La finta Rivoluzione della legge elettorale.

Senza nome

In due anni, dal 1991 al 1993, gli italiani spazzarono via la prima Repubblica, con la stagione referendaria che bocciò prima le preferenze, poi il finanziamento pubblico ai partiti. Nel mezzo, Tangentopoli fu solo la spia che segnalava che la diga stava cedendo e il sistema stava crollando.

In questi giorni in molti ritirano fuori quei referendum. Io nel 1991 avevo 13 anni. Ma ricordo quella stagione fibrillante e ribelle: i “grandi” si dicevano stufi dei partiti, della gestione clientelare del potere, del sistema di raccomandazioni, della spesa pubblica a pioggia (ricorda qualcosa?).

Era un sistema basato sulle preferenze , sul finanziamento pubblico, sul sistema elettorale proporzionale? Il popolo le bocciò, nella speranza che il sistema cambiasse, nell’impossibilità o nella inopportunità di cambiare direttamente il proprio orientamento di voto, molto meno fluido dell’attuale, alle elezioni.

Questi i miei ricordi, questa la mia sensazione.

Oggi qualcuno chiede di nuovo di introdurre le preferenze, forme legittime e regolamentate di finanziamento ai partiti (in realtà mai scomparso, si è voluto solo cambiare nome ai soldi), una legge meno maggioritaria che garantisca la governabilità senza però mortificare la rappresentanza. Gli si risponde ripescando i risultati di quella stagione referendaria: gli italiani si sono già espressi, e poi non è che con le preferenze il sistema fosse migliore…

Ora, a parte che 23 anni dopo quasi due generazioni si sono alternate e la platea non può più essere la stessa; ma se la lettura che ho nei miei ricordi è esatta, quel tecnicismo referendario fu politicissimo: una spallata al sistema politico, che sarebbe poi definitivamente franato sotto la scure della magistratura e del mancato sostegno di pezzi di potere economico italiano, sceso direttamente o indirettamente in campo, alla riceca di nuovi equilibri.

23 anni dopo, abbiamo cambiato legge elettorale, abbiamo sostituito il nomen della classe politica che ci ha rappresentato, ma il quadro non è cambiato: stiamo ancora qui a lottare contro quello stesso sistema, diventato se possibile anche più pervasivo e capillare; stiamo ancora qui a denunciare iniquità e malgoverno; stiamo ancora qui a scrivere di CAMBIAMENTO necessario per non naufragare.

Perdonatemi la chiosa, ma il Cambiamento necessario non passa, non può passare per una legge elettorale. Il maggioritario, le soglie di sbarramento, i listini bloccati, non hanno migliorato la qualità dell’azione politica e della classe dirigente. Anzi…

La Rivoluzione che chiediamo, e che con modestia cerchiamo di propagare e propagandare, è una Rivoluzione Culturale: capire che se il tuo vicino di casa sta bene, stai bene anche tu; che se abbattiamo le clientele, è vero che dovrai fare la fila come tutti per fissare una visita da quel bravo specialista della Asl, ma la fila sarà di pochi giorni, non di mesi, o anni; che se ci liberiamo di quel dirigente incompetente messo lì perché amico degli amici,  tuo figlio dovrà sì fare un concorso come tutti per avere un posto in quell’ufficio, ma i posti a disposizione saranno di più perché le risorse saranno spese meglio e non finiranno decurtate dai mille rivoli della rete clientelare; senza contare la qualità dei servizi e della nostra vita.

Invece, per paura o per pigrizia, non ci azzardiamo nemmeno ad immaginare una diversa modalità di regolamento della vita sociale ed economica, nonostante gli esempi virtuosi da imitare e da mettere a sistema siano vicini a noi, in Europa, e tanto spesso anche dentro l’Italia.

E quindi: scegliamo la legge elettorale migliore possibile, ma senza aspettarci che risolva i mali che sono dentro noi stessi.

Dopotutto: è solo una misera legge elettorale.

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2 pensieri su “La finta Rivoluzione della legge elettorale.

  1. N.C. Autore articolo

    Sono contento che stai male, voglio dire sono contento che hai tempo per leggermi, così la prossima volta nelle discussioni vis-à-vis sarai più preparato 😀
    Non posso che sottoscrivere il tuo commento, ma la sensazione che Matteo abbia qualche cambiale di riconoscenza, diciamo così, con Berlusconi, non mi esce dalla testa. Lo so, è un argomento grillino, ma fin tanto che sarò libero di pensare, non dovrò avere padroni. O viceversa.
    Un saluto, guarisci presto 😉

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  2. vito

    caro amico, l’influenza che mi ha costretto a casa, mi permette di dedicarmi alla lettura del Nino pensiero. Sono pienamente d’accordo con te. La priorità non è la legge elettorale ma il cambiamento di questo paese. Qualcuno dice che l’una e il presupposto dell’altro….. sarà ma se, facciamo gli scongiuri, dovesse tornare a vincere il pregiudicato questa legge elettorale rischia di fare soltanto da puntello alla conservazione del peggiore status quo. La corruzione è il male che divora l’Italia, che premia i furbi e punisce i meritevoli, che strangola sul nascere qualsiasi tentativo sano di sviluppo economico. Fossi stato Renzi sarei partito da lì, il Berlusca è all’opposizione ed Alfano ha bisogno di rifarsi la verginità e anche i 5 stelle non avrebbero potuto tirarsi indietro davanti ad una vera legge anti corruzione (pubblica e privata). Non vorrei che la smania del tutto e subito abbia offuscato la mente del giovane Matteo; d’altronde Vendola ha avvertito:l’abbraccio del caimano può essere letale.

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