#PdBas, altra occasione mancata per fare bella figura.

a.aaa-Vecchietta-pensierosa

Dopo la (mancata) assemblea del PD regionale di ieri, ho cominciato a realizzare quanto una parte del partito stenti a capire che il mondo è diventato precario: è precario il lavoro, è precaria la pianificazione finanziaria delle entrate familiari; ed è precaria pure la politica.

Il mio invito, rivolto davvero a tutti, è di imparare dalla nostra generazione – precaria, grazie anche al “contributo” di molti di voi, che alle malsane scelte politiche degli ultimi venti anni avete a vario titolo partecipato – a vivere alla giornata. Anche in politica: gli accordi di ieri potrebbero non essere più validi oggi; la richiesta di garanzie del loro rispetto non trova più alcuna ragion d’essere nel mondo reale. Bisogna ogni giorno guadagnarsi la stima e il rispetto di un dirigente o di un’assemblea, proprio come un lavoratore precario deve sudare ogni giorno per guadagnarsi quello del proprio superiore, o sarà licenziato.

Sarebbe peraltro enormemente sbagliato pensare, in una politica liquida come quella contemporanea, di ingessare le posizioni per un tempo, fosse anche breve.

Nessuno poteva infatti mai immaginare che un gruppo di ragazzi indipendenti e sganciati dalle consuete cordate di potere, potesse raccogliere l’11 per cento alle primarie a Matera sostenendo da soli e senza mezzi Pippo Civati (altro candidato indipendente) al Congresso Nazionale, in mezzo a titani del consenso. Risultato poi rivendicato e capitalizzato da altri, ma questa è un’altra storia e, appunto, dimostra come non ci si possa accomodare in poltrona senza lottare e lavorare giorno per giorno per quello in cui si crede.  In nessuna sede, infatti, abbiamo mai chiesto di far valere quel risultato: domani il nostro lavoro potrebbe valere lo zerovirgola, come pure il 40,8. Le rendite di posizione, sono finite; per noi, e anche per voi.

Peraltro, la pretesa di gestire un gruppo fossilizzando i rapporti interni, è, appunto, preistoria politica.

Proviamo invece tutti a pensarla in modo diverso, creando una competizione virtuosa continua, tra i circoli, tra gli eletti, i dirigenti e gli elettori. I migliori emergerebbero senza bisogno di spintarelle e sponsorizzazioni, e la politica lucana ne guadagnerebbe in qualità; senza contare che la competizione lascerebbe a casa gli imbecilli, per selezione naturale.

Questo è (sarebbe) il mio partito.

Se vuole esserlo il PD, lo sia. Ma non ci affezioneremo né alle sigle, né ai simboli grafici.

Un’altra stagione è alle porte, e noi vogliamo accoglierla.

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