La Sinistra può attendere.

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Nel post di qualche giorno fa stilavo una lista di punti che l’area Civati a mio avviso doveva affrontare e sciogliere al più presto. Era una sorta di “to do list”, di cose da fare, senza pretesa di essere né esaustiva né conclusiva. Alcune risposte a quelle osservazioni, ne sono sicuro, usciranno dal Politicamp di Livorno, e sarebbero uscite comunque.

Considero l’Area la migliore possibilità, forse anche l’ultima, per la sinistra italiana. Cannarla significa arrecare un danno alla storia politica di questo Paese di proporzioni enormi, dopo che altri tentativi, anche recenti, sono miseramente naufragati nel mare tempestoso e ormonale post seconda Repubblica.

La responsabilità sulle sue spalle è quindi enorme, e occorre fare una grande attenzione. Non si risponde al renzismo con un renzismo di segno diverso. Secondo me, eh.

Finora infatti è stata chiarita solo una cosa: che il “Progetto” lo dovessimo provare a realizzare all’interno del PD, usandolo magari anche solo come incubatore iniziale. Lo abbiamo deciso a Bologna, e mi pare ancor oggi la scelta migliore.

Ma il mio timore, che consegno a queste pagine virtuali sperando venga presto fugato, è che il bel Progetto di cui ci si è fatti portatori, e che ha conosciuto il suo punto di massima espansione e portata al momento delle Congresso nazionale, abbia conosciuto una brusca sterzata quel giorno stesso.

Nel senso che il quasi 70% inaspettatamente incassato da Renzi alle scorse primarie, può aver spinto qualcuno alla riflessione che a quella percentuale occorra in qualche modo rispondere. Che la competizione si giochi, oltre che sul piano qualitativo, come era brillantemente accaduto fino ad allora, anche su quello puramente quantitativo della misura della propria forza e rappresentanza.

Sarebbe una strategia profondamente sbagliata. Il Progetto che avevamo in mente, forse per molti anche prima e indipendentemente da Civati che ha avuto il grande merito di riunirci e ritrovarci in gran numero, richiede tempi lunghi per la sua realizzazione: coltivare e selezionare una nuova classe dirigente; costruire il consenso su basi diverse da quelle solite clientelari; accettare che la politica debba essere una passione, ma non un impiego, a tempo indeterminato; assicurare a chiunque lo chieda partecipazione e condivisione, richiede tempo e dedizione. Soprattutto tempo. Di questo ne eravamo, ne siamo, credo, tutti consapevoli. Perchè la sfida era ed è culturale, prima che politica.

E se invece il successo repentino di Renzi avesse cambiato le cose, la visione, l’orizzonte? E se poi il 40,8% ci avesse messo tutti ancor più in allarme, e cominciassimo adesso a preoccuparci di dover raccogliere in fretta e furia un consenso che gli si avvicini, quantomeno, prima che sia troppo tardi (ma tardi per cosa?)?

Sarebbe una strategia profondamente sbagliata, mi pare di averlo già scritto, ma lo ripeto. Non esistono magie per accelerare quel che richiede tempi lunghi e dedizione. Come il vino deve maturare nelle botti per affinarsi e arricchirsi di profumi, e il tempo non è una variabile che nemmeno la più avanzata tecnica possa far diminuire a piacimento senza rischiare di annacquarlo, così il processo che può portare alla costruzione di un ampio movimento di opinione, partecipato, inclusivo, di sinistra, ha bisogno di un tempo maggiore per affermarsi.

Per qualcuno può suonare come una delusione, questa precisazione, siamo nell’era in cui tutto deve arrivare subito, e subito è già tardi. Ma per me no. E’ chiaro infatti che più siamo ad impegnarci, e più ci impegniamo, più quel delta tempo può ridursi, anche notevolmente. Occorre però integrità nel prodotto/messaggio: ovvero coerenza a tutti i livelli di azione, perché sempre più persone possano convincersi, e rimboccarsi le maniche per dare una mano.

E quindi, attenzione. A cercare di fare in fretta e furia, per dimostrare chissà cosa, si rischia di buttare alle ortiche tutto il buono che si è fatto finora. So come funziona; perlomeno, posso immaginarlo. Cominci a pensare che con la comunicazione si possa costruire un messaggio “diverso” e penetrante. Cominci a vedere che tutto sommato il messaggio arriva lo stesso anche se non risulta totalmente coerente ed integro. Cominci a farti ingolosire dai database, dai pacchetti di voti un tanto al chilo, dalle reti di interessi ramificate. Cominci ad ammiccare, poi a firmare qualche cambiale. Ma devi mantenere le promesse contenute in quelle cambiali, se vuoi permetterti di poterne firmare altre. E ne firmerai, perché il giochino funziona, e funziona rapidamente, ma ne servono sempre di più. Si comincia a non guardare nemmeno più in faccia la controparte, a cercare di capire con chi si ha a che fare, basta che si porti a casa il risultato, ed il risultato deve essere sempre positivo: ci si deve affermare e bisogna farlo in fretta, prima che sia troppo tardi (ma tardi per cosa, porca miseria?).

Nel frattempo il Progetto è andato a farsi benedire, e con lui la nostra anima politica.

Ma una sinistra senza l’anima è come un vino senza profumo. Acqua. Acqua sporca.

Io non la bevo.

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