Il prezzo del cambiamento.

Dopo una mezza primavera e una mezza estate passate a parlare di Cambiamento, a sognare percorsi nuovi per la politica e la democrazia italiana, a raccontarci la stanchezza e l’insofferenza nei confronti di una classe dirigente che parla senza sosta senza mai dire niente, eccoci arrivati quasi al dunque. Manca la data del Congresso, certo, ma come in un immenso Risiko le truppe si spostano già da un continente all’altro preparandosi all’attacco quando verranno finalmente distribuiti i dadi e si comincerà a giocare.

Il problema è uno e uno solo. Manca nel mazzo degli obiettivi possibili, quello che ci siamo dato e raccontato per una mezza estate e una mezza primavera.

Ovvero vincere il gioco distruggendo tutte le armate in campo, rappresentanti di tutte le correnti del Partito Democratico, causa primaria della crisi del Partito, dell’ingovernabilità dell’Italia se il governo sciaguratamente tocca al Pd, dell’impotenza e dell’inefficacia di ogni velleità di Cambiamento del Paese, se l’obiettivo finale di ciascuna corrente è imporsi sulle altre o mantenere la propria ciambella di potere.

Correnti di pensiero sì, dunque. Feudi di potere no, invece. E’ chiaro.

Ma come in un immenso Risiko diventa impossibile vincere perseguendo l’obiettivo di distruggere tutte le armate sul tabellone senza distruggere anche le proprie; e parimenti senza speranza poter pensare di distruggerle tutte senza schierarne, veniamo al nocciolo della questione: per quanto una singola mozione potrà essere zeppa di belle parole e buone intenzioni, e rappresentata da un campione del Nuovo, per imporsi avrà bisogno di truppe. Illudersi che nel PD si assisterà ad un tesseramento di massa che possa diluire il potere dei feudi e veicolare il consenso su una mozione o su un candidato “pulitore” è davvero una bella favola alla quale chi ha un minimo di senno non può davvero credere. Buona forse per essere raccontata a quell’ampia fetta di elettorato che segue le vicende dalla TV o da un social network.

E quindi: le truppe sul campo di ieri, decideranno la partita di domani. Le stesse, con qualche nuovo inserimento forse, ma in sostanza quelle. Semplicemente cambieranno generale, ammutinandosi al vecchio per poi giurare fedeltà eterna al nuovo. Il quale saprà bene che la fedeltà è eterna finché conviene ai suoi sottoufficiali.

E dunque. Attenzione candidati a scegliere bene le vostre truppe. L’Italia è grande, certamente, non si pretende di conoscere ogni storia locale. Ma pure il vostro lavoro è questo. E al di là delle capacità di ognuno, al di là delle belle parole e dell’efficacia della comunicazione, sarete giudicati anche da questo.

Scegliete bene, e se saranno loro a scegliere Voi, trovate il modo di non tradire chi al verbo “Cambiamento” ci avrà ingenuamente ma appassionatamente creduto.

Che poi “Cambiamento” un verbo non è; ma il miracolo, non solo grammaticale, sarebbe farlo diventare il verbo del futuro Partito Democratico.

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