Un progetto collettivo per Matera 2015? #NoiAndiamo.

Al bar, in piazza, su internet, tra amici e compagni, capita spesso di sentire e risentire gli stessi discorsi: è tutto un magna-magna; cambia tutto per non cambiare niente; sono sempre i soliti incapaci al potere; la politica locale è un tappo al nostro sviluppo.

A lungo ho pensato che fossero alibi per una classe imprenditoriale e sociale che al meridione di certo non brilla per capacità di iniziativa, salvo alcune preziose punte di diamante. Abbiamo avuto i Sassi a disposizione per mille anni, ma ci siamo svegliati di colpo solo nel 1993 quando ci hanno battuto la spalla dall’Europa dicendoci “Ehi, ragazzi, questi sono un Patrimonio Mondiale di tutta l’Umanità. Preservatelo, e sfruttatelo”. Direi che in venti anni, non siamo riusciti (ancora) a pieno nell’intento: nè a preservarlo, nè a sfruttarlo.

In ogni caso nell’ultimo anno ho scoperto che un fondo di verità, nei luoghi comuni che accompagnano la politica nostrana, soprattutto da parte di chi la guarda dal basso verso l’alto, in effetti c’è.

Risorse sprecate (lo ha ricordato efficacemente anche Gianni Pittella, per dire), incapacità di una visione per il Paese che lo tiri fuori dalle sabbie (im)mobili (ad esempio: non dicono tutti i nostri politici che il problema principale in Italia è il lavoro, e soprattutto la disoccupazione giovanile? Allora perché sono monotematicamente concentrati e impegnati a riformare il Senato?), paura e timore di abbandonare vecchie logiche consortili, e un atavico equilibrio sociale, per lanciarsi alla ricerca di uno nuovo, e di rimettere in pari la bilancia. Almeno provarci. Almeno a sinistra.

Non è che i soldi non ci siano. La verità è che non li si vuole sfilare dalle tasche di chi è intoccabile, perchè ha potere e privilegi. E invece le tasche sempre disponibili e rassegnate sono, al fine, sempre le nostre.

Ma tutti i tentativi di unire i puntini del malcontento per creare una rete che abbia una qualche efficacia e sfondi il muro della vecchia politica, dall’interno o dall’esterno, sono finora falliti. E il motivo è presto detto: chi ci ha provato, ha sfruttato l’onda malpancista per accrescere il proprio potere, senza tentare però efficacemente di incidere sulla realtà, pur conquistando un bagaglio importante di consenso; qualcun altro, puntualmente con l’approssimarsi di appuntamenti elettorali, spunta fuori proponendosi come “il nuovo che avanza”, tirando fuori dal cappello proposte rivoluzionarie che trovano facile consenso: un consenso però che gradualmente si perde, lasciando spazio alla sfiducia nel metodo, mano a mano che i personaggi in questione, magari animati di buone intenzioni in partenza, conquistato un posto di potere, presto si dedicano unicamente alla sua strenua difesa, dimenticando buoni propositi e cittadini delusi.

Credo quindi che la risposta non possa essere attesa, ma vada costruita. Propongo alle forze attive e vive della città, qualunque provenienza abbiano, qualunque interesse portino di cominciare a vedersi, confrontarsi, provare a cercare una soluzione e disegnare una strategia che possa rovesciare davvero le sorti tutt’altro che magnifiche e progressive, verso le quali siamo speditamente diretti.

Il prossimo anno si vota, a Matera. E già vedo movimenti, di personaggi antichi, pronti a indossare nuovi abiti, a farsi la barba per apparire giovani e nuovi. In barba a chi giovane e nuovo, magari pure precario o disoccupato, lo è per davvero. Nascono gruppi, si confezionano slogan, si organizzano incontri, più o meno cammellati.

Siamo sicuri che stavolta servirà a qualcosa? O non siamo piuttosto certi, data l’esperienza pregressa, che nulla di nuovo emergerà dopo le prossime elezioni, e le carte verranno solo rimescolate nell’ordine, ma il mazzo rimarrà praticamente sempre lo stesso?

Io ne sono certo. E credo che si continuerà a puntare, da parte di tutti, a sollecitare il voto dello zoccolo duro, a mostrare i muscoli lucenti del capitano, trascurando volutamente la sempre maggiore parte della popolazione che senza una valida alternativa, resterà a casa, rassegnata.

Costruiamola insieme, invece, questa alternativa: nasciamo liberi. Decidiamo di non esserlo più.

E, invece, l’impegno non ha padroni.

#NoiAndiamo.

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