Il tempo delle scelte. Difficili.

Lo scorso aprile, di fronte allo sfascio causato dalle bizzarre – definiamole così, per carità di patria – scelte politiche del PD Nazionale, ho deciso che non avrei più delegato politici e politica nella speranza che mettessero in pratica le mie (e le loro, a parole) idee e programmi, decidendo di profondere un impegno deciso e diretto nel partito nel quale ho militato e che ho sempre sostenuto da elettore. Con l’intenzione di servire il Partito e non con l’ambizione di servirmi del Partito, che pure anima tanti, lì dentro.

Ero convinto, e lo sono ancora, che le Istituzioni pubbliche, nella cui inefficienza e corruzione identifico larga parte della zavorra che impedisce al nostro Paese, e alla nostra Regione, di volare alti verso l’orizzonte che meritano, non possano davvero cambiare se a cambiare non sono per primi i partiti, al cui interno vengono di volta in volta scelte le personalità incaricate di guidare la macchina pubblica, e i metodi di confronto e selezione degli stessi, ottima scuola (palestra, la definirebbe Fabrizio Barca) per prepararsi ad affrontare ruoli istituzionali con successo e competenza.

Durante questo brevissimo percorso ho incontrato molte persone, tutte animate dallo stesso sentimento e concordi con l’obiettivo: cambiamento! Nel PD, e nelle istituzioni.

Qualche giorno dopo la rielezione di Napolitano, tuttavia, com’è noto, il Presidente della Regione Basilicata rassegnava le dimissioni, anticipando così il voto per le Regionali rispetto a quello Congressuale. Non abbiamo quindi avuto tempo e modo di cambiare il partito per cambiare le istituzioni regionali, come da nostra intenzione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Outsider a parte, che hanno la stessa probabilità di vincere le primarie quante io di vincere una medaglia olimpionica nei cento metri piani, non siamo riusciti a costruire una candidatura tanto credibile e tanto forte da poter sfidare credibilmente lo status quo.

I veri candidati oggi in campo sono dunque Piero Lacorazza e Marcello Pittella.

Uno risponde pienamente all’identikit di chi dovrebbe incarnare il cambiamento necessario, ma la cui candidatura è pur figlia di un accordo tra i massimi capicorrente locali; l’altro appartiene ad una dinastia di politici di lungo corso, ed egli stesso lo è non da poco, toccato dalla questione morale a tutti nota, ma (quasi) libero da endorsement imbarazzanti. A premesse invertite, non avrei avuto praticamente dubbi, e il mio candidato sarebbe certamente stato Lacorazza.

Il rischio che invece il Presidente Lacorazza diventi piuttosto “una” Corazza, dietro la quale si possano rifugiare i notabili che tengono imbrigliato un cavallo di razza, come la nostra Regione sono convinto che sia, al palo dell’indigenza e della penuria lavorativa – in mancanza di un visione progettuale di lungo corso, che unisca tutto il Partito Democratico, o gran parte di esso, e che muova le energie e le risorse verso quell’unico obiettivo condiviso – c’è, ed è notevole.

Tuttavia registro che alcune parole d’ordine di una candidato e non dell’altro sono in sintonia con la nostra idea di PD e Basilicata. Cambiare, ma insieme. Rinnovamento nelle liste del Consiglio Regionale. Nessun premio di consolazione ai secondi o ai terzi. Utilizzo delle royalties per creare lavoro, e non per incassare altri soldi da sprecare. Riduzione della babele di piani burocratici che oberano le imprese. Necessità di un confronto serrato all’interno del Partito per ricercare le migliori soluzioni ai problemi noti, e a quelli che incontreremo.

Parole, lo so, sono soltanto parole. E’ possibile che la vecchia classe dirigente si sia resa conto della propria inadeguatezza ai tempi che corrono, del fallimento della propria azione politica, della necessità di fare un passo indietro e dare voce ad una nuova generazione, che è quella che maggiormente patisce i morsi della crisi, mettendo in mano la Regione ad un trentaseienne, se pur già di notevole esperienza? Difficile non lasciarsi andare ad una facile incredulità.

Ma da iscritto a questo Partito, e che questo partito lo vuole cambiare in profondità a partire dal Congresso, sono oggi chiamato a scegliere l’interlocutore istituzionale di domani. E se la scelta è tra l’impegno, o piuttosto l’investire i due euro delle primarie per comprarmi un gelato, io scelgo l’impegno (e il mio indice glicemico ringrazia). E tra un rampollo di buona famiglia, magari animato dalle migliori intenzioni, ma che vuole porsi solo al comando, e un nuovo amministratore, che dovrà fare i conti con gli umori di tanti, troppi, a partire da lunedì, ma con il quale noi stessi potremo aprire un confronto anche serrato all’interno del nostro riformato Partito, io scelgo il nuovo; non mi illudo; e mi preparo al confronto: se sarà vero cambiamento, saranno i fatti di domani a dirlo, non solo le parole di oggi.

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