Il Surreale PD Lucano

[Voi finti rinnovatori e rivoluzionari]
Attenzione da me state alla lontana!
Non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene,
poi alla fine sono sempre senza grana…
(Carella/Guccini)

Il PD lucano è un partito ormai svuotato completamente della sua identità. Prateria libera per le scorribande di gruppi più o meno armati di consenso e bramosi di costruirsi il loro pezzetto di infinita gloria. Politica: niente. Confronto: non pervenuto. Progettualità: zero.

Questo partito è stato in grado di compiere giravolte straordinarie del buonsenso, di attuare repentini capovolgimenti di strategia; si nutre di tattica, e vive nel sottobosco, ignorando completamente l’universo sovrastante, fatto di migliaia di persone che chiedono che la politica rivendichi con il suo ruolo di guida e di scelta, che dia risposte alle loro domande, che fornisca azioni volte a soddisfare i loro bisogni e mitigare le proprie comprensibili preoccupazioni.

Un esempio per tutti: l’ex governatore De Filippo ha innescato una crisi politica gravissima in Regione rassegnando le dimissioni, e per unanime ammissione di tutti senza il necessario confronto con il partito, per l’eventuale ricerca della soluzione migliore. Il partito dovrebbe esistere anche per questo, d’altronde.

E quindi, per premiarlo di tanta considerazione, è stato fatto segretario dello stesso partito. Non proprio una buona parabola da offrire ai propri concittadini. Immagino già orde di disoccupati tentare di appiccare il fuoco a capannoni industriali nell’ingenua speranza che l’imprenditore proprietario possa assumerli dopo la bravata. No, nella vita reale non funziona così. Funziona solo nel PD.

Nominato segretario regionale, avrebbe quindi dovuto occuparsi di organizzare le elezioni regionali e il Congresso. Lasciamo perdere il primo appuntamento, che si è svolto come sappiamo; ma mi meraviglia che De Filippo si sia fatto sorprendere dal Congresso. D’altra parte capisco: era solo un anno che si sapeva di doverlo celebrare. Troppo poco tempo per un’organizzazione così complessa. Senza contare che a breve c’è la Pasqua, e ci sono le amministrative e le elezioni europee. Altri imprevisti imprevedibili, insomma.In queste condizioni, organizzare un Congresso diventa un’impresa quasi impossibile. Manco Tom Cruise, per intenderci. Figuriamoci un De Filippo.

Quindi, di rimando in rimando, siamo qui. Di Congresso nemmeno l’ombra. Di confronto nei circoli, di discussioni, caroselli, eroi, quel che è rimasto, dimmelo un po’ tu (cit). Addirittura si mette in scena la rivolta dei circoli, che non troverebbero volontari la domenica delle Palme. E se ne accorgono una settimana prima? Dov’erano tutti quando le varie Direzioni Regionali spostavano ad libitum le date, individuando proprio nel 13 aprile la data destinata allo svolgimento del Congresso? Non era la domenica delle Palme anche un mese fa? Perchè non hanno protestato allora? Forse perché pensavano che sarebbe stata rinviata anche quella, e ora che pare avvicinarsi ed essere confermata, qualcuno se la fa sotto? Scusate le domande retoriche, ma rimbombano nella testa vuota di noi militanti ignoranti, troppo inetti per capire la fine politica che vi è sottesa.

No, questo non è un partito. Un partito è un’insieme di persone che decidono. Non che decidono di non decidere. Siamo ai limiti del surrealismo, in Basilicata.

Magari la nostra classe dirigente si è già fatta “abitante Culturale” e tenta così di omaggiare i vari Magritte, Dalì e Miro. Tutti uniti verso il 2019: forse in quell’anno, riusciremo a celebrare questo benedetto Congresso.

Tornando seri, se il Congresso dovesse essere rimandato, il segretario regionale dovrebbe avere almeno il buon senso di lasciare l’incarico a qualcuno che questo Congresso, abbia davvero l’intenzione di farlo.

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