Apologia dell’astensionismo

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[Foto da Google]

Per la prima volta in Italia, per la prima volta almeno a sinistra, l’astensionismo diventa un’alternativa. Sempre tacciato di essere un comportamento disdicevole e censurabile, il rinunciare a compiere il proprio “dovere” civico; la pressione per farci alzare il culo dalla poltrona e andare a votare il meno peggio, pare non sortire più alcun effetto.

Preoccupante. Molto. Ma il messaggio arriva forte e chiaro.

Non mi illudo che venga colto. Chi vince, vince comunque. Pure se a votare un Presidente di Regione fosse l’equivalente di un solo condominio. Chi non sceglie, dice in sostanza che gli va bene chiunque. O nessuno, che è poi la stessa cosa.

L’analisi sul dato dell’astensionismo durerà infatti solo qualche ora: cordoglio, capo chino, e impegno a recuperare la fiducia degli elettori da parte di tutto il teatrino. Tra qualche giorno sarà tutto finito. Ne riparliamo tra cinque anni, per i diretti interessati. Per i responsabili dei partiti ci sarà invece una prossima elezione per vantare che uno zero virgola in più, è il segno evidente che il trend sta cambiando.

Che palle.

Sono stanco di questo andazzo, e chiedo ai leader più intelligenti ed aperti della “mia” sinistra, al popolo delle piazze reali e virtuali, di convocare al più presto gli Stati Generali. Urge prendere provvedimenti. Investire su una nuova classe dirigente. Lavorare sui territori. Riconquistare credibilità.

Domani è già tardi, bisogna farlo oggi. Non ci si può illudere che tra sei mesi si raccoglieranno risultati, ma occorre convincersi che prima si inizia, prima si riempie quel vuoto, sconfiggendo la disillusione e le ferite di violenti e ripetuti tradimenti.

E non bisogna farlo solo perchè la presunta solidità del premier comincia a vacillare; ma perché il grido silenzioso degli elettori non rimanga, da domani, improduttivo e inascoltato.

 

 

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