#Bankitalia2: le bugie di @GiorgiaMeloni

Meloni
Mi segnalano questo video dell’intervento dell’On. Giorgia Meloni in Parlamento sul decreto Bankitalia, e mi chiedono cosa ne penso. Quello che penso di questo decreto l’ho già scritto qui. Riprendo quindi il discorso della Meloni solo per mettere in evidenza come con un tocco di retorica e di malizia si riesca a darla a bere a centinaia di migliaia di elettori che non potendosi o non volendosi informare si abbeverano alla fonte della chiacchiera nutrendosi di nulla. Garantendo però un posto in Parlamento che potrebbe forse essere impiegato più utilmente. Ma capisco che rispetto alla media, si finisca per fare anche bella figura: nel Paese degli orbi, quello con un occhio solo è dottore.

E quindi. Riassumo in breve i passaggi del discorso.

1) Min 0:00 – L’introduzione del discorso prevede accortamente l’utilizzo di parole forti : trucco, porcata. Serve da sveglia al pubblico: “Ehi, ascolta, sto parlando di cose che ti interessano!”. Anche l’inevitabile reazione dell’Aula a queste parole è funzionale a creare il clima da novella Giovanna d’Arco. Infatti la Meloni se lo gusta tronfiamente tutto.
TEATRALE.

2) Min 1:40 – Ironia. “E’ ridicolo parlare di abolizione dell’IMU nei giorni in cui gli italiani stanno comunque pagando una tassa sulla casa”. Qui il riferimento è corretto, e si riferisce alla miniIMU resa necessaria dal raccordo tra le norme che inizialmente ne consentivano l’aumento, in alcuni comuni, e la successiva volontà di abrogarla. Questo sì un vero pasticcio, che la dice lunga sulla (poca) visione dell’esecutivo in materia di riforma fiscale e di politica economica e sull’improvvisazione, in un momento in cui sarebbe necessario scegliere una strada e percorrerla fino in fondo, piuttosto che cincischiare all’infinito. La nostra mette quindi a segno un facile rigore a porta vuota. Ma ci sta.
IRONICA.

3) Min 1:58 – Riprende la teatralità: “ennesima legge marchetta a favore delle lobby amiche”, “atto di altro tradimento del popolo italiano”, “autentica truffa di Stato”, espressioni, come da manuale, scandite lentamente e proferite con voce di un tono superiore. Come sopra, si inserisce nel solco della populistica introduzione al discorso e serve per sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del telespettatore; fa una scrematura dell’odiens, per così dire, aguzzando l’orecchio di quella parte di elettorato che viaggia con la scritta sulla maglietta “piove, governo ladro”. Questo è il pubblico della Meloni. Gli altri possono cambiare canale, tanto in questa introduzione c’è il sunto di tutto il discorso, che verrà soltanto articolato più tecnicamente per rafforzare con una serie di (volute, mi auguro) imprecisioni il dogma meloniano. Di ben altro stampo il richiamo di un altro esponente, peraltro della maggioranza, sullo stesso problema sollevato (inserire norme eterogenee in uno stesso impianto legislativo). Finisce qui l’introduzione che è al contempo conclusione del discorso. Una introduzione che, infatti, occupa alla fine un terzo dell’intero intervento.
FURBACCHIONA.

4) Min.2:47 – Ooooh, finalmente entriamo nel tecnico. Che però, come detto, serve solo da impalcatura al discorso, che è già finito con l’introduzione: com’è noto, quando si ascolta un discorso, l’attenzione va scemando. Piazzare dunque la conclusione all’inizio significa avere maggiori probabilità di infilare concetti nella testa dell’uditore, già predisposta a riceverne per essere stata svegliata dal torpore (step 1), messa in relax con l’ironia tagliente (step 2), toccata nelle corde emotive della rabbia e della frustrazione (step 3). Tutta questa parte sarà una sorta di rumore di fondo che rafforzerà l’idea che la Meloni abbia detto cose sagge, e che la classe politica è corrotta e in malafede, proprio come ha detto lei. Che pure fa politica ad alto livello dal 1998, è Parlamentare dal 2006 ed è stata pure Ministro. Non proprio una verginella, insomma, altro che Giovanna d’Arco…
ESPERTA DI MARKETING.

