Cappellacci e cappellini. Tutti in piazza, ma senza bandiere

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Articolo ripreso dal sito Sassiland e Sassilive.

La protesta spontanea contro il petrolio, nata sui social network e diffusasi poi nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali di mezza Basilicata, è nata senza testa, e tale deve rimanere.

Il rischio, altrimenti, è che a qualcuno venga la tentazione di metterci il proprio cappello. Antico vizio della politica, invero non solo lucana, quella di cavalcare le piazze in agitazione per fini diversi, e discutibilmente collaterali.

Si assiste così, ad esempio, al tentativo da parte di diversi gruppi politici di affiancare alla sacrosanta protesta contro lo Sblocca Italia, la richiesta di far venir giù per questo l’intera giunta regionale. Legittimo: ma questa linea chi l’ha decisa?

E si assiste così, anche, alla vergognosa strumentalizzazione delle delibere di alcuni Comuni (tra i quali spicca Matera) che pur pronunciandosi criticamente contro la visione di un sviluppo basato solo sul petrolio, e in maniera acritica rispetto all’impatto ambientale e sulla salute dei cittadini fin qui registrato (e senza – figuriamoci – tenere in alcun conto i timori rispetto all’impatto che ulteriori maggiori estrazioni potrebbero far registrare), sono state ritenute non sufficientemente contro. E questo, chi lo ha deciso?

A parte il legittimo indiscutibile diritto di interpretare la realtà secondo il proprio soggettivo metro di giudizio, si deve denunciare con forza ogni tentativo di manipolazione della realtà, che ha il fine di arrivare a far dire alla pubblica opinione (operazione sempre agevole su temi così complessi, nei quali è comunicativamente più facile dividere i buoni dai cattivi, e additare un unico mostro) che il Comune di Matera è a favore del petrolio.

Ora, io capisco che tale operazione possa portare un qualche sollievo ai pruriti accumulati nel corso degli ultimi anni a chi ha fatto della lotta (questa sì senza se e senza ma) contro il Sindaco Adduce una ragione di vita, magari anche nella legittima aspettativa di sostituirlo.

Ma siamo sicuri che alla comune causa faccia bene il tentativo di non annoverare anche la Capitale della Cultura dalla parte del fronte del NO al Petrolio? Solo perché la delibera (ininfluente rispetto all’iter amministrativo dell’impugnativa, ma dal valore fortemente simbolico) sottintende la richiesta di impugnazione a possibili ed eventuali modifiche parlamentari dell’art. 38?

Che è poi la posizione del PD Regionale. E non si capisce davvero perché la posizione del PD Regionale (dove magari si è in maggioranza) debba andar bene la mattina, e la stessa debba invece andar male in Consiglio Comunale la sera (dove invece si è in minoranza). Peraltro a guardar meglio il merito delle questioni, la decisione del PD Basilicata è un tantinello più vincolante di quella del Consiglio Comunale, nella classifica della gerarchia delle fonti (politiche, non giuridiche). Contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, montando casi sproporzionati sui giornali e sui social network, e danneggiando in definitiva l’intero Movimento, per un pugno di consensi.

Quindi, se si voleva raggiungere un qualche risultato concreto e non a chiacchiere, l’arena di scontro era un’altra; ma lì, forse, difettavano le telecamere.

Per dirla in metafora, risulterebbe ad esempio debole la posizione di chi, in nome di una sbandierata anima animalista, protestasse con veemenza nelle piazze contro i ristoranti che servono carne, e non riesca invece poi a convincere la propria moglie a togliere il pollo dal menù.

E questa debolezza pervaderebbe l’intero Movimento.

E insomma, grazie dell’impegno, ma non siamo la somma di debolezze; abbiamo invece bisogno di una sola e unica forza per dire chiaro che non un solo barile di petrolio deve essere estratto in più, prima che non vengano affrontati i numerosi problemi che già il livello attuale di estrazioni ha prodotto: impatto limitato sullo sviluppo, numerosi episodi di inquinamento segnalati, timori diffusi sulle conseguenze negative delle attività estrattive sulla salute.

Quindi giù le mani (e i cappelli) dal Movimento: lasciamo fuori dalla porta, per favore, le vostre noiosissime lotte per il potere.

Tutti in piazza, invece, e possibilmente senza bandiere, per offrire alla Basilicata una visione dello sviluppo coerente con le proprie risorse e potenzialità. Che non sono solo Petrolio.

E la città di Matera, com’è evidente, sarà al nostro fianco.

 

 

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