Grazie Pippo.

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Avete mai fatto un viaggio di gruppo? Si va tutti in montagna. Ma per decidere l’itinerario, c’è chi spinge per prendere l’autostrada, chi non rinuncerebbe ai tornanti e scavallerebbe poggi e valli. Come si fa?

Mi riallaccio a questo articolo sul blog di Civati, sollecitato anche dai commenti sottostanti, che peraltro si ritrovano spesso qua e là.

Credo che Civati stia dando a tanti lezioni di come si sta in un partito. Altro che storie, ironie e sfottò.

Perché si vede che, dopo vent’anni di Berlusconismo, abbiamo perso dimestichezza con gli strumenti di democrazia indiretta; e questo si rivela nel pensiero di chi concepisce solo due possibilità di militanza: o obbedisci al pensiero dominante e rimani, o dissenti e te ne vai.

Che tristezza.

Non trovo nulla di scandaloso nel rivendicare da questi pixel, e con fierezza, il ruolo positivo che le correnti interne ad un grande partito hanno esercitato, prima che la parola “corrente” venisse per sempre condannata alla damnatio memoriae dall’opinione pubblica, in quanto sinonimo di clan organizzato per estorcere ruoli pubblici e quindi denaro e potere. Colpa dei 101, senza dubbio, che hanno scritto l’ultima fatale pagina di una storia che comincia da lontano.

Ma non è lo strumento a rendere positiva o negativa l’azione che ne consegue: è l’uso che ne viene fatto. Così come un fucile può servire per offendere o per difendersi, per uccidere un avversario o per procurarsi del cibo. Non è né buono né cattivo, il fucile: lo è la mano che lo arma, l’occhio che prende la mira, il dito che preme il grilletto, e lo è in funzione del pensiero che determina le azioni per conseguire l’obiettivo prefissato.

Io mi sento parte di una corrente. Lo dico, così sgomberiamo i dubbi. Si chiama “civatiana”, o chiamiamola come ci pare, cheil nome di una persona nel titolo può essere fastidioso, ma tant’è; e certamente è nata indipendentemente e forse malgrado il fondatore di cui porta il nome. E’ minoritaria? Certo. Ma non per questo deve arrendersi ai numeri e rinunciare ad esercitare il proprio ruolo di condizionamento della politica del Partito, e di governo delle Istituzioni.

Ambendo anche a sostituirsi all’attuale guida, ovviamente, e non vi è nulla di male in questo. Il limite che impedisce alla nostra corrente di lavorare avendo come unico obiettivo il potere, non è nelle regole. E’ un limite morale. Lo stesso che ci impedirebbe di accoltellare Letta perché il fine giustifica i mezzi, e bisogna vincere le europee. A parte che, a ben vedere, se fossimo andati a votare, oggi avremmo una maggioranza diversa in Parlamento e potremmo scrivere un’altra storia nei prossimi mesi e anni. Comunque.

Ritornando all’esempio in apertura, il tragitto da compiere per arrivare a destinazione verrà deciso dal confronto delle diverse posizioni, portatrici di diversi pensieri. Le chiamiamo correnti? Chiamiamole. Chi vuole andare in autostrada, preferirà arrivare subito e correre veloce.  Chi opterebbe per le mulattiere, vorrebbe godersi il viaggio e il panorama. Non è in discussione l’obiettivo finale. Ci si confronta, e se ci si convince a vicenda bene, se no si vota e chi è in minoranza si accoda. Magari sbuffando. Magari dicendo “l’avevo detto io che era meglio l’altra strada” se durante il tragitto ci si trova in coda per un cantiere colpevolmente ignorato. Ma tanto alla fine l’obiettivo è andare a sciare, e ci si arriverà.

Parimenti, non chiediamo che si faccia come pensiamo noi. Chiediamo perlomeno che se ne discuta. In un partito che discute, il nostro impegno può avere un senso. Diversamente, dovremmo inevitabilmente portarlo altrove.

Civati rimanga quindi in questo partito. Organizzi la propria area (un’area di pensiero, un’area culturale chiara, definita e riconoscibile) e si parta da questa per tentare di estenderne l’egemonia di pensiero a tutto il partito nel prossimo futuro; magari anche ribaltando i rapporti di forza, se la bontà delle nostre idee avrà la forza di coinvolgere la maggioranza degli elettori.

Senza imbarazzi, senza titubanze: solo un anno e mezzo fa Renzi perdeva le primarie con Bersani e pareva condannato.

Si fa solo del bene al Partito, e al Paese, ad essere chiari, a rimanere insieme mantenendo le proprie idee, la propria coerenza e la propria dignità.

Una lezione che molti, anche qua dentro, dovrebbero saper leggere e imparare.

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