Perchè al momento #nonèpossibile. Il mio contributo al Politicamp di Livorno.

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Dopo un anno di militanza particolarmente attiva nell’area Civati, credo ci sia il bisogno di fare il punto della situazione, capire dove siamo, studiare punti di forza e debolezza e darsi qualche obiettivo e una strada per raggiungerlo.

Civati ha scosso e risvegliato, in me come in tanti, la voglia di mettersi in gioco e di lottare per realizzare direttamente il proprio futuro, senza attendere che qualche venditore di parole lo faccia per noi. Dal punto di vista mediatico ci è arrivato forse prima Grillo, ma Pippo è partito prima, ed è certo rimasto più coerente. Comunque, poco importa.

La prossima settimana a Livorno l’area si interrogherà se #èpossibile.

In realtà più che un interrogativo sembra un’affermazione, un incoraggiamento, la promessa di un obiettivo a portata di mano. Mi dispiace quindi andare controvento, e affermare che alla luce della mia esperienza, certo parziale e circoscritta, “non è possibile” così facilmente come viene raccontato.

Ecco i problemi che Civati dovrebbe meglio mettere a fuoco, perché davvero sia possibile:

1) Chiarire l’obiettivo. Dopo le primarie di dicembre non ho ben capito quale fosse l’obiettivo di quest’area. Per Renzi è stato diverso: si è sempre posto come un superman che arrivato al potere, avrebbe risolto tutti i problemi. Nessun renziano, della prima o dell’ultima ora, l’ha mai messo in dubbio. Ma qual è l’obiettivo di Civati? Non credo rimanere a galla: avrebbe accettato le numerose mediazioni proposte, e facilmente ottenuto un posto al sole. Credo mi risponderebbe che l’obiettivo è costruire la sinistra. Beh, nobile, e non facile. Ma rischia di rimanere un obiettivo piuttosto sfocato e indeterminato. Una sorta di macchia di Rorschach, quei disegni con l’inchiostro usati dagli psicologi, nei quali ciascuno ci vede un po’ quello che vuole. E l’obiettivo, da collettivo diventa personale; la somma di milioni di obiettivi individuali. Non credo funzioni. Il problema identitario, lo sento ancora forte e irrisolto.

2) Chiarire il metodo. Ora, dato l’obiettivo, ci sono centinaia di percorsi teoricamente possibili per conseguirlo. Tutte le strade sono aperte, e il difficile è imbroccare quella giusta. Qual è il metodo Civati? Renzi è stato chiaro: decido io, se vi piace applaudite, se non vi piace fischiate, ma tanto a me poco me ne cale. Nessun renziano, della prima o dell’ultima ora, l’ha mai messo in dubbio e lo contesta. Ma di nuovo: quel è il metodo di Civati? Anche qui non si capisce: si dice meritocrazia, si dice condivisione, si dice attivismo, si dice apertura alle contaminazioni e via dicendo. Ma spiace ammettere che dal mio angolo di mondo ho percepito che non sempre la via seguita per lo sviluppo dell’area aderisce perfettamente a questi dettami. Senza polemica. Capisco sia più facile qui e là appoggiarsi ad un pezzo di partito esistente, che creare, formare e mantenere in ogni benedetto e lontano territorio una nuova classe dirigente. Servono risorse, economiche ed umane. E quindi è il caos, l’anarchia. Dove Pippo ha ben seminato, ben si raccoglie. Dove la semina è stata delegata, o rimandata, i campi rimangono incolti. Ma il contadino si arricchisce comunque, alle spalle dello stesso Civati, rivendendo erbaccia al mercato all’ingrasso della politica italiana. Occorre darsi una scossa. Il Paese è piccolo, e la gente mormora. Non può durare a lungo.