5) Min: 4:06 – L’On. Meloni riprende un passaggio della relazione introduttiva al decreto, con excursus storico per affondare la coltellata: “il Governo sta giocando su un equivoco per rubare dei soldi!”. Quale sia questo equivoco non è ben chiaro. Infatti è vero che negli anni 30 gli azionisti di riferimento erano enti di diritto pubblico, ma con le privatizzazioni degli anni 90 sono stati trasformati in soggetti privati. Il decreto in discussione interviene infatti nel regolare (nel frattempo sono passati 20 anni) questa anomalia. Lo Stato ha incassato il corrispettivo della privatizzazione ormai venti anni fa. In quel corrispettivo vi era anche la valutazione della partecipazione in Bankitalia che si stava cedendo al mercato insieme con tutto l’attivo bancario. Non si capisce dove sia la truffa.
IMPRECISA.

6) Min 5:05 – Ecco qui. Siamo arrivati al nodo centrale, al centro del dibattito di questi giorni. Qui sì, si gioca su un equivoco. Vediamo. Si comincia subito con una nuova coltellata populistica: “per questi signori il libero mercato funziona così: i costi li paga lo Stato e i dividendi se li spartiscono i privati”. La spiegazione a supporto pesca nella previsione che l’aumento di capitale venga pagato utilizzando delle riserve della stessa Banca d’Italia. Il termine “riserva”, inizialmente, aveva fatto gridare allo scandalo perchè qualcuno ha cominciato a dire che si volevano regalare alle banche le riserve di oro. Non era così. Allora per continuare a pescare nel torbido si è detto che le riserve sono comunque moneta che va alle banche: i famosi 7,5 miliardi regalati al sistema bancario. Ora, chiunque abbia una nozione ancorchè approssimativa della contabilità e del bilancio ha già capito l’equivoco. Si parla di “riserve” in senso tecnico, non materiale. Come ogni studente di scuola superiore sa (e se non lo sa, è bene che dia un ripassino a questi appunti) “gli aumenti gratuiti di capitale sono rappresentati dalla capitalizzazione delle riserve”. Una frase del genere, detta al TG1 può facilmente essere fraintesa dalla signora Maria, ma altro non significa che il capitale sociale di una società aumenta (con benefici intrinseci) senza che i soci, o chi per loro (in questo caso lo Stato, allude la Meloni) versi un euro. Per compiere l’operazione si utilizzano, appunto, le riserve, che altro non sono che poste contabili che rappresentano l’ammontare degli utili accumulati negli anni ma non distribuiti, o rivalutazioni dell’attivo e così via. L’operazione quindi è puramente contabile e non materiale. Ma la nostra gioca sull’equivoco letterale per alimentare la fondata certezza che ci stiano rubando le mutande mentre dormiamo.
FALSO.

7) Min 6:10 – “La truffa diventa addirittura farsa”. Eccallà. Si riferisce all’obbligo di riacquisto della Banca d’Italia delle quote in mano ad un unico soggetto privato eccedente il massimo consentito. Come già spiegato, questa previsione è necessaria per rendere fattivo l’obbligo a liberarsi di quote in eccesso, che altrimenti rimarrebbe lettera morta. Questo sì è un reale pericolo, se alcune banche detengono oltre il 40% del capitale sociale della Banca d’Italia (e questa è la situazione di oggi), anche se la legge formalmente vieta ingerenze nella governance dell’Istituto. Quindi: sebbene occorra tenere gli occhi aperti e vigilare (l’ABI, la CONSOB, le associazioni dei consumatori e lo stesso Parlamento che ci stanno a fare?) se lo scambio avvenisse a condizioni di mercato non recherebbe alcun danno allo Stato, ma un indubbio vantaggio alle banche, che potrebbero alla bisogna ricavare liquidità in un momento in cui il credit crunch sta stritolando l’economia. Si tratta di un’aspirina contro un tumore, evidentemente, ma comunque aiuta. Invece la nostra onorevole la vede addirittura come una minaccia, tappetino rosso steso per l’assalto degli stranieri alla nostra Banca Nazionale. Sull’anacronismo di tale timore, nell’A.D. 2014, lascio. Ma il “regalare alle lobby [che sostengono il governo] la nostra sovranità monetaria” è una perla che non voglio perdere occasione di sottolineare. Quale sovranità monetaria? Ma la Meloni paga ancora il conto alla bouvette con le lire? Mah.
ANACRONISTICA.

8) Min 10:00 – Il gran finale. “Noi siamo rappresentanti del popolo italiano” il che fa volutamente a cazzotti con i “rappresentanti delle lobby” fin qui schiaffeggiati. “Non rendetevi complici di questo scempio” “Parlamento di infami e traditori”. Infine, il “Racconteremo agli italiani come vi siete venduti e come li avete venduti” è la chiosa finale.

