Petrolio. La battaglia non è finita: una proposta concreta.

Non tutte le sconfitte vengono per nuocere.

Com’era prevedibile, il Consiglio Regionale della Basilicata ha adottato la soluzione di compromesso emersa nell’ultima Assemblea Regionale del Partito Democratico: impugnare sì, ma solo dopo aver cercato di modificare l’art. 38 (palesemente incostituzionale, a Costituzione vigente) per via parlamentare.

A metà strada tra il cervellotico e il lapalissiano, in ogni caso davvero ancora non si riesce a capire il motivo di tanto arroccamento. Sia per la difesa che per l’attacco, l’articolo 38 è diventato più che altro un totem per la piazza furiosa. E se per la piazza si possono addurre come scusanti limiti informativi ed evidenti tentativi di strumentalizzazioni politiche, per il Palazzo il rifiuto di assecondare la richiesta dei “4 comitatini” rimane inspiegabile. A meno che non si disegni la mappa delle logiche di potere che reggono il Paese e la Regione, oggi. Nulla insomma di più lontano dai malumori e dalle richieste di chiarezza  e rappresentanza che più volte hanno sfilato tra Matera e Potenza, fatto scorrere fiumi di inchiostro, mosso centinaia di volontari a raccogliere firme nelle piazze.

Peraltro, oltre il merito indiscutibile di aver portato la gente nelle piazze a lottare per difendere il proprio futuro, i limiti del movimento sono evidenti: eccessiva politicizzazione, obiettivi fumosi (ma se l’obiettivo è il no al petrolio, che c’entra l’art. 38?), divisioni interne (ieri a Potenza ad esempio in piazza c’erano contemporaneamente due palchi : uno del comitato facente capo a Di Bello, l’altro al Movimento 5 stelle).

A Scanzano, spesso e volentieri citato in questi giorni, la musica era ben diversa. La capacità degli organizzatori di unire fu determinante. E l’obiettivo pratico, di far ritirare un decreto al Governo, ben più complicato di una scontata (perché comunque già decisa da altre Regioni) impugnazione di un articolo di legge.

In ogni caso, arroccarsi per l’impugnativa dell’articolo 38 è un errore speculare a quello di chi pare difenderlo senza costrutto, e porta a mio avviso la lotta lontana dal bersaglio; che poi magari è quello che si vuole…

Nel senso: anche qualora si fosse deciso per l’impugnazione, o anche quando la Corte Costituzionale deciderà di cassarlo, questo scongiurerebbe il pericolo di maggiori e incontrollate attività estrattive?

Nient’affatto. Perché senza bisogno di ulteriori concessioni, le estrazioni possono già praticamente raddoppiare (e raddoppieranno) nei prossimi anni, passando da poco più di 80.000 barili/giorno a oltre 150.000.

E quindi va sempre bene dare addosso alla politica, al PD, ai consiglieri poltronari per non aver ascoltato la voce della piazza. Ma un po’ di autocritica da parte “nostra”, e di chi si è messo in capo a guidare la protesta, al grido di “prima i cittadini poi i politici” – come se chi si impegna civicamente in un qualunque partito, possa avere le stesse responsabilità degli eletti nelle Istituzioni – sarebbe forse il caso di farla. Più che altro per non vanificare lo sforzo di migliaia e migliaia di cittadini lucani, solo per tentare di conseguire una simbolica vittoria di Pirro, che non risolve in alcun modo le questioni emerse dall’agitazione e dai numerosi confronti di questi mesi. Rischiamo insomma di perdere un’occasione unica.

La mia proposta, quindi – tra le tante possibili e che un coordinamento generale, o un forum di discussione, dovrebbero prendersi la briga di indicare – oltre quella già inascoltata di lasciare a casa bandiere e cappellini per rendere la piazza unita ed inclusiva, è di puntare i piedi per  chiedere la costituzione di un osservatorio permanente sul petrolio: un organo riconosciuto dalla Regione, finanziato magari con parte dei fondi provenienti dalle royalties, composto anche e soprattutto da cittadini, con il compito di monitorare, ispezionare, proporre, e denunciare se necessario. Personalmente, mi sentirei piu tranquillo e garantito da questo che da un’impugnazione, un comunicato stampa, un dossier magari finanziato direttamente o indirettamente dalle stesse compagnie.

Perché forse non lo si è capito, o lo si è capito solo tardi. Ma ai lucani non interessa la contropartita economica del petrolio. E quindi gli 1-0 o 4-0 sbandierati settimane or sono, sono vittorie conseguite in un altro campionato, che non interessa (relativamente) a nessuno.

I lucani vogliono capire, invece, se finora il petrolio ha portato lavoro; se possono ancora bere acqua o portare i loro figli al mare; se dovranno ammalarsi o si stanno già ammalando di tumore a causa sua.

E non c’è cifra che possa mettere a tacere la paura.

Ma la buona politica sì.

Cerchiamo di praticarla.

Tutti.

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