Il colonnello

C’è una piega della politica spesso ignota, e che ignoravo. Tutti dietro ad esaltare (o fischiare) le gesta dei Generali, le dichiarazioni sagaci, le battute fulminee, le comparsate televisive, a inseguire tattiche e strategie alla conquista del consenso perduto.

Ma diciamocelo: Gesù Cristo sarebbe stato nessuno senza quei dodici Santissimi Apostoli. Parimenti, il sottobosco della politica è animato da figure minori per visibilità, non certo per importanza: sono i colonnelli.

Costoro rappresentano la spina dorsale del candidato principale. Se sono dritti, i Generali terranno la schiena dritta. Se sono storti, ingobbirsi sarà inevitabile quanto un’indigestione dopo il quinto McChicken.

Sono, costoro, affetti da una non rarissima, ma incurabile, forma di tappetinismo. Vivendo soltanto della luce che il Generale può riflettere, hanno sviluppato nel tempo una singolare forma di vita a metà strada tra il metabolismo e la fotosintesi. Tanto che dalla loro bocca non escono più parole, ma suoni gutturali simili a rutti rauchi.

Come talpe cieche, scavano infaticabilmente le gallerie sotterranee che permetteranno al Generale Leader di percorrere più velocemente le distanze tra i diversi centri di consenso. E i loro metodi di lavoro, la dicono lunga sulla veridicità del Messaggio, la cui ipocrisia è direttamente proporzionale alla bassezza del loro agire.

Alcuni Colonnelli, ad esempio, si svegliano pensando di essere al mondo unicamente per compiere una missione: scavare gallerie talmente lunghe e tanto larghe, che i Generali Leader possano percorrerle senza mai che i loro piedi debbano toccare l’umile terra. Travolgendo e distruggendo tutto quello che incontrano nel loro cammino: la Missione, prima di tutto.

Si sentono così ad esempio in dovere di contattare segretamente e privatamente ogni libero pensatore che incontrano sul loro cammino, per insultarlo e redarguirlo. Incapaci di esprimere un solo pensiero autonomo e razionale che non sia stato loro preinciso, scaricano bile in quantità industriale, nel goffo tentativo di soffocare ogni traccia di pensiero libero. Magari stupido, chi dice di no. Ma comunque libero.

Ma se il tuo Generale si è messo in testa, per esempio, di costruire la Sinistra, tra i tanti modi sbagliati indefessamente analizzati (anche) in questo blog, secondo me – ma secondo me, eh – il più sbagliato ma proprio sbagliatissimo di tutti, è provare a farlo con metodi di destra.

I modi da bulletto fascistoide no, quelli no, per favore. Risparmiatemeli, che mi si rovina tutta la poesia. Perché poi la retorica di un campo aperto dove tutte le opinioni sono rispettate, condivise, tutelate, beh, va un pochino a farsi friggere. Penso si capisca, è logica da bambino delle elementari, chiunque dovrebbe poterci arrivare.

E quindi “compagni”, ve lo dico forte e chiaro, che forse non vi è arrivata la notizia giusta all’orecchio. A me delle vostre Mission Impossible, non me ne frega una mazza. Siete liberi di fare, di non fare, di disfare, di fare quel cazzo che volete, insomma. Io vi osservo con lo stesso interesse e coinvolgimento di un documentario di National Geographic Channel: non sono un astrofisico, né pretendo di esserlo, ma sai mai che guardando guardando, si possa tante volte imparare qualcosa sulle meteore.

Non capisco come questo possa turbare le vostre notti, visto che non credo affatto che la mia opinione possa interessare a qualcuno; che il mio impegno – che c’era e ci sarà a prescindere dal vostro – possa portare carrellate di voti (che tanto a quanto pare solo quello vi interessa); che la mia stima possa riservare al vostro volto anche solo un millesimo dei raggi di magnificenza che siete soliti ricevere dal vostro Generale Leader. E poi, ve lo dico senza falsa modestia: io non conto veramente nulla nell’universo.

Infine, diciamo – e ve l’ho detto – dall’analisi di caratteristiche e limiti caratteriali di chi maneggia la cosa pubblica, o ambirebbe a farlo, si capisce bene e si intende il perché e il percome di determinate posizioni politiche, pur infarcite di nobile idealismo a favore di opinione pubblica (e ci mancherebbe: dire nel salotto di Bruno Vespa che io con quello non ci parlo perché mi sta sul cazzo, non è poi tanto tanto bene).

Quindi, crescete, se volete, ma in ogni caso lasciatemi tranquillo. Quel che faccio, quel che dico, finanche quel che penso, non è (più) affar vostro. E se ritenete che lo sia, e putacaso non foste d’accordo, i canali pubblici sono aperti, monitorati e interattivi. Usate quelli, che magari imparo qualcosa più e meglio che guardare comete alla TV.

Chiedo scusa ai miei 3 lettori di questo sfogo. Ma credo che un punto, pubblicamente, bisognasse metterlo. Anche se mi pareva di averlo già messo.

Ora, comunque, andiamo a capo.

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2 pensieri su “Il colonnello

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