Forza Renzi

Si fa un gran parlare di scissione nel Partito Democratico, e non da ora: è stata paventata quando il segretario al grido di “mai a Palazzo Chigi senza prima passare dal voto”, si prese Palazzo Chigi senza prima passare dal voto; è stata minacciata sul tema delle Riforme Costituzionali, salvo rientrare in extremis per l’allargamento ad alcune istanze delle minoranze, e per la vaga promessa di migliorare il testo strada facendo; rispunta fuori adesso che il premier indica come prioritaria la riforma del lavoro perchè le regole non sono sufficientemente flessibili da consentire alle imprese italiote di piegare i lavoratori oltre i consueti e universalmente accettati 90 gradi. Come il democratico governo Cinese, ad esempio, permette loro. E non si capisce davvero perchè debbano esistere nel mondo democrazie di serie A, e democrazie di serie B.

Peraltro, di lavoratori ce ne sono sempre meno, quindi seguendo il filo del ragionamento governativo, presto verrà abolito del tutto, sostituito con un servizio civile obbligatorio (da assolversi presso mense, uffici pubblici, o stabilimenti Fiat) in cambio dell’obbligo dello Stato, secondo il dettato costituzionale, di fornire pane, acqua, e tenerci sufficientemente in vita.

Ma il punto non è questo. Temo, carte alla mano (intese come quelle di un mazzo, non di un dossier), che una scissione ci sarà per davvero, presto o tardi. Ma non nel senso temuto, o altrimenti auspicato.

Se c’è uno che può vivere di consenso autonomo fuori dal PD, questo è proprio Renzi. Mi pare che sia lui, più di altri, ad avere forza intrinseca per fondare ex-novo un movimento politico a propria immagine e somiglianza. E non escludo affatto che, non riuscendogli l’operazione nel PD, possa presto tirar giù tutto e uscire. E anche mezzo offeso.

Peraltro pare a tutti evidente che la sua sofferenza verso la parte di PD non-renziano, sembra essere addirittura maggiore della sofferenza dei non-renziani nei confronti del PD renziano. Il che è emblematico e, al tempo stesso, indicativo ed inquietante.

Sarà quindi costituito un partito nuovo.

Nè di destra, nè di sinistra. Per i lavoratori, ma non contro le imprese. Per l’innovazione, ma nel solco della tradizione. Per la carne, ma anche per il pesce. E il giovedi: gnocchi.

Si chiamerà “Forza Renzi”.

La sinistra manterrà la macchinina, ormai vuota, tanto la gente va dove si vince, e Renzi vince. Peraltro sarà troppo impegnata a litigare per capire dove andare, e, soprattutto, chi dovrà guidarla. E quindi rimarrà ferma a lungo sul ciglio della strada, limitandosi di tanto in tanto a tirare fuori il braccio e urlare qualche imprecazione, che nessuno comunque sentirà.

Grillo sarà sorpreso da questa mossa. Griderà all’inciucio, al complotto, al colpo di Stato. Denuncerà il teatrino della politica, del quale però fa ormai parte da tempo anche lui, e con ruolo di protagonista, per giunta. I suoi spettatori infatti rideranno parecchio per il paradosso. Ma dentro di loro, che fuori saranno apparentemente incazzati, come si conviene, e copione impone.

Berlusconi invece potrà finalmente riposarsi, e tirare le cortine del suo baldacchino, dedicandosi alla soluzione degli ultimi misteri dell’universo: i buchi neri. Con particolare attenzione a quelli circondati da cinquanta chili di carne rosa.

L’evoluzione si sarà infatti compiuta, e l’erede, tanto desiderato, alla fine si sarà palesato.

Forza Renzi.

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