Grazie Renzi.

renzi

Avevo preparato diversi articoli da pubblicare il giorno dopo le elezioni europee, e invece mi tocca scriverne uno di sana pianta. No scherzo, ma l’immagine rende l’idea di quanto io sia sorpreso dai risultati. Come tutti, credo, mi aspettavo l’avanzare della protesta, di veder ridotto l’appeal dei partiti filo-governativi. E infatti è andata così, praticamente in tutti i Paesi Europei, tranne che in Italia. Qualcosa deve pur voler dire.

A caldo, credo voglia dire queste cose qui (in ordine sparso, che stanotte ho fatto le ore piccole):

  1. Grazie Renzi. La spericolata e poco etica manovra che l’ha portato al Governo, i provvedimenti buoni più per i titoli dei giornali che per cambiare la vita della gente, il basso tasso di utilizzo di un partito che dovrebbe e potrebbe essere produttore di contenuti invece che cassa di risonanza delle meraviglie del Premier, se non altro ha avuto il merito di arginare la corsa di euroscettici, malpancisti e fanculisti. Quello che poteva accadere in Italia, dopo la resa di Bersani e il sonno eterno di Letta, è facilmente immaginabile guardando oltre le Alpi. E parliamo di uno scenario di soli 6 mesi fa. Forse il fine ha giustificato i mezzi, almeno a posteriori. Renzi ha vinto, e ha di fatto legittimato la sua permanenza a Palazzo Chigi come e più della schiacciante affermazione alle primarie del PD. Fate voi i vostri archibugi sociologici, se siamo un popolo di sognatori o di coglioni. Non lo so, a me interessa il dato politico: Renzi, l’Italia crede in te, hai insieme un’enorme responsabilità e un’immensa opportunità. Sfruttala, e cambia davvero questo Paese. Ora basta cincischiare, basta titoli di giornale, bisogna fare sul serio. E se stai pensando di andare presto al voto, non è affatto un’idea peregrina.
  2. Ciao Beppe. Il Movimento si riduce in termini percentuali (peraltro l’affluenza al voto non è bassissima come ci si aspettava) ma quel che più sconvolge è che si riduce in termini assoluti: oltre due milioni di persone che un anno fa avevano barrato il simbolo del Movimento, non hanno confermato la scelta. Effetto Renzi? Senza dubbio. Segno che una bella fetta di chi protesta – non avevo dubbi – vuole anche che la protesta porti a qualcosa di concreto. Grillo non è stato in grado in questo anno di dare peso specifico alla propria forza elettorale; Renzi ha perlomeno aperto la speranza al Cambiamento. Il primo perde, il secondo vince. Semplice, lineare, banale. Anche se, per essere in Italia, non del tutto scontato.
  3. Ciao Silvio. Stanotte l’ho immaginato così: a letto in mezzo a tre quattro veline, con il megaschermo da 90 pollici sintonizzato sulla diretta di Vespa, lanciare distrattamente qualche occhiata alle notizie che arrivavano dallo studio per poi ributtarsi a capofitto nel “burlesque”, magari boffonchiando una bestemmia verso qualche guitto… SIlvio è ormai il passato di questo Paese (caspita, un altro segnale di risveglio! Mi viene quasi da essere ottimista!) sebbene occorra sempre fare attenzione, perchè il serpente rimane velenoso anche dopo che gli hai schiacciato la testa. Non un addio quindi, ma un ciao-ciao con la manina te lo posso fare. Ciao-Ciao!
  4. Che colore ha il futuro? Perdonatemi. Ma stamane mi sono svegliato con il sorriso sulle labbra. Pensando al lavoro che c’è ancora da fare, che non è poco, ma convinto che le scelte che ci hanno portato fin qui siano state tutte giuste. Non parlo di Renzi, ma di chi ha ostinatamente indicato la via interna per riformare partito e Paese: per vincere la partita, occorre giocarla, la partita. La bufala grillina di poter giocare, giudicare, guidare, fischiare o applaudire standosene comodamente seduti sugli spalti, non ha retto. Per fortuna.

Quindi: ci aspettano settimane e mesi complicati e difficili. Tanto c’è ancora da fare, ma qualcosa si è cominciato a fare. Partiamo da qui. Partiamo da questo partito che è un grande progetto ancora da completare, con la consapevolezza che stavolta è a noi che la gente guarda per veder realizzato il sogno di un Paese Europeo non solo nei conti, non soltanto nei doveri, ma anche e soprattutto nei diritti e nelle opportunità.

Il PD oggi ha fatto il Real Madrid: quando ormai tutti lo davano per spacciato, pareggia a tempo scaduto e poi dilaga nei supplementari, segnando un punteggio forse anche oltre il suoi meriti oggettivi.

Lo strascontato paragone calcistico potrebbe in effetti reggere.

Ma com’è bello vincere. 

 

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