Il Cliente.

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Entro nel seggio elettorale. La palestra è gremita, si profila una discreta attesa. Incontro un amico. “Ciao”. Ciao. Francamente rimango stupito del numero di partecipanti a queste primarie. Ma non era in crisi il rapporto politica-cittadini? “Guarda lì” mi dice il mio amico.

Seduto sugli spalti un signore annoiato di mezza età ha sulle gambe una cartella con parecchi fogli e una penna in mano. Mi dicono, spunta i nomi di chi entra dalla porta. Fa l’appello, praticamente. Le gioiose macchine da guerra delle clientele si sono messe in moto e oggi segnano alla lavagna i buoni e i cattivi. Per i cattivi, se vincessero loro, non c’è speranza. Per i buoni, c’è solo la speranza.

“Mi aspettavo che qui fuori mi corresse incontro qualcuno dandomi due euro e un consiglio su chi votare” dico ridendo… “Sì lo so, dev’essere qui da qualche parte” mi risponde serio lui. Cazzo, io scherzavo.

Intravedo in fila una faccia nota. Non può essere lui, che ci fa qui? Se c’è una persona che non potrebbe essere più lontana dalla politica è proprio lui. Non posso resistere: devo chiedere, devo capire.

“Ciao caro, che ci fai in fila?”
“Sto votando.” mi dice lapalissianamente. Si vede che non ha molta voglia di parlare.
“Non mi dire! E per chi voti, se posso chiederlo?”
“E tu per chi voti?”
Se fosse uno, non dico che si informi, ma almeno leggesse le cose che scrivo su facebook, lo saprebbe. Quindi baro.
“Anche io! E’ un amico.”
“Il candidato è amico tuo?” gli chiedo incredulo.
“Nooo. Un amico me l’ha chiesto…. gli facciamo un favore… che vuoi, di questi tempi…” Capito.

E’ un Cliente.

Un giovane non più giovane, famiglia a carico. Lavoro poco, precario, per un’azienda privata fortemente dipendente dagli umori del pubblico. Il limbo ideale all’interno del quale pescare consenso. Promettere, promettere. Se si vince le cose cambieranno. Per lui, non per tutti. Un posticino al sicuro, un misero stipendio strappato ad altri magari più bravi, non lo sapremo mai.

E’ così che si vince. E’ così che ce la si gioca. Chiunque non possa contare su questa forza, non entra nemmeno nella partita. Chi paga le conseguenze di questo sistema, colui che perde? No, le paghiamo tutti. Se non sei un cliente, non sei. Se lo sei, non è detto che tu ottenga quanto promesso. Tra sei mesi ci sarà un’altra elezione, e poi un’altra ancora. Sarai chiamato di nuovo, e poi ancora. Forse alla fine il favore lo otterrai, e magari lo avresti ottenuto comunque, come tuo diritto di normale cittadino, o ricompensa di lavoratore onesto. Ma diventerai fedele e riconoscente a vita. Oppure ti stancherai di aspettare, e diventerai cliente di qualcun altro.

Funziona così, e tu non puoi farci niente. Forse non riesci nemmeno a capirlo. Se stai buono, se fai quel che ti dico, andrà tutto bene. Devi solo fidarti. E aspettare. I politici sono i nostri Santi laici. Se non ti è rimasta nemmeno più la fede, puoi sempre pregare il politico di turno. Lui ti rassicura, ti ascolta, ti dice che se ce la faremo, ce la farai anche tu. Ti accarezza con il sogno di una vita “normale”. E tu sei contento. Cos’altro potresti fare? Di politica non ci capisci nulla; e istintivamente nemmeno ti fidi di tutte quelle risse, quelle parole, quelle promesse vuote. Meglio affidarsi a uno che le promesse te le fa guardandoti negli occhi e inserendoci dentro il tuo nome e cognome.

A noi, invece, sognatori adolescenti, non resterà che fare i conti con una macchina pubblica scassata. Nelle clientele uno vale uno. Il tuo voto conta uno e si somma alle altre migliaia. Non importa chi tu sia, cosa fai, da dove vieni, se sei intelligente o sei un minchione. Voglio il tuo voto. Tu ce l’hai, tanto basta. Sapendoci fare, sarai infilato nella lista dei mantenuti, per sempre, e a carico dello Stato, quindi nostro. Ricordiamocelo, quando ci ritroveremo a fare i conti con una burocrazia inefficiente e ridondante che si fa girare le balle. La maggior parte di loro sono Clienti. Clienti che ce l’hanno fatta, hanno vinto. Non sono necessariamente i migliori sul mercato. Hanno puntato, è uscito il loro numero, hanno incassato.

Basta. Non possiamo andare avanti così. Costruiamo un partito nuovo. Un partito che non ha bisogno delle primarie per dirsi Democratico. Dove la dialettica interna è forte, quotidiana, ma dove siamo tutti diretti verso un’unica spiaggia. Non importa chi guida la nave, importa il viaggio e la destinazione. Arrivarci, e arrivarci bene, dev’essere il nostro obiettivo.

Per andare avanti dobbiamo fare un passo indietro: riaprire il partito agli iscritti, quelli veri. La tessera a punti è un’idea bislacca ma rende: non basta pagare la quota d’iscrizione. Se ti impegni, se partecipi, se ci sei, conti. Se no sei solo un numero. Sei solo un Cliente.

Le correnti hanno bisogno di clienti. Il partito, la Basilicata, il Paese, ha bisogno di elettori. Ha bisogno di libertà.

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2 pensieri su “Il Cliente.

  1. Pingback: Voglio un partito chiusissimo. | Democrazia e Sviluppo

  2. Pingback: #LiberaIlListino | l'Altra Opinione

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