O io o Renzi.

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Il PD sta prendendo una piega che non mi piace. Questo è un fatto, altro che no. Peraltro la piega che sta prendendo è bagnata da risultati elettorali eccellenti. E’ un altro fatto, allora, che uno di noi è di troppo: o io o Renzi. Il popolo, senza dubbio, sceglierebbe Renzi. D’altronde, quando gli è stato chiesto consiglio, ha scelto Barabba.

Sono il primo ad aver più volte espresso l’idea che un partito non è una cosa data, non è un concetto fisso e fermo; è più simile ad un blob, assume la forma che le persone che in quel momento vi militano gli danno, con la forza delle proprie idee. Sta a noi lavorare per dare più forza alle nostre, e portare il partito ad assumere una forma più vicina al nostro sentire.

Bene, questo è chiaro.

Ma è altrettanto chiaro che si aderisce ad un partito anche (non solo) perché si sente di “appartenere” ad una storia, di percepire valori affini, principi comuni.

Per fare un esempio che mi pare calzante, se dovessi costruire una casa, preparerei un progetto, scegliendo i materiali in funzione delle mie idee. Per tirarla su mi affiderei certamente alla migliore impresa sul mercato, confrontandomi e accogliendo eventuali idee migliorative. Ma se ad un certo punto mi accorgo che l’impresario sta deviando sensibilmente dal progetto, potete star tranquilli che al terzo avviso lo licenzio in tronco. Al terzo, perchè sono una persona tendenzialmente paziente e collaborativa…

Con le dovute differenze, il segretario di questo partito sta deviando sensibilmente non solo dal progetto iniziale, ma anche da tutte le variazioni migliorative che lui stesso aveva proclamato necessarie per rendere il progetto più “contemporaneo”, ed in base alle quali si era aggiudicato l’appalto.

A cosa ci servirà avere un partito del 60%, se alla fine ci toccherà subire le stesse politiche neoliberiste che abbiamo per decenni combattuto perché a sposarle erano stati governi di centrodestra? A cosa sarà servito lottare se ci si renderà complici dell’idea che occorre sottomettere il destino di migliaia di persone ad interessi economici, espropriando la loro terra per renderla infertile e desertica?

No, perché sono davvero ad un bivio: capisco che ha una certa ragione chi mi dice che non si può stare in un gruppo se di quel gruppo non condividi ormai quasi più nulla, e ti rendi conto che la cosa è reciproca. E d’altra parte l’idea di non essere io nel partito sbagliato, ma di avere al comando un impresario folle che sta costruendo, mattone dopo mattone, una costruzione completamente diversa da quella che si intendeva mettere su, e che presto il risultato sarà evidente a tutti, anche ai più lontani e distratti, o i più fideisticamente fedeli, mi darebbe forza di rimanere e combattere.

Il problema è che quel giorno potrebbe essere troppo tardi, e ci ritroveremo con tra i piedi un ecomostro politico ancora più difficile da abbattere.

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