Quella sottile linea nera

terra-nel-petrolio

di Dino Paradiso*

In questi giorni la mia mente è attanagliata da un dubbio amletico: si può o non si può progettare in Basilicata un futuro più a misura di cittadino e meno puzzolente? Me lo chiedo in continuazione e quando vedo che la gente scende in piazza per rivendicare questa possibilità (o urgenza), mi convinco che quel futuro altro non è che l’insieme delle nostre azioni attuali.

Da qui voglio partire. Nel 2003 a Scanzano una intera comunità regionale si oppose alle ingiuste decisioni che calavano dall’alto e che volevano trasformare la nostra terra in discarica aperta. Il risultato fu quello di rimandare al mittente quella scellerata scelta e ribadire, quasi per un diritto internazionale in salsa lucana, il potere delle comunità ad autodeterminarsi misto al diritto alla salute e quindi ad un ambiente salubre e rispettoso delle generazioni che verranno. Oggi che sempre più le decisioni si spostano più in alto lasciando alla periferia il compito passivo di attuarle, dal popolo lucano è arrivato un esempio di come sia inconciliabile il governo del territorio senza la condivisione di chi quel territorio lo vive tutti i giorni con le proprie attività, i propri investimenti, gli affetti, le aspettative e le speranze.

Possiamo quindi ascoltare oggi come ieri le istanze di quei cittadini che nella Valbasento si ribellano alle continue puzze che nell’aria si respirano provenienti dalle attività di smaltimento di quel milione di metri cubi di reflui trattati dentro Tecnoparco? Quei reflui che sono il secondo passaggio delle estrazioni in Val d’agri essendo il primo scarto del petrolio estratto (poiché il greggio estratto in Basilicata è tra i più sporchi e quindi deve essere trattato molto per “pulirsi”) che poi, come terzo passaggio, arriverà alle raffinerie di Taranto. Non ascoltarli ci farebbe cadere in contraddizione e negherebbe la portata storica di quelle battaglie vinte dal popolo lucano.

Dunque una sottile linea nera che attraversa la regione Basilicata e ci lega al destino della città dei Riva, oggi sotto processo per aver causato danni forse irreparabili. E quanti di quei danni possono essere legati ad un ennesimo dubbio amletico: se lavorare a rischio della vita o vivere senza lavoro a rischio della realizzazione degli uomini e delle donne di queste Valli.

Su questo ennesimo dubbio però i numeri parlano chiaro: nel 2008, quando ancora la crisi economica era all’inizio, nella zona industriale tra Ferrandina e Pisticci lavoravano non più di 700 occupati, una parte dei quali in cassa integrazione straordinaria (CIGS), come indicato nella Interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/01140. Secondo dati recentissimi della Camera di Commercio di Matera (visure camerali), risulta che attualmente in Valbasento, tra Pisticci e Ferrandina, sono allocate solo poche decine di attività produttive molte delle quali impattanti dal punto di vista ambientale, che ancora oggi operano o hanno operato fino ai tempi più recenti in valbasento e che possono influire o aver influito sulla qualità delle matrici ambientali.

E’ chiaro che chi ha la responsabilità di decidere deve urgentemente dire quello che pensa e dare soluzioni immediate e non più rinviabili. Le attività prevalenti su cui si basa l’economia del territorio, ovvero turismo e agricoltura, sono ormai incompatibili con la presenza di un sito industriale fortemente inquinato e tuttora inquinante, che tra l’altro, dall’87, non è mai stato rilanciato, rappresentando più un peso per il territorio che un’opportunità di sviluppo economico e lavorativo. I numeri ancora una volta confermano. Nel settore agricolo in base a stime Coldiretti, infatti, sono circa 1000 le unità aziendali che operano nell’area valbasentana, per un fatturato complessivo di circa 30 milioni di euro e un numero di addetti pari a 2.000.

Il settore turismo conta oltre 5.300 imprese di cui, nel solo comparto “servizi di alloggio e ristorazione”, non meno di 3.800 unità locali (con un incremento di oltre il 10% nell’ultimo quinquennio) con oltre 10mila addetti, pari al 7,3% sul totale regionale: un dato indicativo anche per cogliere il contributo crescente che il turismo apporta al PIL regionale”. (Gianpiero Perri, direttore dell’Apt di Basilicata,relazione sul movimento turistico 2013). A questo si consideri che essendo il turismo a matrice balneare, circa il 60% dei numeri citati sono riferiti al sistema-metapontino (come da dati Unioncamere 2012).

Sono numeri evidentemente superiori a quelli espressi dal comparto industriale operante in Valbasento.

Forse quindi una risposta al mio dubbio iniziale la dobbiamo costruire sapendo che ha supporto di chi decide non ci sono solo i numeri ma ci sono e ci saranno i cittadini e la loro storia che da sempre ha contraddistinto la Basilicata come terra di lotte e vittorie.

Coraggio classe politica, ci serve coraggio, lo stesso della gente che si ribella giustamente per consegnare ai nostri figli la bellezza intatta di una terra che non vuole più essere offesa.

*Candidato alla Segreteria Regionale del Partito Democratico – Basilicata

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