Verità e Minacce: un’altra piccola storia ignobile

  • Una società lucana, la “Lucania Ambiente s.r.l.”;
  • Il progetto di costruire a Bernalda (MT), nella stessa zona in cui altri lucani cercano di imporre una diversa e incompatibile prospettiva di sviluppo, un pirogassificatore;
  • Cittadini allarmati da una delibera della Regione, datata 12.12.14 che parrebbe autorizzare il progetto;
  • Un’assemblea di cittadini per informare, confrontarsi, decidere eventuali azioni.

Sono questi gli ingredienti, ben riassunti dettagliatamente in questo post meglio di quanto potrei fare io, di un’altra piccola storia ignobile lucana.

Quel che manca è il tassello finale: la società su indicata, indispettita dal movimento dei cittadini, prende carta e penna ed invia singolarmente agli intervenuti e agli attivisti dei “4 comitatini” di renziana memoria (oltre che ad alcuni amministratori pubblici non allineati), una minacciosa lettera.

Che è questa:

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 La società insomma, indignata per le notizie circolanti, piuttosto che gettare acqua sul fuoco, fornendo magari le spiegazioni che cittadini impauriti richiedono ad Istituzioni sempre più sbiadite, che fa? Alimenta la fiamma, minacciando non meglio precisate azioni presso non meglio identificate sedi competenti. Invia quindi la missiva a casa di ciascuno, con tanto di indirizzo personale; dimostrando così di sapere dove abita ognuno di loro.

Non entro nel merito della questione in sé, riservandomi di approfondirla.

Rilevo invece e denuncio che nessuna società commerciale, che nel nostro ordinamento nasce ed esiste solo per far soldi, dovrebbe permettersi anche solo di pensare di mettere a tacere chi fa libera informazione o organizza resistenza alle violenze rilevate o minacciate (valutate secondo il proprio insindacabile metro di giudizio) contro il territorio e contro la propria idea di sviluppo sostenibile.

Se delle falsità vengono dette, ci sono sedi opportune per valutarle e punirle. Non c’è bisogno di una lettera che ricordi a ciascuno i limiti della diffamazione, dell’ingiuria e della calunnia. Esiste già il codice penale. A meno che la lettera non abbia altri scopi.

Perché diffidare dal: divulgare dati (quali dati? Se sono dati, è facile smascherarne l’eventuale falsità) e giudizi (se sono giudizi, sono liberi, a meno che la mannaia di Renzi contro la Costituzione non distrugga pure questo diritto) non rispondenti a verità (questo lo dite voi: dimostratelo) su “presunti pericoli alla salute pubblica (azz, vi pare argomento da poco?) e “danni all’ambiente” (altro argomento effimero) come anche il rischio di “probabili infiltrazioni mafiose” (se ve ne fosse anche solo la lontana possibilità, vorrei saperlo, cribbio!), che si smentiscano radicalmente (e qui il congiuntivo che c’azzecca?e altri aspetti fortemente lesivi della bontà del progetto e dell’immagine della società, è una diffida, di fatto, del tutto aleatoria ed inesistente.

Chi ha scritto questa lettera, peraltro, deve essere laureato col massimo dei voti in marketing, suggerendo il ribaltamento di un famoso claim: l’immagine è tutto; la mafia, l’inquinamento e la salute pubblica sono zero.

Invito quindi i membri dei “4 comitatini”, a cui va la solidarietà mia personale e della parte politica che si riconosce e ritrova nelle pagine di questo blog, a continuare l’azione di informazione e protesta, ignorando queste generiche minacce di carta, sempre nel solco del confronto, della verità, dell’amore per la propria terra.

 

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