L’intervista possibile.

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Il blog Materatown lamenta di non essere riuscito a ricevere risposte ad alcune loro domande sul Congresso PD di Basilicata dal più giovane dei candidati, il “civatiano” Dino Paradiso.

Qualche amico, scherzando, o forse no, mi ha invitato a rispondere io per lui. Ho immaginato quindi cosa avrei risposto io, posto che il confronto e la trasparenza sono due imperativi che un politico del terzo millennio, civatiano o meno, non dovrebbe mai trascurare. E io non sono manco un politico, per dire.

Con i nostri potenti mezzi, abbiamo quindi ricreato le condizioni per un esperimento di “ultracorporeità”: attraverso dei fluidi catalizzatori (sulla cui natura nulla dirò, per evitare possano essere utilizzati per scopi meno nobili dei nostri) abbiamo stabilito un contatto con il candidato irreperibile e ottenuto per catarsi (o catalessi?) il risultato richiesto. Vabbè.

Queste, quindi, le risposte che ne ho ricavato. Tutte serissime, ovviamente, eh.

1) Sig Carella, le confesso che non la invidio. Lei si trova di fronte alla scelta se far eleggere Luongo o Braia. E’ un po’ come chiedere ad un condannato a morte se preferisce la sedia elettrica o la camera a gas. Dica la verità in questi giorni si sta domandando “ma chi diavolo me l’ha fatto fare?”

Chi me l’ha fatto fare? La voglia di mettersi in gioco e combattere in prima persona un sistema che non riesce più a rappresentare larga parte delle istanze che partono dai territori e dalle persone. Luongo e Braia sono stati indicati entrambi da oltre il 40% degli elettori alle primarie, che corrispondono a migliaia di voti a loro favore. Le primarie sono uno strumento perfettibile (peraltro anche altri partiti e movimenti sono alle prese con il perfezionamento di sistemi di rappresentatività che premi la partecipazione reale e non la quantità senza qualità); ma se la democrazia conta ancora qualcosa, occorre prendere atto dei risultati anche quando non ci piacciono (io avrei preferito un Carella segretario, che ve lo dico a fare?), e fare i conti con la realtà, impegnandosi per cambiare in meglio tutto ciò che si può cambiare. La politica, vista da sinistra, dev’essere questa, per me.

2) E adesso però ce lo dica: Lei alla fine chi sosterrà? Antonio Luongo che era in politica sin da quando mia nonna andava a scuola o Luca Braia bersaniano o renziano a seconda degli umori della cognata?

La decisione sarà il risultato della discussione in atto nell’area, in cui il confronto non è mai cessato dal giorno dopo le primarie regionali. Siamo diversi anche per questo; o almeno, ci proviamo. Ovviamente, fosse il partito guidato da Carella sottintenderemmo a logiche profondamente diverse; ma oggi l’ambito nel quale ci troviamo a lottare e a confrontarci è questo, e stiamo lavorando per cambiarlo. Fermo restando che ciascuno ha la propria storia, e gli elettori giudicano anche quella (o dovrebbero farlo, perlomeno hanno la possibilità di farlo), e non ha senso mettersi a litigare nel tentativo di dimostrare di essere più realisti del re, o più puri del purè. 

3) Lei ha definito la sua candidatura come “di rottura” al fine di creare un PD nuovo e lontano da certe logiche clientelari. E’ per questo motivo che si è imbarcato nella sua lista Piero Lacorazza ex presidente della Provincia di Potenza? O la sua era solo una bellissima battuta per il suo nuovo spettacolo?

Piero si è staccato dalle logiche che lei indica, e ha accettato un confronto alla pari sul tema del rinnovamento a tutti i livelli. Il percorso è certo ancora lungo, ma la nostra testardaggine alla fine conquisterà tutto il partito e servirà, speriamo, da modello e da esempio positivo e propositivo per capire che continuando così, lo zoccolo duro sul quale ci appoggiamo e contiamo ogni volta, presto non basterà più: sempre più elettori rimangono a casa perchè sfiduciati o perchè ritengono che nessuna delle offerte politiche in campo li rappresenti. Occorreranno quindi nuove basi di consenso, e per farlo occorrerà cambiare, nelle Istituzioni che si è chiamati a governare, le risposte che diamo. O, quantomeno, cominciare a darne, di risposte. Come queste, alle vostre domande.

4) Vincenzo Santochirico, ex assessore regionale del PD ed altro suo strenuo sostenitore, ha definito la sua candidatura come “fiaccola di speranza di passione e di idee”. Il grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio un giorno disse: “quando un padrone mi fa i complimenti mi chiedo sempre dove ho sbagliato!” Ecco, Sig. Carella, Lei dove ha sbagliato?

A concedere quest’intervista! 😉 Più seriamente: l’impegno non ha padroni, e io non ne ho. Questo costa caro, ma se vogliamo cambiare davvero, è il prezzo da pagare. La coerenza e la trasparenza sono merce rara e dovremmo cominciare a misurarci e confrontarci su variabili positive. Non solo in campagna elettorale. Anzi…

5) Ultima domanda che è più una curiosità: durante queste ore di febbrili trattative lei si è trovato di fronte i “Pittella Brothers”, Vito De Filippo, Vincenzo Folino e Roberto Speranza e, pare, ne sia uscito indenne dal punto di vista psico-fisico. Qual è il suo segreto? Tecniche di respirazione Zen o “svagonate” di malox?

Li immagino in bagno, ignudi, seduti sul water. Funziona. E’ la versione tangibile della “livella” di Totò, in quanto ci rende istantaneamente tutti uguali: nobili e poveracci, simpatici e antipatici, belli e brutti, bianchi e neri. Possiamo pensare cose diverse, perfino mangiare cose diverse, ma alla fine produciamo tutti la stessa roba, e siamo più uguali di quanto qualcuno (si) crede.

L’uguaglianza è una conquista bellissima. E fondamentale, in democrazia.

Non svendiamola per quattro spiccioli di speranza; peraltro, ormai, monete fuori corso.

 

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