Poi dice che vince Grillo.

* Articolo pubblicato anche su Il quotidiano della Basilicata e sul blog EssereSinistra.

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Mentre impazza la campagna elettorale per le europee, e nella nostra regione tengono banco sui media le noiose diatribe interne al PD sul mai svoltosi Congresso Regionale, la vita va avanti.

E la gente si trova alle prese con la realta quotidiana: bollette da pagare, affitti, figli da crescere ed educare, necessità di spostarsi per lavorare. O per trovarlo, un lavoro.

Questa piccola realtà quotidiana pare non interessare nessuno. Né la politica, né il governo, che distribuisce 10 miliardi a chi ha meno bisogno pur di far dire di sè che si sta facendo qualcosa; nè l’Europa, impegnata nelle consuete chiacchiere che puntualmente la fine della campagna elettorale laverà via.

Ma sembra ormai non interessare più nemmeno quella che una volta era l’ossatura di questo Paese: la classe imprenditoriale piccola e media. Formatasi sul campo, speso con un passato essa stessa da operaio o da impiegato, messasi in proprio con la corretta combinazione di coraggio, talento ed intuito, erano loro stessi a volere dipendenti soddisfatti e felici. Qualche volta si contendevano i migliori a colpi di rilanci retributivi e bonus, rendendo il sistema competitivo ed equilibrato, per quanto possibile.

Ora qualcosa si è rotto. Sarà la crisi, sarà la sovrabbondanza di manodopera a buon mercato, sarà un sistema statale lontano, inefficiente e tartassatore che ha trasformato questa società in una sorta di far-west invece che in una comunità coesa e solidale. Ma i nostri piccoli e medi imprenditori sono diventate sanguisughe senza scrupoli. Non potendosela prendere con i più forti (anzi, molti di loro sono i principali fautori delle fortune politiche di questo o quell’incapace o corrotto politico, raggranellando pacchetti di voti – o tessere, in alcuni partiti – tra dipendenti e fornitori) i nostri novelli Dracula se la prendono con i loro sottoposti.

Approfittando della cronica mancanza di lavoro, arrivano – nella più bieca legalità, peraltro – a proporre contratti improbabili e insostenibili. E trovando sempre qualche disperato che accetta. Poco è sempre meglio di niente. questa la logica, corretta ma perversa.

Sono appena stato testimone di un atto del genere. Un quarantenne con un Curriculum di tutto rispetto, al quale una struttura turistica del materano ha offerto un lavoro a tempo pieno. In cambio di un inquadramento 6 mesi più 6 mesi con stage (quindi niente tutele, sussidi e amenità varie) a “ben” 450 euro mensili. E classica promessa finale di assunzione.

“Cosa devo fare?” mi ha chiesto, facendomi ascoltare la registrazione della telefonata con il futuro datore di lavoro.

Da una parte la propria dignità. Il giusto orgoglio di un lavoratore ormai arrivato, trattato come un sedicenne alle prime armi che ha il solo cruccio di portare fuori la ragazza e comprarsi le sigarette; e magari nel frattempo imparare un lavoro. Dall’altra lo stato di totale necessità: un figlio da mantenere, le bollette da pagare, l’affitto… Guadagnerebbe poco, ma comunque più dell’altra alternativa: niente.

Non so se quel lavoratore accetterà di prostituirsi, lavorativamente parlando. Di continuare ad essere povero,  forse solo un po’ meno, ma almeno con un lavoro. Non so se prevarrà la dignità – che qualche benpensante con la pancia piena scambierà sicuramente per disprezzo, per inutile orgoglio – o la necessità.

Dico solo che non dovremmo essere ridotti così. Dico che noi lavoratori dovremmo lasciare queste sanguisughe senza manodopera. Il momento di sollevarsi e combattere per il nostro futuro è adesso. Se non ora quando? I lavoratori di oggi, in questo sistema impallato, sono solo i disoccupati di domani. La contrapposizione tra lavoratori e disoccupati dev’essere quindi annullata. Dovremmo riscrivere tutti insieme il nostro futuro. Questo è il nostro Paese, non siamo comparse, ed è in gioco la nostra vita.

So che con questo articolo non cambierà il mondo.

Ma qualcosa bisogna fare.

Non voglio vivere in Paese in cui chi cerca lavoro si sorprende a trovarsi a pensare, di fronte ad una morte sul lavoro ascoltata al TG, che è un peccato, ma almeno se non altro si è liberato un posto.

 

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