Adduce è caduto, viva Adduce.

De Ruggieri non è ancora nemmeno ufficialmente insediato che già i social lo prendono di mira: dalle battute sarcastiche (“Matera è così antica che abbiamo il sindaco più anziano d’Italia”), alle prime rozze analisi politiche (“la coalizione non reggerà alla prova del governo”).

Sebbene abbia espresso dubbi di metodo e di merito per tutta la campagna elettorale no, non mi unisco al coro. Offro una sincera apertura di credito a De Ruggieri, augurandomi che riesca nell’impresa (per me titanica, dati presupposti e profilo politico e personale del neo-sindaco) di combinare qualcosa di buono. Ha passato tutta la campagna elettorale ad attaccare l’amministrazione uscente, i cittadini gli chiedono di dimostrare cosa è capace di fare di meglio.

Il centrosinistra ha perso, e non valgono da attenuante le numerose sconfitte in tutta Italia, in tanti comuni: ognuno ha una storia a sè, e le sconfitte riguardano tanto il pd più renziano, quanto un PD a trazione sinistra, come Venezia e appunto Matera. Segno che, pur trattandosi di competizioni locali, non esistono formule magiche. Bisogna prendere più voti dell’avversario, e quando si perde non rilevano nemmeno, per senso di responsabilità, le attenuanti generiche di un recupero importante rispetto al dato di partenza.

Avevo detto apertamente, in una direzione cittadina che ancora cercava unità intorno alla riconferma di Salvatore Adduce, che avremmo avuto il candidato più debole. E che sarebbe stata tremendamente difficile. Ma che era anche giusto offrire al sindaco di Matera 2019 l’opportunità di riconfermarsi. La politica giusta, non quella che conviene, è sempre stato il nostro motto. Qualcuno ne ha fatto una questione di vicinanza o lontananza rispetto a correnti interne, e ha sbagliato analisi. La politica non può essere sempre e solo lotta di potere, come pure qualcuno la immagina e la pratica: il PD vince solo se ognuno fa un passo indietro rispetto ad un obiettivo più grande. In questo caso l’obiettivo era assicurare a Matera una governance in continuità con quella che le aveva permesso di diventare calamita di interesse europeo e planetario. Rispetto a questo avremmo affrontato la campagna elettorale a testa bassa, qualunque fosse stata la soluzione individuata.

La sconfitta di Matera peserà molto dentro il Partito Democratico. Si aprono scenari di instabilità dei quali è difficile vedere la fine. Ma che alla fine non ci appassionano più di tanto.

Adduce ha perso, ma c’è sicuramente chi non ha vinto: non ha vinto chi pur di vincere si è alleato con la destra e i neofascisti, applaudendo sotto il palco ad oratori fino al giorno prima combattuti. Non ha vinto chi è rimasto nell’ombra, senza spendersi fino in fondo, per andare magari domani a tendere la mano in soccorso ai vincitori, che certo presto ne avranno bisogno. Non ha vinto chi ha tollerato e predicato la politica dei due forni, del pd talmente grande che un pezzo è finito dall’altra parte, ma è sempre un pezzo di pd: le scelte vanno sostenute anche quando il candidato non è il tuo. Perchè non c’è e non dev’esserci il tuo e il mio, o non ha senso continuare a chiamarlo ancora partito.

Rispetto a questo, nel centrosinistra non vedo dunque vincitori. Vedo solo anime diversamente sconfitte. C’è chi ha perso una battaglia combattendo, c’è chi ha perso l’anima vendendola.

Il PD dovrà quindi adesso necessariamente rinnovarsi. Per farlo ciascuno dovrà rinunciare ad un pezzetto della propria sovranità per metterla a disposizione del progetto comune. Prospettiva che sarebbe stata facile e reale in caso di vittoria elettorale, diventa difficile e imprevedibile adesso.

E quindi? E quindi: abbiamo fatto la nostra parte. Ci siamo messi in gioco. Abbiamo sostenuto il nostro programma, il nostro candidato come meglio potevamo. Avremo certamente commesso degli errori politici e di comunicazione, dei quali ci assumiamo la responsabilità, e ne faremo tesoro ed esperienza per le campagne elettorali a venire.

Ma eravamo soli: un PD senza Pittella, senza Viti, senza Santochirico, con altre aree svogliate e distanti. Una coalizione senza socialisti e senza IdV. Il nostro era un progetto debole, ma coerente, e coerente era sostenerlo. E nonostante il centrodestra avesse la possibilità di realizzare un rigore a porta vuota, contrapponendo con 13 liste tutto lo scibile umano, con l’appoggio di un voto di opinione antipartitocratico, contro un sindaco uscente al quale addebitare tutti i mali del mondo, per poco non gli riusciva di perdere. Dovevano vincere al primo turno, e sono arrivati secondi; dovevano stravincere il ballottaggio, l’hanno solo vinto: 2500 cittadini in più hanno chiesto a De Ruggieri di dimostrare cosa è in grado di fare. Speriamo allora di non vedere vespasiani ad ogni angolo di strada, come pure qualcuno ha promesso (Dio ce la mandi buona), perchè i problemi di Matera sono gli stessi di sempre, ma abbiamo di fronte un’opportunità unica per un balzo in avanti da libro di storia. Speriamo solo di non dover presto dire: “avevamo”.

Pertanto pur nell’apertura di credito dovuta e necessaria al nuovo sindaco, non gli faremo sconti. Oggi comincia la nostra opposizione, e la preparazione di quella piattaforma politica e programmatica che, credo molto presto, ci consentirà di misurarci ancora.

Buon lavoro al nuovo sindaco di Matera, e che le cambiali che ha firmato per vincere le elezioni, gli siano lievi!

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