La casa nella prateria.

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C’è un grande prato verde, dove nascono speranze: quello è il grande prato della sinistra italiana.

Con le ultime elezioni regionali emerge forte il tema della rappresentanza a sinistra. In particolare, quello dell’Emilia Romagna è un grido di aiuto, che non può restare inascoltato.

In politica – recita il vecchio manuale – non esistono spazi vuoti. Credo sia tempo per quel manuale di essere gettato nel cestino. Il vuoto della rappresentanza esiste eccome, anche se ovviamente non è facile, nè scontato, colmarlo.

Siamo infatti già al terzo grado di delusione:

  1. Delusi dalla vecchia guarda del centro-sinistra, per aver scoperto grazie alla goffa gestione bersaniana, che non si è mai voluto combattere sul serio Berlusconi e, soprattutto, il berlusconismo;
  2. Delusi dalla risposta movimentista, 5 stelle in primis, arroccati in posizioni di sostanziale ininfluenza e mera testimonianza, e incapace con i propri farraginosi metodi di selezionare una classe dirigente adeguata alla mission che si è data;
  3. Delusi da Renzi, che ha bruciato il promesso rinnovamento dopo averci venduto rottamazione, e ha bruciato la sinistra dopo esserne venuto a capo.

Ce ne sarebbe abbastanza perché il dovere civico del voto venga comunque espresso, anche soltanto per automatica reazione, verso una qualunque forza che si professi di sinistra.

Eppure, a sinistra, nè SEL nè l’ex TSIPRAS sfondano. Cos’è successo?

Ovviamente, il timore di soffrire una delusione di quarto grado rende gli elettori prudenti, scettici, disillusi. Il che si sposa con l’impossibilità di trovare, nell’offerta politica attuale, un’alternativa credibile e desiderabile: nella democrazia mediatica dei nostri tempi, si paga lo scotto di non avere una leadership chiara, un’identità e una linea politica ben definita. Soprattutto il primo si rivela essere un fattore critico di successo.

Le praterie quindi ci sono, a sinistra. E abbastanza ampie, da poterci costruire una grande casa.

Ma il problema è sempre lo stesso: come, costruirla.

Renzi si è preso il PD, e lo sta velocemente trasformando a propria immagine e somiglianza. E’ un processo sicuramente reversibile, ma non è al momento prevedibile quando. Civati rimane a mio avviso la migliore risorsa per provarci. Ma se i calcoli sono quelli di far valere le percentuali Congressuali alle prossime politiche, per tirar su una ciurma di parlamentari realmente “civatiani”, con i quali costruire eventualmente e alla peggio, un nuovo soggetto politico, significa che l’orizzonte perché il progetto veda la luce è di 6-8 anni. Un po’ troppo, anche per la più paziente delle gestanti, ma nei calcoli abbastanza per vedere come va a finire Renzi. Perchè sarebbe un peccato gettare via il PD e regalarlo a qualcun altro se Renzi si rivelasse in fin dei conti una meteora. Capisco quindi i tentennamenti, ma è l’ora di prendere decisioni, elaborare una strategia, percorrerla con decisione.

Perché un progetto di sinistra, a mio avviso, possa avere chanches di riuscire, deve avere:

a) una leadership chiara e indiscussa. Giochetti e lotte di potere renderebbero la casa troppo chiassosa e rissosa, e meno desiderabile il venirci ad abitare dentro. E’ il problema di Tsipras, e di SEL, il cui leader sembra essersi eclissato. E sarà il problema di qualunque tentativo “dal basso”.

b) una linea politica semplice e definita. La mozione Civati presentata al Congresso, che attinge al patrimonio valoriale della sinistra, è un’ottima base di partenza. Le parole di Civati degli ultimi tempi, con il continuo e corretto riferimento al proprio mandato elettorale piuttosto che alla presunta fedeltà al capo di turno, per spiegare la propria azione parlamentare e politica, un’ottima premessa. E’ questo il problema dei 5 stelle, che annaspano puntando il dito contro i problemi, senza quasi mai fornire soluzioni sistematiche, e una corrispondente e coerente visione complessiva.

c) una chiara volontà di rinnovamento. E’ importante l’esperienza e il contributo di tutti, ma è necessario che le prime linee siano selezionate accuratamente. E’ banale, ma le risposte a questo punto date da Renzi (e da Bersani prima) e da Grillo, hanno prodotto risultati opposti ma tutti poco credibili. Salvo eccezioni, che sono per l’appunto eccezioni alla regola, abbiamo di fronte una ciurmaglia di parlamentari – se non ministri – senza carisma e in alcuni casi addirittura impreparati. Senza un partito che faccia da filtro, quindi, è necessario che il ruolo di filtro qualcuno si prenda la briga di esercitarlo, anche a costo di dire dei costosi NO (costosi nell’immediato, ma un sicuro investimento per il futuro).

Come ha rilevato Curzio Maltese, negli altri Paesi PIIGS la sinistra si è organizzata, e viaggia verso il governo, o verso percentuali sicuramente in grado di influenzare, di più e meglio delle solitarie battaglie civatiane, le scelte dei governi nazionali.

Naturalmente io non so cosa è meglio fare.

Ma sarebbe meglio ritornare a discutere, come fatto a Bologna, di quale futuro ci immaginiamo, di quanto ce la sentiamo di rischiare, di come sarebbe bello e appassionante costruire una casa nuova, in questa immensa prateria.

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