliore soluzione, per il Partito Democratico, sia dimostrare che la “vecchia” politica ha fallito, ma che è in grado di rigenerarsi e portare il rinnovamento che la società chiede; che la casta non esiste se non nelle fantasie di un comico, e contrastando quindi, con i fatti, le grida e le proteste populiste e demagogiche del movimentismo nostrano.

Sarebbe bello, e ambizioso. Peccato che ci si dimentica che i nostri interlocutori, con i quali realizzare un tale ambizioso progetto, sono la banda di Silvio Berlusconi. Gli stessi che, dalla bicamerale in poi, hanno rovesciato ogni tentativo di Riforma cercando di barattarle con inaccettabili diktat. I tentativi di dialogo si sono sempre, più di una volta, infranti contro un muro. Pensare di riuscire finalmente a portarli a termine, ora, significherebbe che per vent’anni hanno recitato un insulso teatrino, essendo le differenze superabili con un po’ di sforzo, o per il bene dell’Italia (perché prima per il bene di chi operavano?).

Oppure, come credo, il dialogo con questa destra non è possibile. Né ieri, né oggi. Continuare ad inseguirli significa atomizzare la residua forza elettorale del nostro partito. Uno spiumaggio al quale assistiamo impotenti, perché oltre che urlare all’errore, oltre che chiedere un Congresso per tentare di spiegare perché lo sia, altro non possiamo fare.

Quindi. Non dico che la visione dei riformisti (nei quali dobbiamo per forza inserire i grillini, piaccia o non piaccia, tenendo conto oltre che della forte richiesta di cambiamento del sistema, anche di alcune istanze che tutto sono meno che conservatrici – dagli F35 all’omofobia, al conflitto di interessi e alla riforma dei sistemi oligopolistici, primo fra tutti di quello radiotelevisivo, ecc.; a nulla valendo alcune contraddizioni che sono più nelle parole dei suoi leader che nei fatti dei suoi parlamentari) contrapposti ai conservatori sia facile da percorrere e per forza vincente. Ma è l’unica alternativa che può evitare di schiantarci, di nuovo, e di sicuro, contro un muro.

Ritrovandoci tra qualche anno, con un forte mal di testa, a fare i conti con autoanalisi degli errori commessi, a contare gli elettori persi, nella sempre faticosa e umiliante ricerca di qualcuno a cui dare la colpa.

Anzi no. Per portarci avanti con il lavoro, il capro espiatorio è già stato individuato. E’ colpa del sinistro tafazismo di alcuni “irreducibili” che non ci stanno, che non capiscono, che con i loro schiamazzi fighetti ostacolano l’opera dei geni al lavoro. Tra gli altri, #ècolpadicivati.

Bene, avanti così, fino alla distruzione totale.

Del PD.

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