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L’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica ci restituisce un Partito Democratico unito, un centrodestra diviso, ali più o meno dichiaratamente anti-sistema ininfluenti e sempre (per loro discutibilissima scelta) fuori dai giochi.

Ma soprattutto il confronto con il 2013 è impietoso: la ricerca di una mediazione continua, logorroica, minuziosa e particolareggiata, da parte degli allora vertici del Partito Democratico mandò in tilt il sistema, tanto da doverlo resettare e tornare al punto di partenza, con la rielezione di Napolitano.

Al di là del curriculum del nostro Presidente, che lascia aperte le porte della speranza di un cambiamento di stile e di merito, ma le cui capacità saranno giudicabili soltanto dal modo in cui effettivamente gestirà il suo ufficio, è indiscutibilmente una vittoria di Matteo Renzi.  E forse il segno che un certo tasso di decisionismo manageriale, se la decisione è giusta e incontra subito il favore di tutti, può accelerare e semplificare i processi, saltando e “asfaltando” gli inevitabili distinguo, i rilievi marginali, i “sì, ma, però” e il benaltrismo, i rituali barocchi di cui è infarcita la nostra politica, e sui quali è piantato e fermo l’intero Paese.

Credo quindi ci sia molto da riflettere. E credo abbiamo molto da riflettere anche in Basilicata; e soprattutto all’interno del Partito Democratico. Che della trattativa ad oltranza su decisioni di metodo e di merito ha fatto il suo tratto distintivo, scavando sempre più profondamente il solco che lo separa dal sentire comune.

La designazione del candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Matera sta ad esempio tenendo banco nel dibattito cittadino. Eppure ad oggi c’è un solo candidato in campo, anche guardando oltre il nostro perimetro; a favore o contro il quale si sprecano inchiostro e voce. E’ uno stillicidio che non ci possiamo permettere, forti anche della esperienza a livello regionale: la ricerca del miglior punto di equilibrio a tutti i costi, ha portato piuttosto a maggiori squilibri, rancori, promesse di rivincite. E ingessato e paralizzato l’azione politica. Basti pensare che dal giorno della sua elezione, il Segretario regionale ha convocato solo una volta l’Assemblea Regionale, e non vi è ancora ombra di una Segreteria. Alla faccia del metodo nuovo, partecipato, del rovesciamento della piramide, sbandierato e propagandato anche dai più giovani sostenitori di questo “nuovo” corso, e al quale non ho, non abbiamo, mai creduto, attendendo di vederlo piuttosto realizzato.

A Matera dobbiamo essere differenti, e in parte già lo siamo. Anche perché il nome del candidato è il meno. Ci interessano di più le idee sullo sviluppo della città; la freschezza delle liste che sosterranno il progetto; la preparazione della nuova classe dirigente; il perimetro dell’area che sosterrà il nostro progetto; l’azione di pulizia e allontanamento verso chi in questi anni ha lavorato più per crearsi spazi personali che per concretizzare obiettivi condivisi.

La partita del candidato sindaco si giochi qui.

Dimostriamo di essere autonomi, di essere capaci, di essere responsabili; di saper fare lavoro di squadra; di metterci tutti a disposizione del lavoro che, se ben impostato e condotto, segneranno i cinque anni più importanti della nostra storia. E di saper presto e bene sciogliere il primo nodo della lunga strada che ci porterà al 2019.

Altrimenti il rischio è di sprecare, ancora una volta, l’ennesima buona occasione.

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