#AssembleaPdBas: ciLecca.

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Photo Credit: @catepol (Caterina Policaro)

Sarà stata l’emozione della prima volta, ma l’assemblea del “nuovo” PD regionale ha già fatto registrare la prima cilecca. Cose che capitano, soprattutto nel PD, soprattutto di questi tempi.

Nessun riavvicinamento con la base, come si prometteva a luglio; eppure stavolta era facile, praticamente un rigore a porta vuota. Ma come Baggio in America, la palla è stata sparata alta in curva.

La decisione che il PD doveva assumere non era tecnica; era politica: gli articoli più contestati dello Sblocca Italia saranno in ogni caso sottoposti al vaglio di legittimità costituzionale, ma per azione di altre regioni. La Basilicata invece, nonostante sia quella più direttamente toccata e interessata dal decreto, starà a guardare. Cercando di convincere i suoi cittadini che tutto va bene, e che le maggiori risorse provenienti dalle royalties grazie ad una serrata contrattazione con il Governo centrale, saranno il volano del sempre prossimo sviluppo.

Intanto a Matera lo sviluppo proviamo a inseguirlo su un binario diverso, sai mai…

Era comunque tutto prevedibile: il PD regionale da troppo tempo non è più luogo di elaborazione politica, dove cioè la politica si fa, abdicando al ruolo per limitarsi ad essere il luogo dove la politica la si governa. E basta.

Essendo, come detto in precedenza, una decisione politica, il risultato non poteva arrivare, nemmeno sforzandosi.

E invece è arrivato da decine di consigli comunali che hanno deliberato contro lo Sblocca Italia, ma soprattutto contro un presente di paura e di povertà, e a favore di uno sviluppo futuro ottenuto su presupposti diversi.  E’ arrivato dalla voce degli studenti, scesi in piazza a Potenza; dai quattro comitatini scesi in piazza a Matera; dalle migliaia di persone che si informano e si impegnano raccogliendosi nelle piazze virtuali dei social network.

Per carità: registro interventi positivi da parte di singoli componenti dell’Assemblea PD regionale. Tutti messi a verbale, ma relegati a ruolo di mera testimonianza. Soltanto tre mesi fa tutti però tutti promettevano decisi cambi di passo, rovesciamenti di piramide, quando non addirittura vere e proprie rivoluzioni.

Niente di tutto questo.

L’assemblea, il partito, sono stati riconsegnati ai soliti proprietari, che hanno suonato la solita musica. Non poteva essere diversamente, e diversamente non è stato.

Le lamentele oggi di chi ha fatto in modo che si arrivasse a questo risultato, evidentemente sbagliando i calcoli (ma i calcoli non sono mai sbagliati, tutt’al più non sono noti),  suonano insomma piuttosto inutili, e anche un po’ ipocrite: si guarda più o meno impassibili lo spettacolo, dimenticando però di essere adesso attori protagonisti. Ovviamente, sempre indignandosi molto aspramente. E ci mancherebbe pure.

E’ proprio questo il teatrino che temevo. E’ proprio per questo che ho fatto un passo indietro.

Le cose si fanno facendole, e scaricare un’arma che poteva essere potente, l’anello di congiunzione perfetto tra piazza e palazzi, per divertirsi a sparare a salve, non è esercizio che mi appassiona.

Intanto, mentre la piazza tuona, il partito della Regione a maggioranza civatian-cuperliana, che solo a luglio faceva gridare di giubilo tanti bravi colonnelli, si spacca e nei fatti, si adegua impotente al renzismo.

Spiegatelo voi, che io sono troppo confuso e di politica, com’è evidente, non ci capisco un cazzo.

Bravi voi invece. Applausi, e ad maiora, sempre.

 

 

 

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