Che è praticamente una dichiarazione di autocoscienza e una giustificazione della propria esistenza politica. Quindi, oltre che un bignami di marketing e di “comunicazione efficace in pillole”, la nostra cara Meloni deve evidentemente anche aver letto il “breviario del bravo forestale”: quello in cui ci si improvvisa piromani, per garantirsi un posto da pompieri. Nel frattempo il fronte del fuoco è acceso altrove, ma si è troppo occupati a lavorare per garantirsi il posto, per preoccuparsi di spegnere l’incendio. Ma, per nostra fortuna, piove. E non dico che cosa.
CLASSE DIRIGENTE DEGNA DI QUESTO PAESE.

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4 pensieri su “#Bankitalia2: le bugie di @GiorgiaMeloni

  1. Pingback: Lettera di un Grillino mai nato | Democrazia e Sviluppo

  2. N.C. Autore articolo

    Egregio dottore, l’approfondimento al tema lo trova un paio di articoli più dietro. Lungi dal voler essere esaustivo e conclusivo, nondimeno cerco di impiegare utilmente il tempo che ho (notevole, come saprà) mettendo a disposizione del web il sunto delle mie letture. E dunque, dopo lettura del citato articolo, converrà che la legge è certamente migliorabile, che averla inserita a copertura dell’abolizione IMU è segno di miopia e improvvisazione nella politica economica del governo (oh, quale novità!) ma non è nulla da far gridare allo scandalo, alla rapina, al muoia Sansone! se non per effetto di un bieco calcolo propagandistico e populistico al quale i nostri amici pentastellati e la gentile Meloni sono evidentemente molto attenti. Quanto ai rilievi che sollevi, convieni che è stato certamente molto più grave per la nostra economia non aver vincolato il prestito BCE ad impieghi verso famiglie e imprese, che questo provvedimento che mira unicamente, a far fare cassa allo Stato (che, tapino, lo utilizza per rinviare una tassa patrimoniale una tantum!) e migliorare l’aspetto dei bilanci bancari con generose plusvalenze, anche alla luce delle normative comunitarie e dei vincoli imposti. Saluti e torni a trovarci!

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    1. vito

      ho premesso nel mio intervento che non ho approfondito molto il tema ma mi sembra di capire, anche leggendo il tuo precedente articolo, che è prevista un’imposta sostitutiva del 12%.
      La misura è in linea con quanto richiesto per la rivalutazione delle partecipazioni concessa alle altre imprese dalla recente Legge di stabilità e, quindi, non mi sembra scandalosa.
      Se faccio beni i conti lo Stato incasserà circa 900 milioni di euro attraverso l’imposta sostitutiva che restituirà alle banche sotto forma di dividendi.
      Fermo restando che avrei comunque concesso il beneficio del riacquisto alla condizione prima ricordata – in modo da prendere due piccioni con un fava – la misura non appare effettivamente così scandalosa (servono soldi e da qualche parte bisogna prenderli…. l’importante è spenderli bene!

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  3. vito

    non ho approfondito molto l’argomento ma qualche dubbio mi rimane….
    1) il provvedimento dovrebbe mirare, come giustamente hai sottolineato anche tu, ad allentare la morsa del credit crunch e liberare un po’ di quattrini da dare a famiglie ed imprese;
    2) quindi il provvedimento ha un senso solo se poi le banche provvedono alla redistribuzione (naturalmente con adeguati tassi di interesse!) delle risorse ricevute; se ricordiamo quanto è accaduto in occasione del megaprestito al tasso dell’1% fatto dalla BCE alle banche italiane che poi queste hanno investito in bond italiani (lucrando una differenza di allora il 6%!!) non ci sarebbe molto da fidarsi;
    3) un provvedimento intelligente avrebbe dovuto per lo meno porre delle condizioni del tipo “il riacquisto delle quote da parte di banca Italia a valori correnti (quindi con soldi veri) avrà luogo solo dopo aver iscritto in bilancio una riserva vincolata non distribuibile fino al raggiungimento di un x% di impieghi effettuati nei confronti delle imprese”;
    4) ricordo che le banche devono rispettare dei limiti precisi relativamente al c.d. patrimonio di vigilanza derivanti dagli accordi di Basilea; in buona sostanza se sforano questi limiti gli azionisti devono provvedere a ricostituire il patrimonio di vigilanza attraverso aumenti di capitale (cioè mettendoci dentro soldi);
    5) a tal fine sono stati presi altri interventi tesi a mitigare questo rischio (trasformazione delle impost anticipate in credito di imposta, riduzione del periodo di deduzione delle svalutazione fiscale etc etc;
    6) legare il provvedimento banca italia all’IMU con un provvedimento “prendere o lasciare” denuncia una fretta ed un’urgenza che lascia effettivamente qualche sospetto!

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