3) Scegliere gli uomini le persone. Se una cosa un anno di militanza nel partito me l’ha insegnata, è che si può essere i migliori teorici del mondo in politica, ma poi occorrono gli uomini. Quelli che ti votano, certo, che ti seguono e ti applaudono. Ma anche quelli che a certi livelli ti permettono anche solo di comunicare, di organizzare, di lavorare. Quelli sono fondamentali. Scegli gli uomini sbagliati, e sei fottuto. La storia è piena di casi clamorosi, in questo senso. Forse l’errore di Pippo, e badate che è il segreto di Pulcinella, che tutti lo bisbigliano, ma nessuno ha il coraggio di dirlo ad alta voce, è che affida compiti organizzativi senza verificare l’efficacia dell’azione delegata. Forse si fida, punto. Ma non è con una manciata di amici storici e intoccabili che si costruisce la sinistra. Si mantiene il controllo, forse. Ma a mio avviso, più correttamente, si mantiene la sensazione del controllo, non un controllo vero e proprio. Una verifica se le azioni dei nostri amici vanno davvero nella direzione voluta, è necessaria, di tanto in tanto. E bisogna anche avere il coraggio di correggerli, se necessario. Dirò di più: bisogna avere il coraggio di mettere in squadra chi non la pensa come te. La differenza di idee arricchisce, non impoverisce; e, cosa non secondaria, ci si controlla a vicenda. Che poi l’importante è avere tutti lo stesso obiettivo, non dirsi sempre sì. A volte ho avuto la percezione che non tutte le seconde linee civatiane remassero nella stessa direzione di Civati. Ma magari è una mia impressione: quel che è certo, è che a non affrontare e risolvere questo punto, il bel messaggio civatiano perde gradualmente di efficacia, e arriva spento e scolorito.

4) Darsi un’organizzazione. Ci si decida. O si fa una corrente strutturata, o un’area libera di opinione che segue soltanto il suo leader. Io sono per la prima: Civati passerà, ma le sue idee dovranno rimanere, e ci vorrà una solida anche se snella organizzazione che aiuti a realizzarle, se davvero vogliamo fare qualcosa di utile al Paese. Rimanere nel limbo del non siamo una corrente ma pensiamo e agiamo come tale, non giova nè a Pippo, nè a noi, nè alla sinistra. Ci si perde a guardarsi l’ombelico per decidere se lo si vuole concavo o col nodino, e non si va avanti mai. Si perde tempo a difendersi dagli inevitabili attacchi degli avversari, che colgono le nostre incongruenze, e non si produce.

E quindi no, al momento non #èpossibile. Non così. Non senza prima risolvere i nodi che ho sopra esposto, salvo se altri.

Intanto io, per cautela, un punto interrogativo in quell’hashtag, ce lo metterei.

#èpossibile?

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14 pensieri su “Perchè al momento #nonèpossibile. Il mio contributo al Politicamp di Livorno.

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  6. Alessandro Galatioto

    I tuoi dubbi sono i miei. Vado a Livorno per cercare risposte anche se gia sta storia della “tenerezza” mi fa ridere solo a leggerla…

    Rispondi
  7. alchechengi

    Hai centrato perfettamente il problema. Da militante attivamente impegnata nella mozione Civati, condivido ogni singola parola di quello che hai scritto.
    Ogni singola parola tranne due: “gli uomini”. “Scegliere le persone” non suonerebbe tanto peggio, ti pare? Non è questione di politically correct, ma di aderenza del linguaggio al contenuto. E di abitudini sbagliate da cambiare, nelle parole e nei fatti.

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    1. N.C. Autore articolo

      Sì hai ragione, ma ho fatto le scuole basse e per uomini intendo l’intero genere umano, senza distinzione di sesso, religione e orientamento politico. Oh, no, orientamento politico in questo caso sì! 😉

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  8. Pierangelo Manzoni

    Condivido completamente. Sono le stesse considerazioni e domande che ponevo ad altri amici dell’area Civati. In attesa di tutto questo, personalmente mi sto muovendo a livello locale lavorando dove possibile in modo trasversale.

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  9. rita castellani

    Siccome andremo lì per dare risposta ad alcune di queste domande, se non ci sarai non parteciperai alla costruzione delle risposte. Semplice. Magari ti piaceranno lo stesso. O magari non ti sarebbero piaciute in ogni caso. A prescindere. Il punto interrogativo non va all’hashtag #èpossibile, ma alla domanda successiva: come? Peccato.

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    1. N.C. Autore articolo

      E chi ha detto che non ci sarò? Sarà difficile ma cercherò di esserci; in ogni caso vi seguo con attenzione e rispetto, come sempre.

      Rispondi

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