Quando il saggio indica Renzi, lo stolto guarda Civati.

Eccoci di ritorno da un bel momento di discussione e condivisione, vera, leale, aperta, alle Scuderie di Bologna, dove qualcuno era arrivato per capire le ragioni del no, qualcuno le ragioni del sì, chi per vedere (ri)partire il nuovo partitino di sinistra, chi per vedere di nascosto l’effetto che fa. Comunque la si pensasse, eravamo lì a centinaia, e il dibattito si è consumato non soltanto sopra il palco, ma soprattutto sotto, tra di noi, con un tramezzino o un caffè in mano, a parlare di politica, tattiche, strategie, obiettivi a breve e medio termine, ma anche valori e coerenza. Il risultato di tutto questo è stato una catarsi collettiva che proiettata all’esterno dalla diretta streaming, è forse arrivata anche nelle case degli italiani. E la summa finale dice che a questo punto, qualunque decisione per Pippo (sì/no alla fiducia, fuori/dentro il pd) sarebbe stata foriera di sventura. Inutile continuare ad analizzare perchè e percome, ieri lo si è fatto a sufficienza, mi pare.

Andiamo oltre. Chi chiede a Pippo un ulteriore atto di coerenza, a mio avviso guarda il dito (quello che pigia il bottone, in Parlamento, ma anche quello che indica uno spettacolo indegno per il nostro partito e per la politica) ma non vede la luna. Civati con le sue pesanti dichiarazioni pubbliche, con il voto negativo in Direzione, ha stressato il dibattito, cercando (e a mio avviso ottenendo) di porre l’attenzione mediatica non sul supereroe renziano che conquista Palazzo Chigi – sono sicuro che anche il grande comunicatore de noartri si aspettava un’accoglienza meno freddina, dopo aver stravinto le primarie – ma sull’arrivista che calpesta regole, prassi, galateo e finanche le proprie pubbliche dichiarazioni e promesse (le stesse che, ben recitate, gli hanno consentito di vincere) per arrivare ad occupare il potere. Con uno schema fragile e improbabile che non garantisce a nessuno di noi elettori del PD che alcuna delle cose promesse possa vedere la luce in tempi ragionevoli, dando le risposte che la gente chiede.

Questo è successo. Un’operazione mediatica di Civati dunque? Tanto fumo e niente arrosto? Sì e no. Dalla posizione di minoranza di Civati in Direzione Nazionale (20 delegati su 150) e in Parlamento (un pugno di parlamentari autodefinitisi civatiani per convinzione, ma non eletti in “quota Civati”) praticamente un capolavoro.

Non lo dico da tifoso: da tifoso, anche io avrei voluto si andasse fino in fondo e votare il no alla fiducia anche in Parlamento. Ci avrebbe portato molta più eco mediatica, meno critiche, più consenso.

Ma allora perchè Civati va contro le sue stesse convenienze (a ben vedere, anche farsi la sua Sel, un sellino, diciamo, porterebbe enormi vantaggi personali)? Semplicemente perchè non è questo che vuole, e perchè soffocare in culla il neonato Governo non è compito suo.

No, non lo è. A parte Civati, infatti, non mi pare di aver visto sollevazioni parlamentari o popolari contro questo governo. La manifestazione di ieri è stata un successo di pubblico, la sala era piena, ma eravamo rappresentativi di un’intera nazione? O anche solo del popolo delle primarie che appena due mesi fa ha incoronato Renzi? No, non credo proprio.

E quindi? E quindi, invece di chiedere a Civati di immolarsi contro un governo che non volete, vi siete chiesti VOI cosa avete fatto per evitarlo e, adesso, per contrastarlo? Avete votato Civati? Bene, ma non basta.

Invece di perdere il vostro tempo a fissare il dito, guardatevi intorno: intorno a noi è pieno di gente che ha votato Renzi e il suo neospalleggiatore Cuperlo, con rispettive bande al seguito. A loro dovete chiedere conto di quest’altra triste pagina del nostro partito, non a Civati. Trova un renziano, trova un cuperliano e chiedigli: perchè? Ti pare giusto quello che sta accadendo? Ma non provi un po’ di vergogna anche tu? Ti senti rappresentato da questa roba qua?

Tocca a loro, non a noi, protestare, se lo vogliono. Tocca a loro vergognarsi, se ritengono di essere stati presi in giro. A noi tocca far quadrato intorno a Civati, difenderlo da quanti ipocritamente lo vorrebbero far fuori, guardando la pagliuzella nella sua coerenza e dimenticando la trave nella propria fedina morale. E lasciare che questa stagione si concluda.

Ma a scrivere la parola fine non deve essere un Civati. A lui, e a noi, sta indicare una strada diversa. A voi, a noi, il compito di trovare compagni di viaggio che si sono smarriti, persi nel rincoglionimento generale delle parole vuote della politica italiana, nella falsità e nell’ipocrisia che ormai non indignano più nessuno, del tanto peggio tanto meglio, del potere per il potere, e portarle a marciare con noi.

Noi andiamo. Se lo volete, c’è posto. La strada è questa.

#Vamos.

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