Oggi è un altro giorno. #primariePD

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Impressioni a caldo su questa campagna congressuale al fianco di Pippo Civati.

DATI NAZIONALI

C’è poco da dire: Renzi ha stravinto, ha raccolto consensi in una proporzione che non credevo possibile, e ha quindi il diritto di dettare la linea del Partito. Il che mi preoccupa non poco, soprattutto dal punto di vista del contenuto politico e della struttura interna del partito. Tuttavia ritengo che Renzi sia di passaggio in segreteria, e che miri altrove. Raccolgo con favore le prime parole sul ricambio della classe dirigente (immagino si riferisca agli sconfitti, ma anche nelle sue file dovrebbe fare un po’ della pulizia promessa) e il quasi ultimatum al Governo, rafforzato dalla considerazione che con un governo che tira a campare all’indefinito, anche la sua posizione di premier in pectore si indebolirà. Complessivamente si potrebbero quindi osservare sostanziali novità nella linea del PD, e nella direzione che auspichiamo: governo di breve durata per fare 2-3 cose importanti, ricambio della classe dirigente. Non credo avrà voglia e tempo per rimettere mani alla riforma del partito: il progetto di Barca resterà in un cassetto, ed è peccato. Vale però la pena attendere gli sviluppo di questa fase di transizione, e vedere come va a finire.

Non lo nascondo: il dato di Civati è complessivamente deludente, e l’ha ammesso lui stesso, con l’onestà intellettuale che tutti gli riconoscono (ricordate i politici che vincono sempre? Scordateveli). E’ vero che il terzo incomodo non ha mai raccolto consensi così alti in un’Italia ormai bipolare (anche clinicamente). Ma è una magra consolazione. Puntavamo almeno al 20%, puntavamo a superare Cuperlo. Ma mentre Cuperlo raccoglie quel che doveva, ci ha penalizzato il risultato straordinario del sindaco di Firenze. Nulla di grave, per carità, e pesa a mio avviso (mi sorprende che nessuno lo abbia detto) il calo dell’affluenza: a caldo posso azzardare che siano rimasti a casa quei delusi bersaniani che invece contavo saremmo riusciti a convincere e muovere all’azione. Quasi cinquecentomila persone che avrebbero potuto definitivamente mandare in soffitta una vecchia politica e mandare il partito verso il futuro. Posso solo immaginare che abbiano pensato di star fermi un giro, e vedere cosa il Partito sarà in grado di combinare, dopo tante delusioni (ormai consegnato alla storia il motto “Pippo, se diventi segretario voto il PD. Ma alle primarie non ci vengo, non ce la faccio”).

Un risultato buono ma deludente, diciamo così, e di certo l’idea di spostare a sinistra il partito, di renderlo solido, con una chiara identità, per il momento è rimandato. Qualcuno sarà tentato di mollare gli ormeggi, lo capisco, e abbandonare l’impegno. Ma, come detto sopra, a mio avviso vale la pena attendere qualche mese: abbiamo aspettato anni, non è la fine del mondo, e in politica i risultati si conquistano conquistandoli (ora basta con questo slogan però!)…

BASILICATA

In Basilicata siamo andati bene, date le premesse (è la regione di #Pittellachi). Dove abbiamo costruito un gruppo, anche piccolo, dove qualcuno si è preso la briga di portare il messaggio e spiegare cosa volevamo fare, raccogliamo consensi. Certo la Basilicata è grande e poco popolosa (siamo l’Australia d’Italia, per renderci conto…), e i nostri mezzi limitati. Abbiamo iniziati due mesi fa, e solo sei mesi fa ero il solo a volere Civati in Basilicata, dopo l’esperienza di #occupypd. Abbiamo raccolto amici, vecchi e nuovi strada facendo, e confido che tanti continueranno a contattarci, magari incuriositi da questo strano fenomeno. Troppo bello per essere vero, forse, troppo pulito per essere credibile, probabilmente. Ma tant’è. Noi stiamo qua, e le cose le faremo, facendole (ma non dovevamo smetterla con ‘sto slogan?)

Nel Materano spiccano il dato di Tursi (quasi il 32%) e Bernalda (26%). Nel Potentino Savoia di Lucania (33%) e Pignola (25%) sono tra i comuni più “Civatiani” della Regione. Nei due capoluoghi siamo sopra il 10% ed è una conquista incredibile. Partendo dal dato di bandiera dei congressi locali, schiacciati dal peso del tesseramento a pacchetto e delle corazzate in campo (parlamentari, europarlamentari, sindaci, assessori, consiglieri regionali e comunali :-0 – gente che vive di politica da una vita e ha incredibili mezzi a disposizione, anche economici), nel voto più “libero” dimostriamo che una Basilicata diversa esiste. Anche il dato straordinario di Renzi dev’essere letto in quest’ottica: il consenso raccolto supera abbondantemente il peso relativo degli endorsement locali che l’hanno sostenuto. Credo quindi che stavolta sia stato premiato il messaggio di rinnovamento del Sindaco, il che consegna ai depositari di questo messaggio qui da noi una diretta responsabilità. Su questo piano, ci sono certamente ampi margini per collaborare e portare decisamente il partito su un’altra rotta, anche in Basilicata. Soprattutto, in Basilicata.

Ultimo dato: poco ufficialmente dovremmo aver eletto il nostro capolista Andrea Casarano all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Se fosse, diventerà il nostro riferimento. Intorno alla sua azione, all’agenda nazionale, costruiremo nel nostro piccolo, quel partito che abbiamo in testa. Magari utilizzeremo Facebook invece che pompose assemblee nelle Sale Convegni di prestigiosi alberghi. Ma è il contenuto che conta, non il contenitore.

Attendiamo l’ufficialità, ma anche se non dovesse scattare il seggio, la nostra azione non si fermerà. Ci guarderemo intorno, dialogheremo, come avevo proposto già sabato, nel post che apre questo articolo: collaborando e discutendo con chiunque abbia la nostra stessa premura: riportare il partito vicino alla gente, senza avere la pretesa che sia la gente a inseguire il partito ovunque decida di andare. Non siamo civatiani, siamo Democratici. Abbiamo idee diverse, forse, anzi certamente. Ma il bello è proprio questo, e chi ci ha votati lo fa fatto proprio per questo.

Una nuova stagione sta per aprirsi. Gli ingredienti sono diversi da quelli che avevamo in mente, ma i bravi chef sanno tirar fuori ricette straordinarie anche dagli avanzi del frigo. Ce n’è abbastanza per essere ottimisti, ma non a sufficienza per non essere concentrati.

Andiamo avanti. Oggi è già un altro giorno.

 

P.S.: ringraziare dopo il voto mi è sempre sembrato un po’ da cafoni. Ma non ce la faccio: grazie a chi ci ha votato, ma soprattutto a chi si è impegnato dedicando tempo e anche soldi alla causa, producendo bile in quantità industriale, non arrendendosi nemmeno quando qualche “potente” faceva chiaramente capire che la strada scelta si sarebbe rivelata infausta per la sua giovane vita e la sua prospettiva di carriera.

Un grazie a voi, ragazzi. E un vaffanculo a loro: se lo meritano tutto.

 

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