Maurizio Landini spiegato bene.

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Vabbè il titolo è un po’ velleitario, ma almeno ci provo.

Dopo l’incontro con Maurizio Landini di mercoledì scorso a Matera, e la riunione a porte chiuse di sabato a Roma che secondo i giornali segna l’inizio del percorso politico di un’alternativa – a sinistra – al PD di Renzi, ho raccolto alcune delle obiezioni più comuni rivolte a questa importante pagina politica sui social network, e provo a rispondere, per come ho inteso io l’idea di Landini.

  • Ma Landini fa un partito? E’ questa la domanda più ricorrente. In verità il diretto interessato ci gira abilmente intorno. Io stesso (vedi il video) gli ho chiesto: “sì, ok, non fai un partito, ma se non fai un partito, noi per chi votiamo? Tu per primo, chi voti, che le cose giuste che ci siamo detti stasera non le dice più nessuno?” Ma la spiegazione del perché ci si gira intorno è chiara: o sei Berlusconi, o non crei un partito dal nulla: individui prima il bisogno di rappresentanza, l’identità da trasmettere, la rete per reggere la sovrastruttura. Landini in questa fase pone quindi (e contemporaneamente lo sonda) un punto politico: esiste o non esiste la necessità di una massa critica di elettori di essere meglio rappresentati? Esiste o non esiste un’opposizione latente alle politiche degli ultimi 4 governi, tutte uguali, salvo le diverse facce che le portano avanti? Esiste o non esiste un’idea alternativa di società, più giusta, più equa, più solidale, da contrapporre a questa, e verso la quale tendere? In prima battuta, il corpus di questioni sollevate e di modelli elaborati sarà offerto ai partiti già esistenti. Ma, com’è probabile, e come si può già intuire oggi dalla reazione di Cgil e sinistra PD, se la risposta sarà freddina, capitalizzare il lavoro fatto costruendo un soggetto politico ex-novo, sarà un’inevitabile e naturale sbocco finale.
  • Ma allora cos’è questa “coalizione sociale”? Nello scenario minimo, è un punto di partenza per la riforma della rappresentanza sindacale. Landini lo ha detto chiaramente a Matera: il sindacato non è più in grado di rappresentare il lavoro, così diviso, ricattato e multisfaccettato come lo conosciamo oggi: oggi una partita IVA è più vicina, per bisogni e condizioni di vita, ad un lavoratore subordinato precario che ad un professionista dell’alta borghesia; unire le rivendicazioni in un’unica piattaforma comune può essere un passo avanti sulla strada del riconoscimento di un minimo insieme di diritti per tutti i lavoratori. Nello scenario massimo, invece, e se le condizioni consentirani di convincere Landini a fondare un partito nuovo, la coalizione sociale sarà la base di quello. In ogni caso è una novità importante che potrebbe cambiare gli equilibri della politica italiana e del sistema-Paese, ormai appiattiti su dogmi liberisti e rincoglioniti dalle vetrinette mediatiche, tutti da smontare.
  • Il solito partitino a sinistra dello zerovirgola, noi abbiamo Renzi-gol al 40,8. E’ evidente che se si pensa di incidere profondamente su questo Paese, occorre mettersi tranquilli a lavorare senza la smania di metter su cartelli elettorali da sciogliere il giorno dopo le elezioni, vedi l’Altra Europa di Tsipras. La stessa Syriza ci ha messo 11 anni prima di diventare maggioranza nel Paese. Anche qui, Landini, nell’incontro pubblico di Matera, è stato chiaro: “non sono mica così coglione da fare un partito del 7%”. Per quanto molti politici ci metterebbero la firma: Landini vuole invece cambiare il Paese, e chiede a tutti una mano per farlo, nei modi che, insieme, saranno ritenuti migliori ed opportuni date le circostanze.
  • Bravo Landini, così spacchi la sinistra e fai vincere Berlusconi. A me che vinca Berlusconi, Renzi o Carella importa davvero poco, se poi le politiche messe in atto sono quelle delle privatizzazioni selvagge, degli aiutini anticostituzionali alla scuola privata, della precarizzazione dei rapporti di lavoro, dei ribassi salariali diversamente nominati, dell’austerity, della spesa pubblica incontrollata, della scarsa lotta all’illegalità e alla corruzione. Usciamo dal tunnel della politica-tifoseria, e chiediamoci se quello che stiamo facendo, è davvero quello che vogliamo, ed è davvero utile alla nostra e alle future generazioni.

Il mio giudizio finale sull’operazione di Landini è questo: ci sono delle buone premesse, il lavoro è tutto da sviluppare e vedremo come e se sarà sviluppato. Vedremo chi e come sarà imbarcato. Vedremo quando e dove il tutto sarà allestito e confezionato.

Solo allora potremo esprimere un giudizio sereno e quanto più obiettivo possibile.

Ma consideriamo che, per fare le cose fatte bene, occorre pazienza e tanto, tanto lavoro.

Se no, neanche il miglior forno potrà evitare di sgonfiare un dolce mal preparato…

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